altLa grande confusione lanciata dai pescatori nel torbido e immediatamente afferrata da quei mestatori che nella confusione mentale trovano il loro brodo di coltura, ha origini uniche, che trovano nella corretta analisi storica l’occasione per falsare anche l’evidenza.

E’ storia consolidata che il comunismo, o socialismo reale, venne travolto dal crollo del muro di Berlino, quando la lotta politica si arenò con un “flop” essendo venuto a mancare il contendente con il quale era stata giocata la guerra fredda.


Italia: nell’occhio del ciclone.

di Rosario Amico Roxas

La grande confusione lanciata dai pescatori nel torbido e immediatamente afferrata da quei mestatori che nella confusione mentale trovano il loro brodo di coltura, ha origini uniche, che trovano nella corretta analisi storica l’occasione per falsare anche l’evidenza.

E’ storia consolidata che il comunismo, o socialismo reale, venne travolto dal crollo del muro di Berlino, quando la lotta politica si arenò con un “flop” essendo venuto a mancare il contendente con il quale era stata giocata la guerra fredda.

Con il crollo del muro di Berlino, simbolo del fallimento dell’economia massimalista, venne avanzata la certezza che tutto fosse crollato con quel muro.


Finito nel fallimento il socialismo reale, si vorrebbero esaurite le ragioni sociali che lo avevano generato, che furono e sono ragioni culturali e politiche; una assimilazione concettuale che porterebbe a rinnegare la rivoluzione francese quando venne spenta nella restaurazione, azzerando i valori di libertà, fratellanza e uguaglianza che l’avevano ispirata.


Sarebbe la follia che annebbia la vista della storia, fermandone le evoluzioni in un circuito involutivo, gattopardescamente … affinchè nulla cambi…!


Fu la caduta del muro di Berlino che sollecitò l’ansiosa ricerca delle radici cristiane dell’Europa, utile solo ad emarginare i cristiani d’Oriente e generare una nuova “guerra fredda” contemporaneamente politica, ma sostenuta anche da pretese motivazioni religiose, con un interscambio di ruoli palesemente blasfemi, dove politici atei si fanno difensori della fede e della religione, mentre vertici religiosi appoggiano una politica distruttiva dei valori sociali fin ora sostenuti dal magistero sociale della Chiesa


Ci voleva Ratzinger/Benedetto XVI per soffiare sul fuoco della discordia e riaccendere l’eterna lotta del Bene contro il Male, in una identificazione partigiana: tutto il bene da una parte e dall’altra tutto il Male.


Ma se con il muro di Berlino crollò il mito utopistico del socialismo reale, cioè di una delle due parti della guerra fredda, non crollò l’altra parte che quella guerra aveva vinto quando trasformò la lotta tra democrazia contro comunismo, in scontro tra capitalismo ed economia massimalista,


Vinse il capitalismo perché portatore dei valori della democrazia, ma se il capitalismo per affermarsi necessita della democrazia, quando si impossessa dei gangli degli Stati contesta la stessa democrazia che lo ha generato per far rinascere dalle proprie ceneri i nazi-fascismi travestiti da liberismo con l’imposizione delle regole del mercato, che coincidono con la legge del più forte.


In Italia fu la fine della 1ª repubblica, travolta dagli scandali di “mani pulite”, che spianò la strada agli avventurieri senza scrupoli, portatori sani del virus del nazi-fascismo.


Dall’altra parte del Tevere fu la morte di Giovanni Paolo II a spianare la strada lungamente preparata, per l’ascesa di Ratzinger, che chiarì immediatamente il proprio disegno affrontando, manu militari, lo scontro con l’Islam in quella malaugurata lectio magistralis di Ratisbona.


La differenza tra Wojtyla e Ratzinger ?


Il primo visse sulla sua pelle le esperienze prima naziste e poi comuniste; il secondo visse solo l’esperienza nazista, ma dalla parte sbagliata… e si vede !


L’Italia si ritrova, così, nell’occhio di un ciclone tanto laico quanto confessionale, non ritrovando elementi di certezze in nessuna delle due sfere, ma solo parole che non trovano aderenza con i fatti che si traducono il linguaggio laico con “l’esempio” ed in quello confessionale con “la testimonianza”.

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