Se il monaco agostiniano Martin Lutero avesse anche solo lontanamente immaginato le conseguenze del suo gesto, probabilmente avrebbe evitato di affiggere al portone della cattedrale di Wittenberg quelle che sarebbero diventate famose come «le 95 tesi»…

Questa è una delle tante conclusioni a cui giunge William G. Naphy, docente all’Università di Aberdeen e autore della Rivoluzione protestante.


L’altro cristianesimo (Cortina, pp. 354, euro 27), uno studio sull’eredità, complessa e a volte con­traddittoria, della Riforma protestante. Il saggio ripercorre in modo brillante e scorrevole la storia del Protestantesimo dagli albori ai giorni nostri – il sottotitolo originale recita: Da Martin Lutero a Martin Luther King – con l’intenzione di evidenziare il ruolo determinante della Riforma nel processo di modernizzazione dell’Occidente. Certo, sottolinea l’autore, la Riforma è solo una delle molteplici cause della modernizzazione, ma va evidenziato il fatto che ne accompagna il corso fino ai giorni no­stri. E, se è vero che le principali confessioni protestanti vedono oggi un repentino calo di popolarità, dalla diminuzione dei fedeli che frequentano le chiese luterane alle sempre più numerose richieste di esponenti del clero an­glicano di abbracciare il Cattolicesimo, è al­trettanto vero che l’eredità del Protestantesimo non si limita solo alla sfera religiosa. Il Prote­stantesimo, per esempio, ha influito sull’arte, prima con le furiose ondate iconoclastiche, poi, in tempi recenti, incoraggiando la ricerca minimalista di molti artisti contemporanei, così come la Riforma ha dato anche impulso, in campo letterario, alla diaristica e alla letteratura introspettiva.

Ma è soprattutto nel campo politico e sociale che va individuato l’influsso protestante, presente per esempio nelle battaglie per i «diritti civili» che, secondo l’Autore, sono una conseguenza diretta dell’enfasi luterana sulla coscienza del singolo e sull’importanza delle scelte individuali. Inevitabilmente, però, la mancanza di una fonte di autorità indiscussa e indiscutibile ha portato a una serie pressochè interminabile di scismi e di insanabili contraddizioni; come ironicamente conclude Naphy, Lutero ha «so­stituito il meccanismo dell’autorità con la ricetta per il disordine».

Dunque, il «vaso di Pandora» scoperchiato da Lutero il 31 ottobre 1517 incendia rapidamente tutta l’Europa, complice la diffusione della stampa. Le spesso reali esigenze morali dell’individuo si in­trecciano, questa volta, con le altrettanto reali priorità della politica, che, al contrario di quanto accaduto in passato ai precedenti movimenti ereticali, si alleano e incoraggiano il diffondersi del Protestantesimo. L’autore ripercorre a grandi linee la storia dell’Occidente, prestando attenzione sia alle grandi chiese – luterana, calvinista e anglicana – sia, e qui sta forse il merito principale del li­bro, a tutte quelle altre chiese, cosiddette ‘radicali’, che continuano inevitabilmente a germogliare. La coscienza dell’individuo, in relazione personale con Dio attraverso la verità rivelata dalla Bibbia, trova da sola la risposte che desidera, e Naphy riporta correttamente le posizioni opposte che caratterizzavano – e caratterizzano ancora oggi – le diverse confessioni protestanti davanti a temi importanti come la discriminazione o la difesa delle minoranze; nella Bibbia, infatti, si trovano argomenti tanto a condanna quanto a giu­stificazione della schiavitù e della segregazione razziale, come vediamo chiaramente nella storia degli Usa. Se infatti ci sono dei prote­stanti tra i sostenitori dell’emancipazione femminile, ce ne sono ancora di più convinti tra i membri del Ku Klux Klan, che non perseguitavano solo gli afroamericani ma se la prendevano anche contro i cattolici. Lasciato a se stesso, il lettore delle Sacre Scritture sceglie da solo se la verità che gli interessa è quella che riguarda la necessità di «porgere l’altra guancia» o quella di «bruciare le streghe», precetti contenuti allo stesso modo nella Bibbia.