Era il 12 maggio 2014, e da allora sono trascorsi 926 giorni (e alcuni giorni fa sono stati “celebrati” i 1.000 giorni dell’attuale governo Renzi), quando la ministra dell’istruzione Stefania Giannini, in tale veste da due mesi e mezzo, affermò ad alta voce che, in Italia, lo stipendio di un insegnante di liceo, “intorno ai 1.400 euro” , era “una vergogna”…

E aggiunse che sarebbe stato portato “almeno alla soglia dignitosa dei 2.000 euro mensili”. Completando, a proposito della “soglia dignitosa”, con un “credo sia il minimo”. Ovviamente, stipendio mensile netto più tredicesima mensilità. “Soglia” sta a significare primo stipendio corrisposto al/alla docente il primo mese dopo l’assunzione in servizio. Quindi, uno stipendio che cresce (sette le classi stipendiali, passate a sei fasce stipendiali essendo state inglobate in un’unica fascia di otto anni le due precedenti classi, rispettivamente, di due e di sei anni).

Ebbene, lo stipendio iniziale dei docenti di ruolo è cresciuto in relazione all’automatico passaggio alle classi successive, ma gli stipendi iniziali e gli scatti stipendiali sono paradossalmente e assurdamente congelati dal 2009: 1.307 euro per i docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria; 1.392 euro per i docenti della scuola secondaria di primo grado e della scuola secondaria di secondo grado; 1.307 euro per i docenti diplomati della scuola secondaria. Diventando, dopo essere passati dalla prima alla settima classe stipendiale, con incrementi a partire, rispettivamente, dal terzo, dal nono, dal quindicesimo, dal ventunesimo, dal ventottesimo fino al trentacinquesimo anno di servizio, quando lo stipendio netto raggiunge il massimo: 1.816 euro per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria; 1.959 euro per gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado; 2.026 euro per gli insegnanti della scuola secondaria superiore; 1.959 euro per gli insegnanti diplomati della scuola secondaria. E adesso, considerando le addizionali applicate dalle regioni e dai comuni, in media corrispondenti al 2,4 per cento dell’imponibile: 1.262 euro iniziali (e per otto anni, 1.020 euro la tredicesima) fino a 1.759 di euro al trentacinquesimo anno di servizio nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria (1.276 euro la tredicesima);  1.350 (1.114 euro la tredicesima) fino a 1.895 euro per gli insegnanti della scuola media (1.411 euro la tredicesima); 1.350 (1.114 la tredicesima) fino a 1.960 euro per gli insegnanti della scuola superiore (1.481 euro la tredicesima). E dire che per la ministra dell’istruzione professoressa Giannini, 10 maggio 2014, era “una vergogna” lo stipendio “intorno ai 1.400 euro” di un insegnante! La quale aggiunse, rivelandosi una promessa di marinaio, che sarebbe stato portato “almeno alla soglia dignitosa dei 2.000 euro mensili” (i dati sono tratti da “osservazioni e analisi a cura di Rosario Cutrupia” per Gilda nazionale degli insegnanti, e di essi è possibile averne conoscenza anche attraverso altri siti di sindacati della scuola e di associazioni di docenti: Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Snals, Associazione Nazionale Docenti, ecc.).

Ebbene, era ed è una “vergogna” l’essere rimasti invariati nei 1.000 giorni del governo presieduto da Renzi (ministro dell’istruzione la professoressa universitaria Stefania Giannini, dalle promesse di marinaio pronunciate nei primi giorni del mese di maggio dell’anno 2014) gli stipendi dei docenti (iniziali e quelli delle classi stipendiali successive, addirittura congelati dal 2009). A cui si aggiungono, anch’essi invariati, gli stipendi dei direttori dei servizi generali e amministrativi (dsga), da  1.437 euro iniziali a 2.036 euro dal 35° anno; degli assistenti tecnici e amministrativi (ata), da 1.108 a 1.409 euro; dei coordinatori amministrativi e tecnici, da 1.232 a 1.690 euro; dei collaboratori scolastici, da 1.008 a 1.243 euro. Ovviamente, come per gli insegnanti, con tredicesime mensilità ampiamente inferiori rispetto agli stipendi.

Le notizie più recenti (Vincenzo Pascuzzi, 23 ottobre 2016), e si può facilmente comprendere perché, riferiscono del premier Renzi a “dir poco arrabbiato con la titolare del Miur” per “il malfunzionamento della riforma” (quindi si potrebbe dire che si sia trattato di una “schiforma” scolastica?). E il via ad altre promessa di marinaio, precedute e accompagnate da “bacchettate” al suo ministro dell’istruzione, “visti gli effetti disastrosi della legge 107” (Valeria Bruccola). Le “bacchettate” alla ministra dell’istruzione Stefania Giannini per le modalità con le quali è stato condotto il recente concorso, negativamente caratterizzato dalle bocciature di massa e dal rinvio delle assunzione all’inizio del prossimo anno scolastico. “Bacchettate” alle quali la ministra Giannini ha risposto con l’affermazione (“bacchettata”) che il tutto era stato determinato dall’applicazione dei criteri della riforma da lui voluta. Fermo restando che almeno altri 150 mila docenti precari della scuola (da anni utilizzati nei posti disponibili, abilitati nel 2011 e presenti nelle graduatorie a esaurimento) continuano a rimanere precari. E ci sono altre supercazzole. Riguardano il trattamento economico e il nuovo sistema degli scatti stipendiali triennali (scatti di competenza che sostituiranno le fasce stipendiali), complessivamente dodici (da 0 a 8, da 0 a 14, da 15 a 20, da 21 a 27, da 28 a 34, da 35 anni di anzianità), con miserie di aumenti mensili di stipendio (ma soltanto a una parte degli insegnanti.

