La magistratura ha rottamato la Dir-presidi-scuola Il Tribunale ordinario di Firenze, Tribunale delle Imprese civile, ha inibito ad Attilio Fratta, a Salvatore Indelicato e all’Associazione Dir-presidi scuola, di utilizzare questa nomenclatura, essendo Beniamino Sassi presidente della Dirpresidi… inviato da Polibio, 17.7.2013…

 

Il Tribunale ordinario di Firenze, Tribunale delle Imprese civile, con ordinanza del 17 giugno 2013, ha inibito ad Attilio Fratta, a Salvatore Indelicato e all’Associazione Dir-presidi scuola, di utilizzare la nomenclatura Dirpresidi, in qualunque forma, con o senza trattino, da sola o in aggiunta ad altre parole, essendo Beniamino Sassi il presidente dell’associazione sindacale dei dirigenti scolastici Dirpresidi.

 

Il Tribunale ha inibito ex art. 131 CPI ad eccezione dei nomi a dominio “dirpresidi.it” e dirpresidi*.it” con indicazione delle regioni Lazio, Campania, Sicilia, Basilicata e Calabria, “che il reclamante Sassi Beniamino ha registrato a proprio nome, ogni e qualsiasi uso della parola ‘DIRPRESIDI’, con o senza trattino, da sola o in abbinamento ad altre parole, come nome di dominio internet, come nome dell’associazione o in qualsiasi altra forma ed a qualsiasi scopo”.

 

Ha anche ordinato “ex art. 133 CPI al NIC ed al Registrar e comunque all’Autorità competente, di provvedere alla cancellazione dei nomi a dominio contenenti la parola ‘DIRPRESIDI’, con o senza trattino, da sola o in abbinamento ad altre parole”, ancora intestati a Salvatore Indelicato, ad Attilio Fratta, all’Associazione DIR-PRESIDI SCUOLA, indicati nell’ordinanza, quali ‘dirpresidi*.it’ non acquistati da Beniamino Sassi, ‘dirpresidi*.org’ e ‘dir-presidi-scuola*.org’”.

 

Altresì, ha ordinato ex art. 133 CPI ai reclamati (Indelicato, Fratta, DIR-PRESIDI SCUOLA) la restituzione di tutti i siti (cioè, di compiere ogni atto necessario al trasferimento dei nomi a dominio di cui si è appena detto a nome della DIRPRESIDI), nonché “di riattivare i nomi a dominio contenenti la parola ‘DIRPRESIDI’, con o senza trattino, da sola o in abbinamento ad altre parole, di cui abbiano chiesto la cancellazione, se resi liberi e/o posti in vendita e non ancora venduti a terzi (quali quelli sub A)”: sono sei e sono indicati nell’ordinanza del tribunale di Firenze, “e attivarsi ai fini del loro conseguente trasferimento alla reclamante DIRPRESIDI” (del legittimo presidente Beniamino Sassi), “autorizzando, in difetto, il ricorrente” (Beniamino Sassi, in proprio e nella qualità di presidente dell’associazione dei dirigenti scolastici DIRPRESIDI) “al loro acquisto a spese del Fratta”.

 

Con la sua ordinanza, il Tribunale delle Imprese civile di Firenze ha fissato “una penale di euro 300 per ogni violazione o inosservanza successivamente constatata e per ogni ritardo nell’esecuzione della presente ordinanza, decorsi 20 giorni dalla sua comunicazione”, e ha ordinato “la pubblicazione” dell’ordinanza, “a cura dei reclamanti” (Sassi in proprio e nella qualità di presidente dell’associazione sindacale dei dirigenti scolastici DIRPRESIDI), ma “a spese dei reclamati”  (Indelicato Salvatore, Fratta Attilio, Associazione Dir-presidi Scuola) “sul quotidiano La Repubblica e sui siti internet dei reclamati ancora attivi”. Reclamati che sono la parte “resistente” alla parte reclamante. Parte resistente a carico della quale l’ordinanza della magistratura di Firenze ha posto le spese del procedimento, liquidate in euro 2.640 a titolo di compenso al difensore e in euro 300 per spese, oltre Iva e Cap come per legge.      

