Una convincente “Signorina Giulia” di Strindberg sta catturando, in questi giorni e fino al 7 marzo,  i numerosi spettatori, abbonati e non, del Teatro Stabile di Catania…

 


Un vertiginoso atto unico, con scene di Margherita Palli, animato da tre personaggi, dove tutto è affidato alla bravura interpretativa degli attori. Che sono davvero all’altezza dei difficili ruoli. Valeria Solarino, Walter Malosti, Viola Pornaro danno vita a un viaggio nell’inferno delle coscienze nella Mitdnmamattem, l’esagitata notte svedese di S. Giovanni, orgiastico momento di verità nascoste, annaffiata da fiumi di alcool: qui la contessina Giulia, Jean il domestico, Cristina la fidanzata- cuoca, in una sorta di paranoico menage a trois, si confrontano in un gioco di scambio di ruoli. Chi è il servo e chi il padrone? Giovanni desidera Giulia, ma servo è e servo resterà, mentre Cristina soffre in silenzio, ipocrita moralista, vittima di un gioco più grande di lei. Giulia spicca su tutti, con i suoi stivali vacheros puntati su Giovanni, Giulia, anima fragile, padrona di casa, ma schiava di una passione turbinosa che la condurrà alla morte, con il rasoio portole proprio dal suo servo amante.

La Solarino recita con sapiente pacatezza e virile determinazione un personaggio che tendenzialmente spingerebbe l’attore a una gridata esplosione di emozioni: e si conferma fondamentalmente brava attrice di teatro, malgrado le numerose sue puntate nel cinema.

Nel 1888 l’audace testo di Strindberg fu censurato. Ma ancora oggi, a distanza di più di cent’anni, si esce dal teatro con un acuto senso di inquietudine e le ultime parole di Julie, prima che si tagli impietosamente la gola, indissolubilmente scolpite in mente, in quell’inferno della società borghese che non lascia scampo a nessuno.

Silvana La Porta