Per ovviare al disagio degli insegnanti costretti ad emigrare ci sarebbe soltanto una soluzione alternativa, assai più complicata da realizzare: deportare nel Mezzogiorno gli studenti del Nord con le loro famiglie [argomento sbrigativo, banale, offensivo e idiota, usato in mancanza di altri?]. E’ così difficile concepire un ragionamento tanto elementare nei talk show televisivi anziché dare voce alle lamentele di chi il posto fisso lo vorrebbe sotto casa? [1) ora i talk show televisivi fanno testo autorevole?! 2)  la prevalenza dei docenti meridionali data da decenni, mentre di deportazione si è cominciato a parlare dal 2015 in coincidenza con la l.107]

——

La Buona Scuola, la cattiva propaganda e le deportazioni inesistenti

di Giuliano Cazzola – 11 agosto 2016

Ha suscitato un vivace dibattito sulla rete la mia Puntura di spillo che riprendeva un articolo di Gian Antonio Stella a proposito della “bufala” della deportazione degli insegnanti dal Sud al Nord.

Non è mia intenzione sottovalutare le difficoltà che incontrano una persona e la sua famiglia in conseguenza di un trasferimento di sede. Sono situazioni che ho provato direttamente avendo lavorato, complessivamente, 26 anni lontano dalla mia città (in cui tornavo ogni fine settimana) e ovviamente dalle persone a me care.

Si dirà che potevo permettermelo sul piano economico; non lo nego, anche se  – come si dice dalle mie parti  per indicare una condizione di grande benessere – non ho mai “legato i cani con la salsiccia”.

Può essere che l’algoritmo usato per valutare le singole posizioni abbia delle manchevolezze che vanno accertate e superate. Ma le cattedre fuori sede qualcuno le dovrà pur coprire, visto che il diritto allo studio dei giovani viene prima di ogni altra prerogativa riconosciuta agli insegnanti.

Dalle reazioni riscontrate, però, trovo conferma di una convinzione che ho espresso fin dalla presentazione del disegno di legge sulla Buona scuola. La stabilizzazione dei precari si è fatta a prescindere e al di fuori delle reali esigenze della scuola. E oggi sia il governo sia il personale ne pagano il fio.

http://formiche.net/2016/08/11/la-buona-scuola-le-cattiva-propaganda-e-le-deportazioni-inesistenti/

+++++++

La deportazione degli insegnanti al Nord è una bufala vergognosa

Le Punture di Spillo di Giuliano Cazzola

di Giuliano Cazzola – 10 agosto 2016

L’ultima trovata della malafede italiota consiste nel grido di dolore per la ‘”deportazione” degli insegnanti, che sarebbero costretti ad abbandonare le famiglie per compiere il “cammino della speranza” verso l’assegnazione di una cattedra stabile e di un posto fisso lungamente agognato. Il fatto è – lo ricorda sul Corriere della Sera un giornalista di grande impegno civile come Gian Antonio Stella (nella foto)- che otto insegnanti su dieci risiedono al Sud dove esiste solo un terzo delle cattedre disponibili. Per ovviare al disagio degli insegnanti costretti ad emigrare ci sarebbe soltanto una soluzione alternativa, assai più complicata da realizzare: deportare nel Mezzogiorno gli studenti del Nord con le loro famiglie. E’ così difficile concepire un ragionamento tanto elementare nei talk show televisivi anziché dare voce alle lamentele di chi il posto fisso lo vorrebbe sotto casa?

Come finirà la telenovela della “deportazione”? Gli insegnanti meridionali si recheranno a prendere possesso delle cattedre. Poi, appena superato il periodo di prova, produrranno fior di certificati di malattia loro e dei loro figli minori, si faranno riconoscere i permessi della legge n.104 per assistere un lontano parente invalido e passeranno più tempo a casa che con i loro studenti. Fino a quando un santo benevolo non assicurerà loro l’avvicinamento.