 

Naturalmente, se c’è stato grave o gravissimo danno (per esempio, di immagine e di credibilità, ma anche di altra tipologia) alla DIRPRESIDI, ciò sarà oggetto (di accertamento e di valutazione) di giudicato da parte dell’ordine di giustizia a cui presumibilmente si rivolgerà il presidente nazionale dell’associazione sindacale dei dirigenti scolastici DIRPRESIDI. E non sono da escludere istanze rivolte dallo stesso presidente nazionale della DIRPRESIDI, Beniamino Sassi, oltre che al Miur, alla magistratura, e istanze anche da parte di eventuali soggetti che si ritenessero danneggiati dall’azione di Attilio Fratta, di Salvatore Indelicato e di altri che dagli stessi Fratta e Indelicato venissero chiamati a rispondere soprattutto del danno arrecato alla DIRPRESIDI. Un danno che potrebbe essere ingente.

 

Il Tribunale ordinario di Firenze, Tribunale delle Imprese civile, ha osservato, in ordine alla  legittimazione attiva, che, per quanto concerne la “tutela del marchio”, “il fatto che la registrazione della privativa sia avvenuta con domanda in data 22.06.2010 a nome della DIRPRESIDI-CONFEDIR non rende l’associazione DIRPRESIDI carente di legittimazione passiva, posto che la dicitura CONFEDIR sta a significare che la reclamante fosse all’epoca a quest’ultima (Confederazione Dirigenti Pubblici) aderente, come si legge nel suo statuto in data 24.01.08”; e che, in “quanto alla tutela del nome, valgono le medesime considerazioni … posto che la titolare di tale diritto è senz’altro la DIRPRESIDI a prescindere dalla sua adesione alla Confederazione sopra indicata”.

 

Sul “fumus boni juris”, per quanto riguarda la tutela del marchio e del nome a dominio, per quanto concerne il “fumus boni juris”, è stato osservato: che “l’associazione sindacale DIRPRESIDI è titolare del marchio denominato DIRPRESIDI di cui alla domanda depositata in data 22.06.2010 e del nome di dominio ‘dirpresidi.it’ già trasferito a nome di Beniamino Sassi a seguito di domande in data 4.02.2009 e 28.02.2009 e poi registrato in data 11.12.2010 a nome di Salvatore Indelicato”; che il segno DIRPRESIDI connota indubbiamente la denominazione della suddetta associazione sindacale ed il succitato nome di dominio”; che la denominazione dell’associazione sindacale di cui il Fratta è presidente, costituita in data 7.10.2011, è DIR-PRESIDI SCUOLA che corrisponde, in tutto o in parte, a diversi nomi di dominio con diverse estensioni”. “Tali segni non possono ritenersi identici recando il secondo ulteriori elementi, quali il trattino e l’aggiunta della parola SCUOLA che non figurano nel primo”. Di qui la necessità di verificare “se ricorrano gli elementi richiesti dall’art. 20 lett. b) C.P.I. e segnatamente: l’identità e la somiglianza dei segni; l’identità o l’affinità dei prodotti o servizi; il pericolo del rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i segni”. E la verifica è avvenuta.

 

Nell’ordinanza è stato evidenziato che l’art. 22 del C.P.I. (Unitarietà dei segni distintivi) dispone che “è vietato adottare come ditta, denominazione a ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale un segno uguale o simile all’altrui marchio se, a causa dell’identità e dell’affinità tra l’attività di impresa dei titolari di quei segni ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è adottato, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni”.

 

Pertanto, così nell’ordinanza della magistratura, nella parte del “fumus boni juris”, “procedendo ad una valutazione globale e sintetica dei segni a confronto, dal punto di vista visivo e fonetico, se ne ricava, agli occhi della potenziale utenza delle parti, la ricorrenza dei tre quesiti sopra indicati, essendo sussistente non soltanto il rischio di confusione, ma anche quello relativo alla semplice associazione fra i due segni, essendo il marchio ‘DIRPRESIDI’ tale da indurre in errore detta clientela, circa la sussistenza di un particolare legame tra le parti, anche in ragione della affinità dei servizi a confronto”. Infatti, “sussiste quantomeno somiglianza tra i segni a confronto, poto che il nome DIRPRESIDI è presente anche nella denominazione della associazione DIR-PRESIDI SCUOLA e nei valori ad essa riconducibili”; e “vi è, inoltre, identità dei servizi offerti dalle due associazioni sindacali a confronto, entrambe operanti a tutela degli interessi di categoria dei dirigenti scolastici”. “La restante parte della denominazione dell’associazione riconducibile a Fratta Attilio e dei domain names ad essa correlati”, “posto che il nucleo centrale dei segni messi a confronto è rappresentato indubbiamente dalla parola DIRPRESIDI”, dà luogo a varianti che conferiscono “a tali segni lo stesso significato, tale da rievocare, per l’appunto, i dirigenti scolastici, ovvero i presidi”.

