Pedro A. Rivera, Pennsylvania secretary of education: “Standardized tests are failing”

La “buona scuola” di Renzi non ha fatto che aggravare una situazione già preoccupante: con l’approvazione dei decreti attuativi si sancirà ulteriormente l’obbligatorietà delle prove Invalsi; infatti, per essere ammessi all’esame conclusivo di scuola media sarà necessario aver sostenuto i test e, analogamente, accadrà per l’ammissione all’esame di Maturità.

Risultati immagini per test

——-

Contro la scuola dei test e dei contratti bloccati

di CUB Scuola – Lunedì, 01 Maggio 2017
Passano gli anni, passano i governi, ma uno zoccolo duro del sindacato ancora non si arrende, e continua a boicottare l’avvio delle prove Invalsi”: esordisce così un articolo del Sole 24 ore del 25 aprile 2017, il discusso e non irreprensibile giornale (visti gli ultimi scandali), voce pubblica di Confindustria.

Sarà un caso che, proprio nel giorno della Liberazione, l’articolo sulle prove Invalsi faccia un riferimento alla “resistenza” dello “zoccolo duro” del sindacato che “ancora non si arrende”?
Probabilmente sì, ma ciò non toglie che la resistenza dei docenti e di tutti i lavoratori della scuola ha anche permesso alla scuola italiana di sopravvivere a quattro “riforme” i quindici anni: ognuna di queste cosiddette riforme ha portato tagli a risorse e personale, ha peggiorato le condizioni di lavoro e di studio, ha introdotto, nel delicato ambito dell’istruzione, i germi dannosissimi della competizione, della “meritocrazia”, dell’aziendalismo, della burocratizzazione.

La CUB Scuola Università Ricerca ritiene che, in questo mese di maggio, la mobilitazione contro le prove Invalsi, lungi dal riproporre una stanca ritualità, debba essere il primo passo di una rincorsa che permetta ai lavoratori della scuola di riprendersi ciò che è stato loro tolto negli ultimi venti anni: un reddito dignitoso, una pensione in età accettabile, la libertà di insegnamento.
Ognuno di questi aspetti non è che la punta di un iceberg di tanti altri problemi: ma qui vogliamo indicare soltanto le situazioni emergenziali. Se contestiamo le prove Invalsi è perché, ancora una volta, in aperto dissenso con l’opinione dei docenti, i nostri studenti dovranno subire una “misurazione” approssimativa, discutibile e soprattutto inutile dei loro “saperi”.
La “buona scuola” di Renzi non ha fatto che aggravare una situazione già preoccupante: con l’approvazione dei decreti attuativi si sancirà ulteriormente l’obbligatorietà delle prove Invalsi; infatti, per essere ammessi all’esame conclusivo di scuola media sarà necessario aver sostenuto i test e, analogamente, accadrà per l’ammissione all’esame di Maturità.

Da anni conduciamo una critica serrata contro le prove Invalsi, discutibili nel merito e nel metodo.
Nel merito: attraverso i test passa una visione della scuola, che non è né neutra né “scientifica” e, parallelamente, una non auspicabile visione dell’insegnamento, orientato come “teaching to test”.
Nel metodo: le prove vengono condotte senza alcuna assicurazione sulla loro reale attendibilità; non a caso, qualche anno fa l’Invalsi ha introdotto un “indice di propensione al cheating”, vale a dire un correttivo che individuasse la “propensione a copiare”. Nonostante i limiti di merito e di metodo i test Invalsi, anno dopo anno, sono stati riproposti, senza alcuna riflessione critica su quelli che sono i mali veri della scuola italiana. Poi è venuta la “buona scuola” che, in nome di una “meritocrazia” fasulla, in nome della regolarizzazione dei precari attuata attraverso la precarizzazione generalizzata dei lavoratori, ha confermato i test come “buona pratica didattica” e stella polare di un cielo, ahinoi, sempre più confuso.

