Da Wolfgang Amadeus Mozart a Johannes Brahms. Un viaggio lungo un secolo con due composizioni straordinarie, la Sinfonia concertante per fiati e orchestra in mi bemolle maggiore K 297 B. e la Sinfonia in fa maggiore n. 3 op. 90, hanno vissuto gli appassionati di musica sinfonica all’ennesimo appuntamento al Teatro Massimo Bellini sabato 6 maggio…

Ed è stato un viaggio affascinante a partire dalla magia della sinfonia concertante per oboe, clarinetto, corno. fagotto e orchestra, con quel sommesso dialogare tra gli strumenti solisti (Stefania Giusti oboe, Giuseppe Casano clarinetto, Giovanni Pellerito corno e Angelo Valastro fagotto) e la compagine orchestrale, arricchito da passaggi contrappuntistici che il direttore, Tamas Pal, ha saputo valorizzare colla sua attenta e appassionata direzione. Poco importa che l‘autografo dell’opera risulti perduto e dobbiamo fidarci di una semplice copia manoscritta: Mozart è risuonato limpido e chiaro, razionale e senza fronzoli, soprattutto nell’ultimo movimento dove il tema con variazioni ha permesso agli strumenti solisti, in particolare all’oboe, di dare ottima prova di sé. Insomma lo spirito originario della Sinfonia concertante è stato rispettato in un gioco di  abilità dei fiati sempre sostenuti dal trasparente gioco dell’orchestra del Bellini dai toni eleganti e raffinati.

Subito dopo è stata la volta della splendida sinfonia di Brahms, la Terza in fa maggiore, dove veramente la malinconia si è fatta arte, in particolare nei celeberrimi terzo e quarto movimento, ben interpretati dal Tamas Pal, che non ha mai concesso rallentamenti leziosi del ritmo. E la magia del corno che ripete il tema del Poco allegretto ha davvero fatto rivivere tutta la visione malinconica della vita del grande compositore…

Silvana La Porta