 

Le variazioni introdotte dalla parte reclamata” (costituita da Indelicato Salvatore, Fratta Attilio e Associazione Dir-presidi scuola) “hanno, infatti, lasciato intatta l’identità del nucleo ideologico ovvero il cuore del marchio, rappresentato per l’appunto, dalla parola DIRPRESIDI, che riassume la attitudine individualizzante del segno di parte reclamante” (Beniamino Sassi in proprio e nella qualità di presidente dell’associazione sindacale dei dirigenti scolastici DIRPRESIDI) “e sono quindi inidonee ad escludere la confondibilità tra i segni ed i nomi di dominio a confronto”. Inoltre, “la stessa utenza di riferimento è rappresentata per l’appunto dai dirigenti scolastici che possono iscriversi all’una o all’altra associazione, posto che entrambe le associazioni tendono a soddisfare lo stesso bisogno della potenziale utenza”. E “a ciò si aggiunge che, anche se l’utenza di ciascuna delle associazioni sindacali in esame è acculturata avendo un livello di istruzione superiore a quello del consumatore medio, il rischio di confusione non è scongiurato, sia perché l’utilizzo delle moderne tecnologie è prerogativa prevalente delle giovani generazioni, che comunque hanno di regola maggiore padronanza, sia perché e soprattutto, accedendo ai vari siti si ha la difficoltà ad intendere a quale associazioni l’uno o l’altro siano riconducibili, posto che in essi e nella linguetta che contrassegna la scheda aperta, figura anche il simbolo dell’aquilone, riconducibile all’associazione reclamante” (DIRPRESIDI). “La confusione ingenerata dall’accesso ai vari siti è, quindi, idonea ad indurre in errore l’utenza de qua in merito all’associazione sindacale alla quale aderire e rivolgersi per la tutela dei propri diritti”.

 

A parte altri elementi, per i quali si rinvia al testo dell’ordinanza del Tribunale ordinario di Firenze, Tribunale delle Imprese civile, N.R.G. 4580/2013, 17 giugno 2013, c’è che il nome a dominio “dirpresidi.it”, “che l’Indelicato aveva trasferito a proprio nome, fosse stato assegnato in data 19.01.13 ad un terzo, tale Santagati Giovanni”, e registrato al nome del terzo “che sebbene abitante a Misterbianco luogo vicino a quello di residenza dell’Indelicato non risulta a questi in altro modo collegabile”.

 

E c’è anche che “i nomi a dominio ‘dirpresidi*.org e quelli con top level domain.org (quali ‘ http//www.dir-presidi-scuola.org’, il .org preceduto, ma legato a “scuola”, da “sicilia”, “calabria”, “puglia”, “molise”, “lazio”, “toscana”  – A – “a dominio libero” e gli altri – B – “ancora attivi”, riguardanti “campania”, “basilicata”, “abruzzo”, “marche”) risultassero gestiti da Attilio Fratta come si evince dalla indicazione nel sito sede legale dell’associazione DIR-PRESIDI-SCUOLA di cui detto reclamato è presidente.

 

Sussiste dunque, così nell’ordinanza del Tribunale di Firenze, “il ‘fumus boni juris’, ex art. 20 lettera b) e 22 C.P.I., attesa la notevole similitudine tra i segni, grafici e denominativi, il rischio astratto di confondibilità tra i nomi a dominio, in quanto il settore in cui operano le due associazioni è lo stesso, con riguardo ai nomi a dominio ‘dirpresidi*.it’ già registrati e messi in vendita e non acquistati dal Sassi, ‘dirpresidi.com’ e quelli con top level domain.org liberi sopra indicati sub A) e quelli sub B) gestiti da Attilio Fratta”.