E’ ora di dire basta alle direttive europee, da cui derivano, soltanto per fare due esempi, test Invalsi ed insegnamento per “competenze. Rivendichiamo la libertà di insegnamento, garantita dalla Carta costituzionale e ricordiamo che i governi che pretendono da noi cieca obbedienza sono inadempienti.
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti dei dipendenti statali nel giugno del 2015; l’Avvocatura dello Stato stimava allora in 35 miliardi di euro il costo per lo Stato per i mancati introiti dei dipendenti, limitatamente agli ultimi 5 anni. Son passati due anni dal pronunciamento della Corte e nulla è cambiato, se non una dubbia intesa tra governo e sindacati maggiormente rappresentativi, che concluderebbe con l’elargizione di una manciata di spiccioli otto anni di mancati rinnovi e di conseguente perdita di potere d’acquisto dei nostri salari.
Bisogna che i lavoratori si scuotano dal torpore in cui li ha gettati una crisi che sembra “naturale” ed inevitabile. Prendiamo esempio dai lavoratori dell’Alitalia, che hanno detto di no all’ennesimo accordo di lacrime e sangue. Non abbiamo motivo di fidarci né di chi ci governa né di quei sindacati sempre pronti a vendere i lavoratori in nome della loro personale “rappresentatività”. Impariamo anche noi a dire di “NO”, a disobbedire, a far valere la nostra esperienza e la nostra cultura contro una “cultura” di regime, omologante e che vede nelle prove Invalsi il suo poco nobile emblema.

La CUB Scuola Università Ricerca sostiene quindi, in tutte le sue forme, la mobilitazione dei lavoratori della scuola contro le prove Invalsi 2017.

Auspichiamo che questo diventi il primo passo di un maggio di lotta per i diritti dei lavoratori della scuola! Gli studenti hanno bisogno di rafforzare la capacità di analisi e di giudizio, non di subire “test”! Contro la scuola del “teaching to test” e del “teaching to job”, contro la scuola “meritocratica” proponiamo una scuola aperta, libera, che insegni i valori fondanti della fraternità e dell’eguaglianza

di CUB Scuola

http://www.tecnicadellascuola.it/item/29477-contro-la-scuola-dei-test-e-dei-contratti-bloccati.html

+++++++

Test Invalsi al via per 1,1 milioni di alunni ma dall’anno prossimo si cambia

di Claudio Tucci – 1 maggio 2017

Ancora 48 ore e per i primi 1,1 milioni di alunni, quelli della scuola primaria, mercoledì 3 maggio, scatteranno i consueti test Invalsi: si partirà con le domande d’’taliano, seguite, solo per gli studenti di seconda primaria, da una prova di lettura della durata di due minuti. Il giorno 5 si replicherà con la matematica; per poi proseguire il 9 maggio con i 543mila ragazzi di seconda superiore, e chiudere il 15 giugno con i 571mila studenti di terza media (per loro è l’ultimo anno in cui l’Invalsi fa parte dell’esame di licenza). Complessivamente, anche quest’anno, si cimenteranno con i test oltre 2,2 milioni di alunni, sparsi in quasi 24mila istituti (poco più di 116mila classi). L’Invalsi invierà osservatori esterni in circa 750 scuole primarie, 1.200 superiori, non solo per «controllare» il regolare svolgimento delle operazioni, ma anche, specie nella secondaria, «per poter stimare le differenze tra macro-indirizzi», spiega il responsabile prove Invalsi, Roberto Ricci.

