http://notizie.tiscali.it/media_agencies//10/01/19/20100119_122137_02C121D6.jpgLa Cina ha reagito con durezza alle critiche rivoltele ieri dal segretario di stato americano Hillary Clinton, che l’ ha accusata di limitare il libero accesso ad Internet. (da ansa.it)

La Cina ha reagito con durezza alle critiche rivoltele ieri dal segretario di stato americano Hillary Clinton, che l’ ha accusata di limitare il libero accesso ad Internet. In una nota pubblicata sul suo sito web, il ministero degli esteri afferma che le accuse degli Usa “negano la realtà e danneggiano le relazioni tra i due paesi” ma sottolinea che, nonostante le divergenze, Pechino è disposta a proseguire nel dialogo. La Clinton ha messo la Cina nel gruppo dei paesi che “recentemente hanno ristretto la libertà di Internet” con Tunisia, Uzbekistan, Arabia Saudita e Vietnam.

Il segretario di stato ha inoltre chiesto a Pechino di avviare una inchiesta, “minuziosa” e “trasparente” sui recenti casi di pirateria osservati nel paese, in particolare contro il colosso del web Google, che ha minacciato di andarsene anche a causa della censura. “Internet in Cina è aperto e la Cina è il paese più attivo nello sviluppo di Internet” prosegue la nota, che poi sottolinea che “alla fine dell’ anno scorso i navigatori cinesi hanno raggiunto la cifra di 384 milioni e ci sono 3,68 milioni di website e 180 milioni di blog”. “La Cina ha la sua situazione nazionale e le sue tradizioni culturali e gestisce Internet in accordo con le sue leggi e con le pratiche internazionali…la Costituzione cinese garantisce ai cittadini la libertà di opinione…”, aggiunge il ministero.

La nota si conclude esprimendo la “speranza” che gli Usa “rispettino gli impegni presi dai leader dei due paesi” per uno sviluppo delle relazioni tra i due paesi, “portandole in una nuova fase rafforzando il dialogo, la comunicazione e la collaborazione” e “affrontando i disaccordi e le difficoltà in modo appropriato”. Quella di Internet è solo l’ ultima di una serie di questioni sulle quali sono emergenze divergenze dopo la visita in Cina del presidente americano Barack Obama, nel novembre scorso. I due paesi si sono scambiati accuse su temi che vanno dal commercio, alla situazione nel Tibet e alle relazioni con Taiwan.

Pechino aveva inizialmente affidato la prima risposta cinese  ad “esperti” che vengono citati dal Global Times, l’ unico quotidiano che riportava la notizia delle critiche di Hillary Clinton ai paesi che censurano Internet, citando espressamente la Cina.

Wang Yizhou, dell’ Istituto di politica internazionale dell’ Accademia delle Scienze, il centro studi del Partito Comunista Cinese, sostiene che negli Usa, che “fanno chiasso su Internet libera… il controllo governativo si infiltra in tutto il paese e la sua influenza si estende anche oltre sui server di tutto il mondo…”.

Un altro studioso di problemi internazionali, Yu Wanli dell’Università di Pechino, dichiara che “la cosiddetta libertà di Internet della Clinton è dominata dagli Usa”, perché, dei server che gestiscono lo spazio cibernetico, “dieci su tredici si trovano negli Stati Uniti”.

Nel discorso tenuto ieri al Newseum di Washington, la Clinton ha tra l’altro chiesto alle autorità cinesi di avviare un’indagine “trasparente” sui recenti casi di pirateria informatica, in particolare quello di cui è stato vittima il motore di ricerca americano Google, che ha minacciato di lasciare la Cina per protestare contro le intrusioni delle autorità negli spazi privati dei suoi clienti. (da ansa.it)