 

Sulla tutela del diritto al nome, l’associazione sindacale reclamante DIRPRESIDI è stata costituita nel 1994, mentre quella reclamata DIR-PRESIDI SCUOLA è stata costituita nel 2011. Per le medesime considerazioni sopra svolte, la cautela invocata può essere accordata verso qualunque altro utilizzo della parola DIRPRESIDI con o senza trattino o associata o meno ad altri nomi, posto che va riconosciuta alla reclamante, anche la tutela del diritto al nome ed all’immagine, ex artt. 6, 7, 10 c.c. … Pertanto, quale titolare della denominazione DIRPRESIDI, la reclamante può agire contro l’usurpazione in tutto o in parte del proprio nome”.

 

Subito dopo, così nell’ordinanza del Tribunale di Firenze: “Orbene, di certo il domain name dirpresidi.com di cui risulta titolare l’Indelicato costituisce indebita usurpazione della denominazione suddetta e dell’utilizzo di simboli ad essa relativi, al pari della denominazione della associazione sindacale DIR-PRESIDI SCUOLA e dei nomi a dominio recanti tale dicitura, posto che essi, richiamano in tutto o in parte la denominazione della reclamante e per le considerazioni sopra svolte, sono idonei a generare confusione nel pubblico degli utenti. Il pregiudizio che da tale usurpazione e dalla conseguente confusione che essa è in grado di generare può derivare in capo alla DIRPRESIDI è proprio quello dello sviamento dei possibili aderenti o utenti. Tale pregiudizio deve, tuttavia, ritenersi sussistente per le ragioni anzidette con riguardo ai nomi a dominio ‘dirpresidi*.it’ già registrati e messi in vendita e non acquistati dal Sassi, ‘dirpresidi.com’ e quelli con top level domain.org sopra indicati sub A) e quelli sub B) gestiti da Attilio Fratta”. (ne sono indicati 10, tra “liberi” e quelli “ancora attivi”, sub A) e sub B), nella parte sul “fumus boni juris” dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Firenze.

 

Infine, il “periculum in mora”: “Il rischio di associazione tra i segni e l’affinità tra i servizi de quibus, consentono di ritenere integrato anche il periculum in mora, potendo i reclamanti, in attesa della instaurazione del giudizio di merito, patire un danno di difficile quantificazione, atteso il rischio di confondibilità tra le associazioni. Naturalmente tale periculum deve intendersi circoscritto ai nomi a dominio per i quali è stato ritenuto sussistente il fumus boni juris”. “La tutela delle ragioni della ricorrente” (Beniamino Sassi in proprio e nella qualità di presidente dell’associazione dei dirigenti scolastici DIRPRESIDI”, quali “reclamanti” e “ricorrenti”) può altresì ritenersi adeguatamente garantita con l’imposizione di una penale nei termini di cui in dispositivo”. Già indicata, con quant’altro presente nel dispositivo dell’ordinanza del Tribunale ordinario di Firenze, Tribunale delle Imprese civile, nella parte iniziale di questo articolo. Esiste, pertanto, soltanto la reclamante  DIRPRESIDI.

“Ogni e qualsiasi uso della parola ‘DIRPRESIDI’, con o senza trattino, da sola o in abbinamento ad altre parole, come nome di dominio internet, come nome dell’associazione o di qualsiasi altra forma ed a qualsiasi scopo” è stata inibita, “ad eccezione dei nomi a dominio ‘dirpresidi.it’ e ‘dirpresidi*.it’ con indicazione delle Regioni Lazio, Campania, Sicilia, Basilicata e Calabria, che il reclamante Sassi Beniamino ha registrato a proprio nome”. La cancellazione dei nomi a dominio contenenti la “parola ‘DIRPRESIDI’, con o senza trattino, da sola o in abbinamento ad altre parole, ancora intestati ai reclamati” (Attilio Fratta, Salvatore Indelicato e Associazione dir-presidi scuola) è stata ordinata “ex art. 133 CPI al NIC ed al Registrar e comunque all’Autorità competente di provvedere”.

Polibio

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