La bufera sulla scuola italiana, risposta al presidente della Treellle

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Signor Oliva, sono una docente e dopo aver letto il suo articolo pubblicato su Il Sole 24ore dentro di me è maturata la necessità di rispondere punto per punto alle sue argomentazioni.

Con il leitmotiv “lo sapevate che” consegna delle inesattezze e mistifica alcuni dati, ma cominciamo dal corposo primo punto nel quale lei sostiene che “il rapporto è di circa 1:11 contro 1:15? Che l’età media dei nostri insegnanti è di oltre 55 anni, mentre nel resto di Europa si aggira su poco più di 40? E che da noi si entra in ruolo a quasi 42 anni (dopo un estenuante e umiliante precariato) contro i 25-27 degli altri paesi?”. Il rapporto docente alunno è di 1:11? Ma in quale universo parallelo? Come mai nella mia esperienza fattuale il rapporto è stato sempre di 1:25 e a volte anche di 1:30? E che ne è dell’allarme “classi pollaio”? Qualcosa non mi torna in questa affermazione! Faccio qualche ricerca e scopro che nel calcolo del rapporto sono conteggiati anche i circa 100mila docenti di sostegno con un rapporto di circa 1:1,85 e scopro che in Europa l’incarico è affidato ad altre figure professionali e che quindi non rientrano nel calcolo. Morale della favola, il rapporto docente alunno in Italia è perfettamente nella media europea, diversamente da quanto da lei affermato. Malafede, ignoranza? Sinceramente non saprei.

Signor Oliva, secondo lei è colpa dei docenti se l’età media è di 55 anni? Ed è colpa dei docenti se si entra di ruolo a 42 anni? Le faccio l’esempio di una collega di 64 anni che non ce la fa più ad entrare in classe ma non la vogliono mandare in pensione. La colpa di chi è? Lo sa che con l’attuale legislazione l’età pensionabile per un docente si assesta sui 68 anni? Come intende lei risolvere la questione? Alla Fornero? Creando anche per la scuola un esercito di esodati?

Al punto 2 sostiene che il reclutamento degli insegnanti avviene con sanatorie. Intanto questa è una mezza verità perché buona parte dei docenti è vincitrice di concorsi. Io ad esempio ne ho vinti 3 prima di entrare in ruolo. Inoltre, lei ritiene giusto che un docente dopo aver lavorato per decenni nella scuola, con immensi sacrifici e utilizzato dai vari governi per sostenere il carrozzone scuola, dovrebbe abbandonare la sua mission educativa perché lo sostiene il presidente della Treellle? Non crede che la credibilità e la selezione sia avvenuta sul campo?

Al punto 3 supera se stesso: “Lo sapevate che la nostra è la scuola d’Europa con più abbandoni (circa il 20%) e dove le assenze degli studenti sono oltre il doppio rispetto alla media? Sarà forse perché le attività che vi si svolgono non riescono a coinvolgerli e interessarli?”. Sarà forse perché gli studenti sono stipati come sardine in aule fatiscenti di pochi metri quadri dalle quali crolla persino il soffitto. Anche questa sarebbe responsabilità dei docenti, nevvero?

Nel punto 4, invece, Signor Oliva lei getta meravigliosamente la maschera e lascia intuire la vera mission de “La buona scuola”, della Treellle e del governo. Lei afferma: “Lo sapevate che il 95% degli studenti frequenta scuole statali mentre quelle paritarie chiudono l’una dopo l’altra, perché le famiglie non riescono a sostenerne i costi?”. Ecco spiegato questa pioggia dorata di denaro pubblico prevista nel Ddl all’indirizzo della scuola privata! Qual è il vostro obiettivo? Smantellare radicalmente la scuola pubblica togliendole progressivamente risorse, per affermare una scuola privata classista e riservata all’istruzione delle classi dirigenti, per perpetuare se stesse e bloccare ogni tentativo di ascensore sociale? Oppure, un’americanizzazione dell’istruzione in cui la scuola pubblica è riservata alle masse diseredate e meno abbienti e le scuole private blasonate, dove il merito degli studenti si stabilisce in base alle donazioni fatte dai rispettivi genitori, riservate alla classe dirigente? Davvero lei è così convinto dell’inettitudine dei docenti italiani, da aver pensato che non ci saremmo accorti del vostro piano di destrutturazione e smantellamento, non solo della scuola pubblica italiana, ma addirittura dello Stato Sociale e del diritto allo studio?

Al punto 5, Signor Oliva mente spudoratamente: “Lei afferma che “una famiglia interessata a trovare una buona scuola non dispone ad oggi di nessuna informazione ufficiale e deve affidarsi al “passaparola”?”. Niente di più falso! Ogni istituto comprensivo, per legge, deve disporre di un sito internet nel quale pubblicare tutto ciò che serve all’utenza in termini di trasparenza.

Nel punto 6 l’attacco alla cultura umanistica colpevole di tutti i mali italici è davvero imbarazzante se non addirittura ridicolo. Nel nostro patrimonio genetico noi ci portiamo dentro Leonardo, Galileo, Dante, Michelangelo, ecc. e per questo siamo imitati e invidiati da mezzo mondo. Le migliori scuole internazionali si avvalgono di docenti italiani proprio per colmare le loro croniche lacune in cultura umanistica e secondo lei noi la dovremmo eliminare? Oppure renderla opzionale? Come se fosse possibile scegliere se essere italiani o meno!