Ovviamente i vuoti lasciati dai “deportati in fuga” devono essere colmati, con supplenti, assegnazioni provvisorie e quant’altro. Così si ri-alimenta il precariato. Nel giro di qualche anno ci sarà un nuovo movimento per  la stabilizzazione di qualche altra decina di migliaia di poveri insegnanti precari, chiamati a sostituire le assenze di quelli stabili.

http://formiche.net/2016/08/10/la-deportazione-degli-insegnanti-al-nord-e-una-bufala-vergognosa/

——-

Biografia

Giuliano Cazzola, nato a Bologna nel 1941, è stato allievo di Federico Mancini,si è laureato in giurisprudenza all’Alma Mater dove è stato docente di diritto della previdenza sociale. E’ considerato uno dei massimi esperti di lavoro e previdenza. E’ editorialista del Sole 24 Ore e del QN, partecipa a parecchie trasmissioni radiofoniche e televisive, è autore di importanti saggi e di una ventina di libri sui temi del lavoro e del welfare. Dopo aver trascorso una lunga esperienza sindacale ricoprendo incarichi di rilievo locale e nazionale, dal 1994 al 2007 ha svolto funzioni di prestigio e di responsabilità negli enti previdenziali (è stato presidente dei collegi dei sindaci di Inpdap ed Inps) e nell’ambito dell’Unione europea. E’ commendatore al merito della Repubblica. E’ stato deputato del PdL nella XVI Legislatura e vice presidente della Commissione Lavoro, nonché componente della Commissione di vigilanza sugli enti previdenziali.

http://formiche.net/author/giuliano-cazzola/

+++++++

IL DOSSIER

L’80 per cento dei nuovi prof del Sud. Perché trasferirli non è un complotto

I dati di «Tuttoscuola»: nel Meridione c’è soltanto un terzo delle cattedre disponibili

Non potendo muovere scuole e studenti sono i docenti a doversi spostare al Nord

di Gian Antonio Stella – 10 agosto 2016

Allora: spostiamo gli studenti al Sud? A leggere certi strilli sulla «deportazione» dei docenti meridionali al Nord cadono le braccia. Certo, è possibile che il famigerato «algoritmo» che ha smistato maestri e professori abbia commesso errori. E vanno corretti. Ma i numeri sono implacabili: 8 insegnanti su 10 sono del Mezzogiorno però lì c’è solo un terzo delle cattedre disponibili. Non per un oscuro complotto anti meridionalista: perché gli alunni delle «primarie» e delle scuole di I° grado sono oggi mezzo milione in meno di vent’anni fa.

L’analisi dei dati

Lo studio capillare che spazza via certi slogan urlati in questi giorni è diTuttoscuola. Che grazie a un monitoraggio capillare, nome per nome, regione per regione, dimostra: «Solo il 37% degli studenti italiani risiede al Sud, Isole incluse (18 anni fa era il 47%); mentre ben il 78% dei docenti coinvolti in questa tornata di trasferimenti è nato nel Meridione». Risultato: la scuola italiana è come una «grande nave con un carico molto più pesante a prua (il Nord del Paese), che fa scivolare gradualmente verso quella prua una quota crescente del personale, collocato in misura preponderante a poppa (al Sud)». E non c’è algoritmo che, quella nave, possa raddrizzarla. Almeno in tempi brevi. Il guaio è che, prima ancora della frana 2013/2015, con più morti che nascite come non accadeva dalla influenza spagnola del 1918, il Sud subisce da tempo un’emorragia demografica. Conseguenza: «Meno studenti, meno classi attivate, meno personale docente. Confrontando i dati degli alunni iscritti nelle scuole del primo ciclo nel 1997-98 con quelli degli anni successivi, risulta una flessione costante». Nel ‘97-‘98, ad esempio, gli iscritti meridionali alle materne, alle elementari e alle medie erano 2.032.338 cioè il 46,6% del totale nazionale. Quest’anno 1.586.589, pari al 37,5%. Quasi mezzo milione, come dicevamo, in meno. Contro un aumento parallelo di 320.809 alunni al Nord. Di qua +14%, di là -22%. Va da sé che l’equilibrio domanda e offerta ne è uscito stravolto. E questo «squilibrio», prevede la rivista diretta da Giovanni Vinciguerra, sarà registrato «per altre migliaia di professori della secondaria di II grado». È la conferma che «il Mezzogiorno, da decenni avaro di posti di lavoro, privilegia come valvola di sfogo occupazionale l’insegnamento, mentre i giovani delle altre aree territoriali sembrano non prioritariamente interessati a questa professione, grazie forse a più favorevoli offerte di lavoro locali».

