altIl dossier dell’Istat sottolinea che l’incidenza sul Pil della spesa in istruzione e formazione è pari al 4,6% (2008), valore inferiore a quello dell’Ue 27 (5,2%).


I dati si riferiscono al 2008

Istat: Scuola italiana in grave ritardo sull’Ue

Poche sono le novità sulla scuola italiana che scaturiscono dal rapporto dell’Istat Noi Italia 2011 presentato oggi. Ma certo l’insieme delle informazione fornite non può non preoccupare (anche se i dati si riferiscono al 2008, e qulcosa potrebbe essere cambiato): dall’incidenza dell’istruzione sul Pil al titolo di studio conseguito più elevato, dai giovani con licenza media che non continuano a studiare alla partecipazione al sistema di formazione dopo il termine del periodo di istruzione, l’Italia è sistematicamente in ritardo rispetto alle medie dell’Ue a 27, ed è anche lontana dal raggiungere gli obiettivi comuni.

Il dossier dell’Istat sottolinea che l’incidenza sul Pil della spesa in istruzione e formazione è pari al 4,6% (2008), valore inferiore a quello dell’Ue 27 (5,2%). Circa il 46% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito come titolo di studio più elevato soltanto la licenza di scuola media inferiore, valore che – nel contesto europeo – colloca il nostro Paese distante dalla media Ue 27 (27,9% nel 2009).

I dati relativi al 2009 sul livello delle competenze, derivati dall’indagine Ocse-Pisa, mettono tuttavia in luce un recupero rispetto al 2006 dello svantaggio degli studenti 15enni italiani in tutte le literacy considerate, con punteggio nelle rispettive scale di valutazione pari a quello medio Ue in lettura, superiore di 9 punti in matematica e inferiore di 8 punti in scienze.

Ma su altri item l’Italia va male: la quota di giovani 18-24enni con al più la licenza media, che ha abbandonato gli studi senza conseguire un titolo superiore, è pari al 19,2% e colloca il nostro Paese in una delle posizioni peggiori nella graduatoria Ue 27 (media 14,4% nel 2009).

E’ migliorata un po’ la partecipazione dei giovani al sistema di formazione dopo il termine del periodo di istruzione obbligatoria, che è pari all’82,2% nella fascia di età 15-19 anni e al 21,3% tra i 20-29enni, ma siamo sempre di 2,7 e 3,8 punti percentuali al di sotto dei valori medi dell’Ue 27 (sempre riferiti all’anno 2008).

Nell’anno scolastico 2007/08, il 12,3% degli iscritti al primo anno e il 3,5% degli studenti del secondo anno delle scuole superiori abbandonano il percorso di studi prescelto senza completare l’obbligo formativo.

Il 19% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente), quota cresciuta di 3,3 punti percentuali tra il 2004 e il 2009. Tale livello è tuttavia ancora molto contenuto rispetto all’obiettivo del 40% fissato da Europa 2020. I giovani cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training), non più inseriti in un percorso scolastico-formativo, ma neppure impegnati in un’attività lavorativa, sono poco più di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni (anno 2009), una delle quote più elevate a livello europeo.

Gli adulti impegnati in attività formative, un elemento considerato cruciale nella lotta contro l’esclusione sociale, sono il 6% del totale nel 2009, meno della metà rispetto al livello obiettivo da perseguire entro il 2010 secondo la strategia di Lisbona (12,5%).

tuttoscuola.com mercoledì 19 gennaio 2011

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