Signor Oliva, al punto 7 sostiene “che da noi la didattica è prevalentemente “trasmissiva” e che buona parte del tempo scuola è impegnato da lezioni ed interrogazioni, senza un coinvolgimento più motivante e interattivo degli studenti? E che le verifiche orali hanno la netta prevalenza su quelle scritte e sui test, al contrario di quanto accade negli altri paesi?”. Ci spiega cortesemente in quale articolo o comma o emendamento de La buona scuola si affronta la questione della didattica? E poi è davvero convinto che i test siano più coinvolgenti rispetto ad altre tecniche? Non è forse vero che ad un test potrebbe rispondere anche un computer opportunamente programmato, mentre nella verifica orale emergono le peculiarità proprie della specie umana? Ovvero la creatività, l’arte poietica, la retorica, l’attribuzione di significato ai vari simboli! In sostanza lei auspica un tipo di istruzione fondata sulla sintattica, ovvero su simboli privi di significato, a scapito della semantica. Un’istruzione vuota e povera al posto di un’istruzione ricca e fiorente.

Al punto 8 tira fuori dal cilindro la parola magica “Ocse”, come se tale istituto fosse il verbo incarnato, la verità incontrovertibile. Eppure nulla sappiamo dei criteri utilizzati dall’Ocse per le sue statistiche, nulla sappiamo sui suoi veri obiettivi e da più parti, soprattutto dal mondo accademico si comincia a sospettare che i dati Ocse siano pilotati al fine di realizzare strumenti e azioni atti a controllare le masse.

Al punto 9, Signor Oliva spaccia per veri dati molto contraddittori sostenendo che l’Italia destina all’istruzione una percentuale del Pil più alta che in Europa, mentre facendo delle banalissime ricerche emerge che siamo tra i paesi che meno investono nella scuola. “L’Italia spende il 4,2% del proprio Pil in istruzione pubblica. In Europa è 23esima, lontanissima dalla Danimarca prima in classifica (7,8%).Il nostro Paese anche sotto la media Ue di 5,4 %. Dati del 2014”. Prima di sparare numeri a casaccio, buoni solo a perorare la sua causa di smantellamento della scuola pubblica, si informi bene.

L’insinuazione che pone a chiusura dell’articolo è forse la più indigesta per me, come docente, ma soprattutto come cittadina: “Questa è la scuola che le proteste dei mesi scorsi hanno cercato in ogni modo di mantenere inalterata, a profitto (forse) di chi ci lavora”.

La informo che noi non vogliamo mantenere inalterata questa situazione, tanto è vero che abbiamo depositato da tempo una nostra proposta di legge, la Lip che il governo non ha mai preso in considerazione, sottraendosi più volte ad un confronto con le parti in causa, blindando il testo della riforma e ponendo la Fiducia al Senato in un comportamento altamente sprezzante e antidemocratico.

Nella sua lunga disquisizione, Signor Oliva chiede spesso l’adeguamento ai parametri europei, solo in un caso si astiene clamorosamente, ed è quello del compenso. Lo sa lei che i nostri stipendi sono lontanissimi dalla media europea? Come mai questa dimenticanza?

Lei parla di bufera sulla scuola e sospetta che i docenti vogliano lo status quo per interessi propri. Nulla di più falso. Prima che Berlinguer ci mettesse le mani, l’Italia aveva la migliore scuola elementare del mondo. Di riforma in riforma, o sarebbe meglio dire di taglio in taglio, la scuola pubblica italiana è stata ridotta nello stato in cui versa adesso, e la responsabilità la si attribuisce ai lavoratori, colpevoli, a dire della campagna governativa, di assenteismo, nullafacenza, mancanza di aggiornamento, incapacità professionale e chi più ne ha più ne metta. Ma la verità è un’altra. Negli ultimi decenni i docenti hanno sopportato stoicamente, si sono tirati pizzicotti sulla pelle e sono andati avanti, lavorando oltre l’orario stabilito, mettendo mani alla propria tasca per sopperire alle croniche mancanze di fondi degli istituti, con coraggio, con abnegazione, con passione. E oggi raccolgono l’ingratitudine del governo e di alcuni comparti della società.

L’esecutivo si vanta di aver disposto una ingente somma di denaro per l’istruzione, ma dimentica che noi non siamo in vendita e che la contestazione nasce da ragioni che nulla hanno a che vedere con privilegi e con retribuzione.

La protesta nasce in difesa della società italiana, perché nessuno meglio di noi insegnanti ha gli strumenti per comprendere la devastazione sociale che conseguirà dall’attuazione de La buona scuola. Non è un attacco limitato a un settore della società, ma è un attacco che mira allo Stato Sociale, allo sradicamento progressivo di tutti i diritti fin qui acquisiti dopo anni di lotte.

Noi crediamo in una scuola che miri a costruire un cittadino consapevole, capace di pensare con la propria testa, mentre voi avete bisogno solo di automi che siano in grado di svolgere semplici compiti sintattici per far funzionare le vostre industrie e alimentare i vostri profitti, avete bisogno di consumatori inconsapevoli, schiavi dell’obsolescenza programmata dei vostri prodotti. La scuola auspicata da Treellle e sottoscritta dal governo Renzi tende alla disumanizzazione della specie umana e alla sua progressiva riduzione ad uno stato di schiavitù. Sono certa che se poteste sostituirci con i robot, come avete fatto nelle fabbriche, lo fareste immediatamente, ma vostro malgrado vi trovate a gestire un’attività umana talmente peculiare da mettervi costantemente in difficoltà.

Signor Oliva, io le garantisco che non vi permetteremo di distruggere lo Stato Sociale e che la nostra non sarà una semplice bufera, ma un uragano che smaschererà ogni vostra mistificazione.

Con profonda disistima

Una docente qualsiasi

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