Il mondo della scuola è in fermento per la proposta di riforma che, entro pochi giorni, il Miur metterà sulla scrivania del presidente del Consiglio Matteo Renziper l’esame e la correzione. Gli insegnanti e tutto il personale scolastico sono preoccupati per ciò che sarà il futuro dell’istruzione in Italia…

La redazione giornalistica di Blasting News, a questo proposito, ha contattatol’Onorevole Silvia Chimienti, eletta nel 2013 quale deputata della XVII Legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione I Piemonte per il MoVimento 5 Stelle e dal 7 maggio 2013, componente della VI commissione permanente Finanze della Camera dei deputati. Potrete anche ascoltare l’audio dell’intervista, cliccando sull’apposita icona situata vicino al titolo.

Innanzitutto, abbiamo chiesto all’Onorevole Silvia Chimienti come si immagina il futuro degli insegnanti secondo le prospettive indicate dal Miur in queste ultime settimane.

Onorevole Silvia Chimienti, il sottosegretario Roberto Reggi ha parlato di 36 ore di lavoro settimanali per i docenti, salvo poi smentire le proprie dichiarazioni pochi giorni dopo: secondo Lei, cosa si devono aspettare realisticamente i docenti per il prossimo anno scolastico?

‘Io credo che realisticamente i docenti debbano comunque aspettarsi un peggioramento delle loro attuali condizioni lavorative. Se infatti si è presentata questa proposta così forte e che arriva addirittura a prevedere l’aumento a 36 ore settimanali, a cui non era arrivato nemmeno il Ministro Profumo, è perché evidentemente si vuole puntare comunque ad un incremento del monte orario, magari limitandolo a 24 ore settimanali e facendolo poi passare come una vittoria, come un premio e non come una forte penalizzazione, quale invece sarebbe a tutti gli effetti.’ 

 

Dunque, il proposito del Miur sarebbe quello di far ‘ingoiare ugualmente la pillola amara’ che non saranno le 36 ore prospettate dal sottosegretario Reggi, ma comunque una forte penalizzazione delle attuali condizioni lavorative del personale scolastico.

Proprio in ragione del probabile aumento delle ore di insegnamento, abbiamo chiesto all’Onorevole Chimienti il suo parere in merito alla situazione dei precari e agli ‘straordinari’ a cui saranno chiamati i docenti di ruolo.

Cosa ne pensa, Onorevole, della proposta relativa alle supplenze ‘coperte’ dai docenti di ruolo dello stesso Istituto, soprattutto in relazione alle aspettative deluse dei precari?
Ne penso ogni male possibile. Ritengo sia un vero e proprio sopruso ai danni del personale precario, che sopravvive proprio grazie a questi spezzoni e a queste supplenze brevi. Affidare ore aggiuntive ai docenti di ruolo è quanto di peggio si possa proporre: stiamo andando incontro a un vero e proprio disegno di macelleria sociale nei confronti di una categoria di lavoratori già vessati da anni di incertezze e di precariato, ma che svolge il proprio lavoro onestamente. 
Insegnanti di ruolo e precari come vittime di un disegno di ‘macelleria sociale’. Nellaseconda parte dell’intervista all’Onorevole Silvia Chimienti, parleremo di ‘premialità’ degli insegnanti, di scuola intesa come azienda e di altri temi ‘caldi’, oggetto di discussione in questi giorni.
Abbiamo parlato nel corso della prima parte dell’intervista con l’Onorevole Silvia Chimienti di quale potrà essere il futuro degli insegnanti alla luce delleproposte del Miur in tema di riforma della scuola. In questa seconda parte dell’intervista realizzata dalla redazione giornalistica di Blasting News, abbiamo chiesto alla deputata del Movimento Cinque Stelle cosa ne pensa della ‘premialità’ dei docenti, dei possibili rischi di disparità di trattamento e quali possono essere le azioni da intraprendere per scongiurare il peggio.
Onorevole Chimienti, il malumore tra i docenti e il personale Ata sta salendo, giorno dopo giorno: molti sono stanchi, in particolare, delle troppe chiacchiere e dei pochi fatti. Quali sono i propositi concreti che il Movimento Cinque Stelle cercherà di ottenere dal governo?

 

‘Sicuramente cercheremo di ottenere il mantenimento della situazione per com’ è attualmente in riferimento alle ore settimanali di insegnamento, che non devono a nostro avviso superare le 18 di lezione frontale. Ci batteremo con forza anche contro lo scellerato proposito di cancellare l’ultimo anno di scuole superiori, rendendo legge quella che attualmente è solo una sperimentazione in alcuni istituti scolastici. Lotteremo anche contro qualunque ipotesi di premialità sullo stipendio dei docenti legata alle valutazioni dei test Invalsi, che va secondo noi in una direzione aziendalistica, di scuola concepita come un’azienda, che rigettiamo in toto.
Proprio il discorso legato alla ‘premialità’ e alla maggiore responsabilità dei dirigenti scolastici è uno degli argomenti di maggiore discussione ‘social’ tra i docenti.
Ringraziandola per la gentilissima disponibilità, vorremmo chiederle, Onorevole Chimienti, un suo parere sulla discussa ‘premialità’ degli insegnanti: non si corre il rischio di una discriminazione di trattamento e di cadere nella ‘parzialità’ oltre che sul piano morale anche sul piano economico?

 

‘Assolutamente sì, il punto è proprio questo: si vuole creare una sorta di agonismo e una competitività accesa tra docenti, due sentimenti che sarebbero profondamente deleteri per un ambiente come quello scolastico, in cui occorrerebbero invece massima sinergia tra i docenti e un forte spirito di unione per mandare avanti in maniera efficiente le classi. 
Siamo dunque davanti a delle discriminazioni morali ed economiche e ci opporremo a tutto questo, specie se si baseranno questi meccanismi di premialità sugli esiti dei test INVALSI, che non tengono conto in alcun modo dei contesti socio-economici in cui operano le singole scuole. Si rischia di andare a punire dei buoni docenti, che però magari lavorano in contesti particolarmente difficili: una doppia discriminazione su cui non saremo disposti a fare sconti.’