Lo sciopero già indetto
Con l’avvicinarsi dei test – un film che si ripete ogni anno – i sindacati di base (Usb, Cobas, Unicobas) hanno indetto l’ennesima giornata di sciopero (per il 3 maggio); e dagli insegnanti “più radicali” è già partito il “pressing” per spingere genitori e studenti a boicottare le rilevazioni nazionali. In realtà, già da diverso tempo (a eccezione del 2015 quando la protesta del mondo della scuola fu molto forte con mezzo milione di insegnanti in piazza – ma non per l’Invalsi, bensì per contestare la riforma Renzi-Giannini all’ultimo miglio in Parlamento) la partecipazione alle prove è sempre stata quasi totale: nel 2016, per esempio, ricorda Ricci, «le prove sono state svolte dal 97% di istituti della primaria, e dal 91% di quelli della secondaria di secondo grado, a testimonianza di come queste rilevazioni siano ormai condivise da tutti, a partire dai professori, perché rappresentano un’opportunità di miglioramento dei processi di insegnamento e apprendimento dei ragazzi».
E proprio per questo, dal prossimo anno, con un decreto attuativo della “Buona Scuola” che entrerà in vigore in settimana, con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, l’Invalsi, dopo 10 anni, andrà incontro a una mini-rivoluzione che porterà a completamento il disegno riformatore sulla valutazione degli apprendimenti voluto nel 2007 dall’ex ministro, Giuseppe Fioroni.

Le novità in arrivo
Sono tre, e tutte di peso, due per i ragazzi, una per i docenti. Oggi le prove, a carattere nazionale, in italiano e matematica sono somministrate (Dpr 80 del 2013) solo in alcuni anni del ciclo di studi: seconda e quinta primaria, terza media, seconda superiore. In terza media sono inserite nell’esame di Stato e gli esiti concorrono alla votazione finale del diploma.
Dal prossimo anno, il 2017/2018, si cambia: alla scuola media le prove si svolgeranno entro il mese di aprile (alla primaria rimane tutto invariato, cioè maggio). In terza media, quindi, il test non farà più parte dell’esame di licenza, non inciderà sul voto finale del diploma e gli esiti saranno inseriti nella certificazione delle competenze. A fianco della prova di italiano e matematica, poi, in quinta primaria e terza media, saranno introdotte, per la prima volta in Italia, prove sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese, coerenti con il Qcre (Quadro comune di riferimento europeo) per le lingue .
Dal 2018-2019, è la seconda novità per gli studenti, i test in italiano, matematica e inglese sbarcheranno anche in quinta superiore, in aggiunta alle normali prove somministrate al secondo anno. Tali verifiche si svolgeranno durante l’anno. I livelli di apprendimento conseguiti e la certificazione dell’inglese saranno indicati, in forma descrittiva, in una specifica sezione del curriculum dello studente allegato al diploma finale di maturità. Per gli alunni di terza media e quinta superiore la partecipazione alle prove sarà obbligatoria, pena la non ammissione agli esami di Stato. In caso di assenze per gravi e documentati motivi, valutati dal consiglio di classe, saranno previste sessioni suppletive. I test, poi, saranno computer based, e ciò «ridurrà i carichi di lavoro e gli aspetti adempitivi per i docenti – aggiunge Damiano Previtali, a capo della direzione Valutazione del Miur – rendendo le prove maggiormente flessibili e riducendo comportamenti opportunistici, come il cheating» (l’aiutino degli insegnanti durante i test).
La novità principale per i professori è che l’Invalsi diventa «attività ordinaria d’istituto»; cioè non sarà più, come adesso, volontaria, ma rientrerà nei normali compiti del personale scolastico (ciò renderà più difficili eventuali boicottaggi, dando ai presidi uno strumento in più per garantire, da Milano a Palermo, il regolare svolgimento delle prove).

Ancora 48 ore e per i primi 1,1 milioni di alunni, quelli della scuola primaria, mercoledì 3 maggio, scatteranno i consueti test Invalsi: si partirà con le domande d’’taliano, seguite, solo per gli studenti di seconda primaria, da una prova di lettura della durata di due minuti. Il giorno 5 si replicherà con la matematica; per poi proseguire il 9 maggio con i 543mila ragazzi di seconda superiore, e chiudere il 15 giugno con i 571mila studenti di terza media (per loro è l’ultimo anno in cui l’Invalsi fa parte dell’esame di licenza). Complessivamente, anche quest’anno, si cimenteranno con i test oltre 2,2 milioni di alunni, sparsi in quasi 24mila istituti (poco più di 116mila classi). L’Invalsi invierà osservatori esterni in circa 750 scuole primarie, 1.200 superiori, non solo per «controllare» il regolare svolgimento delle operazioni, ma anche, specie nella secondaria, «per poter stimare le differenze tra macro-indirizzi», spiega il responsabile prove Invalsi, Roberto Ricci.

