Nella scuola italiana la bravura e il merito risultano incredibili. Siamo così tanto abituati alla mediocrità, se non ai bassi livelli, che l’eccellenza disorienta, diventando addirittura un caso eclatante…

Succede al liceo classico “G.G. Trissino” di Valdagno, in provincia di Vicenza, dove, a distanza di due anni, è scoppiata una diatriba tra gli studenti di una quarta classe del liceo classico (due anni fa una quinta ginnasio) e la prova Invalsi, cioè il celeberrimo test nazionale dell’altrettanto celeberrimo “Istituto per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione” che serve appunto per valutare il livello di preparazione di tutti gli studenti del secondo anno di scuola superiore.

Il Ministero, dopo aver esaminato attentamente le prove, sostiene infatti che gli alunni abbiano spudoratamente copiato. Le prove sono svolte troppo bene. Troppo bravi. In sintesi il risultato delle prove, vista la naturale propensione degli alunni (e non solo) italiani al copiato, sono stati ridimensionati in base all’indice di propensione al cheating, il coefficiente messo a punto dal ministero per evitare i bari.

Nessuno si è ricordato, però, che in quella classe era stato collocato di sorveglianza proprio un funzionario del Miur in qualità di osservatore esterno, il quale, come riferisce Il Giornale di Vicenza, aveva poi steso una relazione, sottolineando l’assoluta correttezza degli studenti e il puntuale rispetto del protocollo.

Il dirigente del Liceo, Giorgio Trivelli, ha fatto presente la situazione e l’assoluta buona fede dei suoi alunni, ma il Miur ha vincolato il risultato d’eccellenza alla disponibilità a sottoporsi a una nuova prova. Se son bravi, rifaranno bene, questa è la logica.

Peccato davvero però. Tutte queste storie. Per una volta che nella scuola italiana c’era qualcuno che eccelleva…

Silvana La Porta