alt«La mia idea è quella di una scuola federalista, con dinamiche strettamente legate al territorio. La proposta l’avevo fatta due anni fa al ministro Gelmini, che infatti in questi giorni l’ha ritirata fuori: le graduatorie regionali sarebbero sicuramente più agili. Ci potrebbe essere un vincolo: chi vince deve stare nel territorio di permanenza per almeno cinque anni».

 L’intervista L’assessore Elena Donazzan: i tagli ci saranno, è evidente

«Subito graduatorie regionali
Ma il sogno è scegliere i docenti»

Il Veneto come la Lombardia: nei Professionali si fa già

L'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan (archivio)

L’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan (archivio)


VENEZIA — È tornata a scuola. E non c’è «ripetente» più felice di lei. Il mini-rimpasto voluto da Zaia per riconquistare alla Lega l’Agricoltura ha ridato a Elena Donazzan del Pdl la delega all’Istruzione. Ora ha cinque anni davanti per fare le riforme che voleva da sempre.

Assessore, da dove partiamo? «Dalle graduatorie regionali».

 

Si spieghi. «La mia idea è quella di una scuola federalista, con dinamiche strettamente legate al territorio. La proposta l’avevo fatta due anni fa al ministro Gelmini, che infatti in questi giorni l’ha ritirata fuori: le graduatorie regionali sarebbero sicuramente più agili. Ci potrebbe essere un vincolo: chi vince deve stare nel territorio di permanenza per almeno cinque anni».

 

Finora com’è stato? «Finora quando uno vinceva un concorso l’anno dopo chiedeva di essere riavvicinato a casa. In questo modo non si poteva fare nessun affidamento sulla continuità didattica e mancava il riferimento con l’insegnante».

 

Pensa a insegnanti veneti per i veneti, calabresi per i calabresi? «Assolutamente no. Non distinguo la provenienza, ci mancherebbe: sarebbe anticostituzionale! Voglio solo la qualità. Certo, bisogna controllare che non ci siano impedimenti, vedi la Corte Costituzionale. Ma dalla nostra abbiamo la nuova composizione delle giunte regionali dopo le elezioni: prima c’era una maggioranza di centrosinistra, ora di centrodestra. Potremmo arrivare a ottenere un decreto del ministro entro l’estate».

 

Parliamo di meritocrazia. Come vede la proposta del governatore Formigoni, che ogni scuola possa scegliersi gli insegnanti migliori? «Benissimo. Quello è il passo successivo: i dirigenti scolastici devono potersi scegliere i docenti. Visto che non abbiamo gli strumenti per premiare i più bravi, questo potrebbe essere un buon metodo. Vorrà dire che i docenti bravi saranno particolarmente richiesti. Del resto, non sarebbe la prima volta».

 

Già si fa? «Negli istituti professionali abbiamo cominciato a farlo. Faccio l’esempio dell’Alberghiero, dove per la parte professionalizzante può essere chiamato lo chef che si ritiene migliore. Il risultato che abbiamo ottenuto è che le scuole professionali, che una volta erano l’ultima scelta delle famiglie, oggi sono tra le più richieste. Perché non possiamo applicarlo anche ai licei?».

 

I precari e i sindacati preannunciano un bagno di sangue per il prossimo anno. Pare che possano mancare all’appello migliaia di nomine. Che dice? «Dei numeri non parlo fino a giugno. Non mi fido né delle voci né delle minacce. Certo, la riforma è già partita ed è del tutto evidente che ci sarà una riduzione di spesa. Ed è anche del tutto evidente che non dobbiamo illudere né i precari né i neo laureati: la scuola e la pubblica amministrazione non possono più essere il posto per tutti, è bene dirlo chiaramente».

 

Nella scorsa legislatura, il Pdl si scontrò con la Lega anche in materia di scuola, in particolare sui buoni scuola. La Lega voleva limitarli a chi aveva la residenza in Veneto da almeno 15 anni. Ora il presidente è un leghista… «Dobbiamo occuparci dell’integrazioni di chi non è nato qui. Il rispetto ferreo delle regole permette una migliore integrazione. E mi riferisco, per esempio, alla questione mense. Altrimenti si incentiva la xenofobia. Se un immigrato rispetta le regole deve avere gli stessi diritti dei veneti, indipendentemente dagli anni di residenza».

 

E il dialetto a scuola? «La penso come il presidente Zaia: prima l’italiano, poi l’inglese e se avanza tempo insegniamo la nostra cultura. Che vuol dire: la letteratura, la Grande Guerra, la nostra tradizione rinascimentale, medievale. E il dialetto: che non è una lingua, ma un linguaggio familiare».

 

Come va la sperimentazione delle classi d’accesso per immigrati nel vicentino? «Molto bene. Se va come deve la estenderemo a tutto il Veneto, con fondi regionali ».

 

Sara D’Ascenzo
22 aprile 2010

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/22-aprile-2010/subito-graduatorie-regionali-ma-sogno-scegliere-docenti-1602883100034.shtml