L’occupazione “militare” dei media da parte dei “soldati” del consenso e da parte dei portavoce del governo (a cominciare dell’esibizione televisiva quasi quotidiana del primo ministro) produce un vero “fenomeno di captazione mentale” che manipola le coscienze.

La Buona scuola e la violenza dei media

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Non c’è dubbio che il governo non si aspettava la reazione e la resistenza del mondo della scuola alla sua proposta di legge che trasforma definitivamente la scuola pubblica in azienda (sul modello delle Charter school statunitensi) e introduce un modello manageriale di tipo verticistico applicando il modello del Job’s Act della precarizzazione al mestiere docente. L’ingresso degli sponsor privati nelle scuole e il concetto di auto-imprenditoria spacca la scuola democratica in una scuola delle diseguaglianze con percorsi di seria A e percorsi ghetti.

Quello che colpisce è il modo particolarmente poco democratico e indipendente dei media – dalla tv ai quotidiani – nel trattare la questione, ma anche l’assenza totale di prese di posizione da parte dei tanti intellettuali e universitari (tranne qualche eccezione). Tutto ciò è il prodotto di un dispositivo di condizionamento dell’opinione pubblica che vuole organizzare il consenso intorno alla proposta del governo che sposa le tesi neoliberiste di distruzione della scuola pubblica di tutti e per tutti.

Antonio Gramsci parlava di costruzione del senso comune come base per conquistare l’egemonia culturale nella testa delle persone (ormai sono anche anni che si sente dire che gli insegnanti sono fannulloni, sono incapaci e poco preparati) e intervenire nell’opera di smantellamento di una scuola democratica che forma dei cittadini con una solida cultura generale e in grado di pensare in modo critico ed indipendente. La partita sulla scuola è decisiva perché riguarda il rapporto tra governanti e governati: quello che si sta delineando è un progetto di scuola asservito agli interessi del mercato e dell’impresa, quindi servono dei sudditi, dei nuovi schiavi salariati abbastanza flessibili (la scuola delle competenze!) e adattabili alle condizioni di sfruttamento e assenza di diritto che sta alla base di questo capitalismo selvaggio. Ma per piegare la resistenza degli insegnanti e convincere famiglie e opinione pubblica a sostenere questo progetto c’è bisogno di condizionare la percezione della popolazione su questa questione così decisiva per il futuro della democrazia italiana. I media e i giornalisti, nuovi commessi dell’organizzazione del consenso per conto delle classi dominanti, usano il manganello dell’informazione a senso unico con la ripetizione ossessiva dell’importanza di questa riforma per modernizzare finalmente l’Italia.

Pierre Bourdieu parla di violenza simbolica cioè di pressione costante, giornaliera che finisce per annullare la capacità riflessiva dei cittadini su una questione così importante per le future generazioni. L’occupazione “militare” dei media da parte dei “soldati” del consenso e da parte dei portavoce del governo (a cominciare dell’esibizione televisiva quasi quotidiana del primo ministro) produce quello che il filosofo e sociologo francese chiama, nel suo libro “la telecrazia ha sostituito la democrazia”, un vero “fenomeno di captazione mentale” che manipola le coscienze.

Soltanto la protesta capillare e diffusa di insegnanti, studenti e genitori può dal basso produrre un effetto di contro-informazione in grado di contrastare questo tentativo di eliminare il vero dibattito nello spazio pubblico. Per questa ragione le scuole e il movimento di protesta devono diventare quello che possiamo chiamare una Agorà pedagogicache sensibilizza e attiva, tramite la partecipazione dei cittadini, la presa di coscienza e una opposizione consapevole in grado di produrre progettualità nella difesa del carattere pubblico e democratico della scuola della Repubblica.

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*Alain Goussot è docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna. Pedagogista, educatore, filosofo e storico, collaboratore di diverse riviste, attento alle problematiche dell’educazione e del suo rapporto con la dimensione etico-politica, privilegia un approccio interdisciplinare (pedagogia, sociologia, antropologia, psicologia e storia). Ha pubblicato: La scuola nella vita. Il pensiero pedagogico di Ovide Decroly (Erickson); Epistemologia, tappe costitutive e metodi della pedagogia speciale (Aracneeditrice); L’approccio transculturale di Georges Devereux (Aracneeditrice); Bambini «stranieri» con bisogni speciali (Aracneeditrice); Pedagogie dell’uguaglianza (Edizioni del Rosone). Il suo ultimo libro è L’Educazione Nuova per una scuola inclusiva (Edizioni del Rosone)

http://comune-info.net/2015/06/la-buona-scuola-e-la-violenza-dei-media/