altLa fine del mondo nel Medioevo Bologna, Il Mulino, 2010, 182 pp., 11,50 euro Jean Flori, storico medievista discepolo di Georges Duby, specialista della cavalleria e delle crociate, indaga in questo lavoro le credenze connesse all’attesa della fine del mondo, durante i secoli del Medioevo, nel mondo cristiano…(da Treccani)

 

La struttura del libro è chiara e lineare. L’autore muove dalla profezie bibliche dell’Antico e del Nuovo Testamento. Presenta i passi profetici dei libri di Daniele e l’Apocalisse di Giovanni, che forniscono gli elementi principali delle profezie che riguardano la Fine del mondo. Sono i testi che pongono le basi della percezione ebraica e cristiana della storia del mondo, (che si svolge tra un inizio e una fine, è diretta da Dio, è lineare e finalistica) e tratteggiano gli avvenimenti che debbono compiersi prima della Fine dei tempi: la successione di quattro potenze universali, la suddivisione dell’ultima in dieci regni rivali, uno dei quali vedrà sorgere un potere empio che si ergerà contro Dio, prima di essere definitivamente sconfitto.


Si tratta del panorama cronologico della storia umana fino alla fine, col quale i commentatori di tutti i secoli successivi non smetteranno mai di confrontarsi, per collocare la propria epoca nel corso degli avvenimenti che si devono succedere, per datare la fine dei Tempi e la venuta dell’Anticristo, l’attore principale nel campo del male.

Flori ricostruisce con rigore il lungo percorso di tale attesa profetica, in cui si mescolano speranze (per la prossima realizzazione del regno di Dio), inquietudini (per il “giudizio finale” che stabilirà l’eterno destino di ogni uomo) e terrore (perchè la fine sarà preceduta da un periodo tormentato, caratterizzato da flagelli, persecuzioni, guerre e massacri), dai primi secoli della nostra era fino al XIV secolo: da quando i primi cristiani credevano la fine dei Tempi molto vicina se non imminente, a quando l’attesa della Fine dei tempi, ormai rifiutata dall’ortodossia cattolica, si diluisce e diventa un aspetto della dissidenza interna la Chiesa. Ne risulta un affresco dell’orizzonte apocalittico dei cristiani di quei secoli; un orizzonte sempre e diffusamente presente, ma assai mobile e composito.


Senza mai dimenticare che il cristianesimo non è uno, ma molteplice, l’autore dà conto delle diverse letture delle profezie bibliche nei diversi secoli e nelle diverse aree cristiane (ad esempio delle interpretazioni storicizzanti, o di quella spiritualizzante di sant’Agostino) così come dei nuovi elementi profetici che nel tempo affiancano quelli tradizionali (ad esempio “l’ultimo imperatore cristiano” dell’Apocalisse dello Pseudo-Metodio). Dà conto insomma delle attualizzazioni che si collegano alle grandi trasformazioni del clima storico, a eventi quali la “conversione” dell’impero romano al cristianesimo, l’impatto delle invasioni barbariche, la conquista musulmana, la caduta di Gerusalemme, lo scontro fra papato e impero o le crociate, che giustificano e sacralizzano la guerra contro i musulmani e alle quali l’autore ha già consacrato importanti lavori.

La ricostruzione si basa su scritti di vario genere: testi biblici, commentari, racconti, sermoni, tradizioni apocalittiche non canoniche, lettere, cronache, testimonianze di “elucubrazioni mistiche” su manifestazioni inspiegabili (comete, fenomeni celesti, nascite di animali mostruosi…) che dimostrano che l’attesa degli ultimi tempi era così presente nella mente dei più, non solo di una minoranza di monaci sapienti o di teologi, da lasciare libero corso all’immaginazione.


Un interessante saggio di storia delle mentalità su una “credenza universale” in tempi di rinnovato confronto ideologico fra Oriente e Occidente e di nuova e del tutto laica consapevolezza che l’energia atomica o il surriscaldamento globale possono, come ci ricorda l’autore, determinare la fine della vita sulla terra, o almeno quella dell’umanità.