La Gelmini: «Stop anzianità stipendi dei prof con scatti di merito» di Antonio Troise…(da Il Mattino)


Non è per niente scoraggiata dalle proteste che un giorno sì e l’altro pure la prendono di mira per le sue riforme. No, Mariastella Gelimini, ministro della pubblica istruzione va avanti per la sua strada. «Sono proteste tradizionali fra ottobre e novembre. Anche se, ribadisco, ognuno ha il diritto di sostenere le proprie idee». La Gelmini ha appena terminato il suo intervento al convegno dei giovani industriali. E, nell’intervista al Mattino annuncia di aver sbloccato circa 1 miliardo di euro per la ricerca nel Sud.

Il ministro Brunetta ha annunciato un taglio di 300mila posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Ma ha anche auspicato un contratto di lavoro uguale fra settore pubblico e privato. Sarà un passaggio possibile anche nella scuola?

 «Nel 2012, con il rinnovo del contratto nazionale, vogliamo finalmente superare il meccanismo obsoleto degli scatti di anzianità, che non ci consente di distinguere fra professori bravi e quelli meno bravi. Vogliamo, invece, introdurre un sistema che premi il merito. Bisognerà naturalmente mettere a punto contestualmente anche un sistema in grado di misurare la qualità dell’insegnamento. Ma ci sono già strutture come l’Invalsi che potrebbero essere utilizzate per raggiungere questo obiettivo».
 
Però la scuola e ricerca sono stati fra i settori più colpiti dai tagli alla spesa pubblica…
 
«Bisogna uscire dalla illusione della sinistra che basta chiedere più soldi per evitare di fare le riforme. Noi dobbiamo tenere i conti pubblici in ordine e nello stesso tempo puntare sullo sviluppo. Una strada che passa anche attraverso la riforma dell’Università».
 
Eppure, la riforma dell’università è stata bloccata proprio da Tremonti. Dove troverete le risorse?

«Sono sicura che arriveranno con il decreto mille proroghe di fine anno. Lo ha confermato lo stesso Tremonti. Senza riforme è vero che si raccoglie un po’ di consenso facile, come la sinistra continua a fare, ma non si dà una reale possibilità di occupazione ai giovani».

Però la riforma continua ad alimentare le proteste. Anche ieri gli studenti sono scesi in piazza?

«Non si può nascondere la polvere sotto il tappeto continuando a difendere un sistema che non funziona. Chi fa questo ha in mente non il bene dei giovani. La sinistra si sottrae ad un confronto sui problemi reali limitandosi ad accusare il governo di aver fatto solo i tagli. Ma io voglio ricordare a Bersani che proprio grazie a quei tagli voluti da Tremonti e da Berlusconi l’Italia non è oggi come la Grecia o l’Argentina».

Però anche l’Università è in rivolta.

«Abbiamo la necessità di cambiare la governance della ricerca per coinvolgere sempre di più l’impresa privata. Vogliamo portare nei consigli di amministrazione dell’università anche esponenti del sistema produttivo. I rettori devono diventare anche manager in grado di amministrare gli atenei come gli imprenditori gestiscono l’azienda. Meglio avere qualche università in meno e concentrare le risorse su atenei di grande livello».

Ripeto: con quali risorse, soprattuto al Sud?

«Abbiamo appena fatto partire il bando per i distretti tecnologici. Si tratta di un investimento di 900 milioni concentrato nelle quattro regioni dell’obiettivo di convergenza, ovvero Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. C’è poi uno stanziamento di 50 milioni riservato ai giovani ricercatori italiani. Anche qui vogliamo premiare i migliori progetti e riportare in Italia i cervelli che sono fuggiti all’estero perché in Italia non hanno trovato una possibilità di lavoro».

Però i ricercatori protestano puntando l’indice proprio sulla riforma.

«Non possiamo continuare ad alimentare la speranza di avere un esercito di ricercatori a vita. Bisogna mettere la parola fine ad una sorta di precarizzazione di questi giovani e offrire una prospettiva reale di lavoro e ricerca, superando una situazione di stallo che dura da decenni, il falso egualitarismo alimentato dalla cultura del ’68 che non ha prodotto alcun risultato. Le classifiche internazionali sono impietose e parlano di un sistema che arranca”.

Ma questo governo sarà davvero in grado di realizzare le riforme? Non teme una fine anticipata della legislatura?

«Sono polemiche e situazioni che si ripetono ciclicamente. Ogni anno c’è il tentativo di discreditare, di gettare fango sul presidente del consiglio».

Anche dopo la vicenda della telefonata alla questura di Milano per Ruby?

«Sono quindici anni che il presidente Berlusconi è oggetto di una campagna senza precedenti di demonizzazione da parte degli avversari politici. Gli italiani lo hanno capito chiaramente e continuano a dargli fiducia».