L’algoritmo

Problema: non c’è bicchiere capace di contenere un litro d’acqua. I docenti meridionali sono 30.692 ma i posti a disposizione al Sud sono 14.192: «Come possono 14.192 sedi accogliere 30.692 insegnanti? Neanche Einstein avrebbe potuto inventare un algoritmo in grado di risolvere un’equazione simile». Maestri e professori «in eccedenza» nel Mezzogiorno sono complessivamente 16.500, quelli che mancano al Centro-Nord 17.628. Di qua quasi il 67% in meno, di là quasi il 54% di troppo. Con addirittura un picco del 64,3% di insegnanti in eccesso in Sicilia. La quale copre da sola oltre un terzo dei docenti costretti ad andarsene dalla propria regione. Capiamoci: come dicevamo, e come sono stati costretti ad ammettere la stessa Stefania Giannini o Davide Faraone, l’algoritmo usato per distribuir le cattedre in base a vari parametri (anzianità di servizio, titoli, specifiche esigenze familiari…) «incrociati» con l’ordine delle province preferite (ogni docente poteva metterne in fila cento, dalla propria a quella più lontana o più scomoda da raggiungere) può aver commesso errori. Anzi, vere e proprie ingiustizie che hanno premiato qualcuno a danni di altri. E quelle ingiustizie, come dicevamo, vanno riparate. Partendo dalla massima trasparenza chiesta a gran voce da chi contesta le graduatorie.

«Deportazione coatta»

Mediamente, spiega Tuttoscuola, «soltanto il 38% di docenti meridionali ha trovato sede nella propria regione, mentre il 62% è rimasto fuori. Al contrario, il 74% dei docenti nati nel Centro-Nord è rimasto nella propria regione». Colpa di quella nave sbilanciata a prua. Ma se un pugliese finisce in Sicilia e un siciliano in Puglia, dato che non pesava il merito professionale ma solo l’algoritmo, poteva probabilmente esser fatto di meglio. Ed è vero che, in cambio del posto fisso, viene chiesto a molte persone non più giovani, dopo anni di supplenza, con figli e famiglie radicate, un sacrificio pesante. A volte pesantissimo. Detto questo, le urla contro «la deportazione coatta», i lamenti per «una misura indecente e inaccettabile», le denunce degli «esiti nefasti della mobilità nella scuola», gli appelli contro «l’esodo biblico», sono esasperazioni che si rifiutano di tener conto di un dato di fatto: non potendo spostare scuole e studenti, devono spostarsi i docenti. Come accettò di andare a insegnare in un liceo dell’allora lontanissima Matera Giovanni Pascoli. O dell’ancor più lontana Nuoro Sestilio Montanelli, che si portò dietro tutta la famiglia, a partire dal nostro Indro. E centinaia di migliaia di altri docenti. Consapevole oggi dei disagi, dei problemi, dei drammi familiari, però, il governo potrebbe cogliere l’occasione, come invitaTuttoscuola, per dare una svolta alla scuola meridionale, marcata dall’altissima dispersione e da «scadenti risultati nei test Invalsi e Pisa». Alla larga dall’assistenzialismo, ma vale davvero la pena di tener aperte le scuole meridionali, incentivare il tempo pieno, puntare sull’istruzione. Soprattutto nelle aree a rischio.

10 agosto 2016 (modifica il 10 agosto 2016 | 10:43)

http://www.corriere.it/cronache/16_agosto_10/80-cento-nuovi-prof-sud-perche-trasferirli-non-complotto-ab7a8c6a-5eba-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml

+++++++

Amarcord 2015. Buona Scuola, la pagella di Civiltà Cattolica

di  Valeria Covato – 3 settembre 2015

http://formiche.net/2015/09/03/buona-scuola-la-pagella-civilta-cattolica/