Dal 2009 a oggi, cioè dal blocco del Contratto collettivo nazionale del comparto scuola e dal congelamento degli scatti stipendiali, gli stipendi degli insegnanti e quelli del personale non docente hanno perso il 12 per cento del loro potere d’acquisto. Potere che quanto meno sarebbe rimasto identico a quello del 2009 (a parte le promesse di marinaio e le supercazzole sugli aumenti degli stipendi “vergognosi” degli insegnanti, tuttavia dimenticando quelli altrettanto “vergognosi” del personale non docente) se il blocco degli stipendi e il congelamento degli scatti stipendiali dei docenti e dei non docenti fosse stato limitato a pochi mesi. E invece blocco e congelamento sono stati mantenuti, fermamente mantenuti, anche e soprattutto durante i quasi tre anni dell’attuale “governo Renzi”, nonostante che già nella fase iniziale la ministra dell’istruzione Stefania Giannini avesse manifestato essere “vergognoso” lo stipendio dei docenti e di dovere “arrivare almeno alla soglia dignitosa dei 2.000 euro mensili”. Certamente “vergognoso” anche quello del personale non docente. Se soltanto consideriamo la perdita del 12 per cento del potere d’acquisto degli stipendi degli insegnanti e del personale non docente, è semplice calcolare a quanto mensilmente corrisponde facendo riferimento all’attuale stipendio mensile da ciascuno/a percepito: la perdita è compresa tra 150-170 euro al mese per i docenti al primo anno di servizio e, proporzionalmente crescendo, di 210-240 euro al mese dal 35° anno di servizio. Per il personale non docente, la perdita è compresa tra 120-180 euro al mese nella fase iniziale e tra 150-240 euro al mese nella fase successiva al 35° anno di servizio. A proposito delle “promesse”, risultate supercazzole, sugli aumenti degli stipendi degli insegnanti, fissando la “soglia dignitosa” a “2.000 euro mensili”, va detto che la ministra dell’istruzione Stefania Giannini ha utilizzato, riferendoci alla lingua latina, la prima persona singolare dell’indicativo presente del verbo “promittere” (promettere), ovvero “promitto” (prometto), che regge l’infinito futuro passivo “facturum esse” (che sarà fatto), ma senza dire quando.

Infatti, tutto è rimasto come prima, anzi peggio di prima se si mettono a confronto la progressione economica per classi o fasce stipendiali (7 o 6) e quella per scatti triennali (12), perché soltanto “un’esigua minoranza” dei docenti avrà riconosciuti tutti i dodici scatti triennali. Infatti, si prevede che un terzo dei docenti della stessa scuola non avrà, per mancanza di titoli (non maturato abbastanza crediti), lo scatto del rispettivo triennio. E di scatti non ottenuti potrebbe riguardare moltissimi docenti. Coloro che avranno acquisito tutti gli scatti triennali otterranno aumenti mensili netti, rispetto alle classi stipendiali e con riferimento agli anni di anzianità, compresi tra 2 e 80 euro al mese, ottenendo alla fine 135 euro al mese in più durante gli anni di anzianità da 34 a 36 e 130 euro al mese in più a partire dal 35° anno di servizio. In definitiva, sempre che siano stati superati tutti gli scatti triennali, un aumento netto mensile di 720 euro rispetto allo stipendio iniziale. Gli aumenti per classi stipendiali, a tutti gli insegnanti, inizia da un aumento netto mensile di 154 euro al mese a partire dal nono anno di servizio per arrivare a 591 euro al mese dal 35° anno di servizio. Quindi, appena 129 euro al mese in più, ma non a tutti gli insegnanti, mettendo a confronto, a partire dal 35° anno, i rispettivi stipendi netti mensili.

In definiva, dato che debbono essere acquisiti dagli insegnanti gli scatti triennali, e saranno moltissimi che non li acquisiranno tutti o che ne acquisiranno soltanto una parte, la spesa complessiva risulterà alquanto ridotta. Comunque, lo stipendio iniziale resterà “vergognoso”, così come qualificato dalla ministra dell’istruzione Stefania Giannini nella prima decade del mese di maggio dell’anno 2014.

Polibio                                                                                                                                             polibio.polibio@hotmail.it