La corsa per salvare l’anno parte dalla sanatoria presidi…(da ItaliaOggi)

 

 

l’anno scolastico che verrà non deve subire pregiudizi dalle pronunce giurisdizionali sul concorso a posti di dirigente scolastico, che in almeno cinque regioni hanno determinato rallentamenti delle procedure, se non addirittura lo stop delle nomine

di Mario D’Adamo, ItaliaOggi, 6.8.2013

Anche l’anno scolastico 2013/2014 ha bisogno di un salvacondotto per attraversare le burrasche che lo attendono al varco, soprattutto l’anno scolastico che verrà non deve subire pregiudizi dalle pronunce giurisdizionali sul concorso a posti di dirigente scolastico, che in almeno cinque regioni hanno determinato rallentamenti delle procedure, se non addirittura lo stop delle nomine. Il 24 luglio scorso, rispondendo a un’interrogazione di deputati del partito democratico, prima firmataria Maria Coscia, il ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza, un po’ minimizzando gli effetti del contenzioso, rilevante secondo lei solo nella regione Lombardia per l’elevato numero di posti di dirigente rimasti da coprire e limitato in altre quattro/cinque regioni, ha infatti preannunciato una serie di misure legislative tampone. Esse stanno per uscire dal cappello magico del governo Letta nella forma di un decreto legge, che agli articoli dal 15 al 27 si occupa di dirigenti scolastici e tecnici, di personale dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, di edilizia scolastica, dimensionamento, scuole pareggiate e paritarie, pensioni, un po’ di tutto insomma. Limitandoci alla questione delle istituzioni scolastiche ancora senza dirigente scolastico titolare, il decreto legge (ad oggi ancora in bozza)per garantire la più estesa copertura con personale che non sia già contemporaneamente titolare di altra istituzione scolastica ed evitare così le reggenze che non fanno bene né alla sede di titolarità né tanto meno a quella temporaneamente affidata, prevede si possano conferire incarichi di presidenza per il solo 2013/2014 agli idonei, che non siano già in pensione, di uno dei concorsi indetti prima del 1° gennaio 2011, che non hanno frequentato il corso di formazione o che, pur avendolo frequentato, non hanno completato la procedura concorsuale.

Stessa possibilità è data ai docenti per i quali è pendente un contenzioso relativo al concorso ordinario del 2004 (e subito il pensiero corre alla Sicilia, dove si stanno ancora svolgendo le operazioni di ripetizione del concorso del 2004, annullato dalla magistratura amministrativa) o a quello riservato del 2006. E infine, limitatamente alla regione Lombardia, possono ottenere l’incarico di preside sia coloro che hanno ottenuto l’annullamento del concorso, i ricorrenti che avevano contestato tra l’altro la trasparenza delle buste che non garantiva l’anonimato dei concorrenti, sia i controinteressati, quelli che figuravano già in graduatoria di merito, 406, e che in 355 avrebbero potuto assumere servizio già lo scorso 1° settembre 2012, se gli effetti della graduatoria prima non fossero stati sospesi e poi definitivamente annullati dal Consiglio di stato. Rispondendo all’interrogazione, il ministro ha voluto mettere sull’attenti chi ha causato il disastro lombardo, facendo trasmettere gli atti alla Corte dei conti perché valuti le eventuali responsabilità per danno erariale.

Infine, gli incarichi conferiti dovranno comunque cessare alla data della nomina dell’avente diritto, che può intervenire quindi anche in corso d’anno scolastico. Quest’ultima non è certo una previsione destinata a evitare pregiudizi al regolare e continuativo esercizio della funzione dirigente per tutto un anno scolastico a cura dello stesso dirigente scolastico incaricato, sembra anzi addirittura contraria alle intenzioni espresse nello stesso decreto legge. Ma la paura di spendere troppo è tanta, al punto che, sembra di capire leggendo il decreto legge, che a questi nuovi incaricati spetteranno indennità in misura inferiore a quelle che incassano gli incaricati storici.

Oltre allo stipendio proprio della relativa qualifica, e ci mancherebbe, sarà corrisposta loro un’indennità accessoria, non pensionabile interamente, sostitutiva di qualsiasi altro emolumento e pari all’ottanta per cento della retribuzione di posizione, parte variabile. Mentre agli incaricati storici spettava un’indennità corrispondente al differenziale di livello, interamente pensionabile, oltre ad altre indennità minori. Tanto per creare disparità di trattamento tra soggetti con la stessa qualifica e non farsi mancare la possibilità di essere ancora una volta chiamati davanti al giudice del lavoro. Senza contare che gli ormai pochi incaricati storici, sono meno di un centinaio in tutt’Italia, sono sul piede di guerra per chiedere la trasformazione del loro contratto in incarico a tempo indeterminato, visto che prestano servizio da almeno otto/dieci anni.