http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/scuola/2017-04-28/test-invalsi-via-11-milioni-alunni-ma-dall-anno-prossimo-si-cambia-155301.php?uuid=AEcGBMDB
+++++++
RIVERA*: Standardized tests are failing

In classrooms across Pennsylvania, students are engaged in an annual tradition of taking standardized tests.

While these assessments can play an important role in their education, many would agree that the spotlight on tests and scores has overshadowed the great teaching and learning that should be the focus in our schools.

…….

http://www.montgomerynews.com/amblergazette/opinion/rivera-standardized-tests-are-failing/article_114991bc-2e81-11e7-96e1-1be9eb1a3d4b.html

*Pedro A. Rivera is the Pennsylvania secretary of education.

+++++++

34 problems with standardized tests

Commercially produced machine-scored standardized tests:

• Are unavoidably biased by social-class, ethnic, regional, and other cultural differences.

• Unfairly advantage those who can afford test prep.

• Radically limit teacher ability to adapt to learner differences.

• Provide minimal to no useful feedback to classroom teachers.

• Are keyed to the deeply flawed, knowledge-fragmenting “core” curriculum adopted in 1893.

• Have led to the neglect of play, music, art and other nonverbal ways of learning.

• Hide problems created by margin-of-error computations in scoring.

• Penalize test-takers who think in nonstandard ways (which the young frequently do).

• Give control of the curriculum to test manufacturers.

• Encourage use of threats, bribes, and other extrinsic motivators to raise scores.

• Assume that what the young will need to know in the future is already known.

• Emphasize minimum achievement to the neglect of maximum performance.

• Produce scores which can be — and sometimes are — manipulated for political purposes.

• Create unreasonable pressures to cheat.

• Use arbitrary, subjectively-set pass-fail cut scores.

• Reduce teacher creativity and the appeal of teaching as a profession.

• Lessen concern for and use of continuous evaluation.

• Have no “success in life” predictive power.

• Unfairly channel instructional resources to learners at or near the pass-fail cut score.

• Are open to scoring errors with life-changing consequences.

• Are at odds with deep-seated American values about individuality and worth.

• Create unnecessary stress and negative attitudes toward schooling.

• Perpetuate the artificial compartmentalization of knowledge by field.

• Channel increasing amounts of tax money away from classrooms and into corporate coffers.

• Waste the vast, creative potential of human variability.

• Block instructional innovations that can’t be evaluated by machine.

• Unduly reward mere ability to retrieve secondhand information from memory.

• Subtract from available instructional time.

• Lend themselves to “gaming” — strategies to improve the success-rate of guessing.

• Make time — a parameter largely unrelated to ability — a factor in scoring.

• Create test fatigue, aversion, and eventual refusal to take tests seriously.

• Hide poor quality test items behind secrecy walls.

• Undermine a fundamental democratic principle that those closest to the work are best positioned to evaluate its quality.

• According to the National Academy of Sciences report to Congress, don’t increase student achievement.

https://www.washingtonpost.com/news/answer-sheet/wp/2017/04/19/34-problems-with-standardized-tests/?utm_term=.5f0d7bb6ede2

+++++++

Sinclair: Less standardized testing means more learning

http://www.iowastatedaily.com/opinion/article_9c46122a-269f-11e7-a568-5b3275844f70.html

+++++++

Why high school exit exams are a waste of time

https://www.washingtonpost.com/news/answer-sheet/wp/2017/04/18/why-high-school-exit-exams-are-a-waste-of-time/?utm_term=.c1cbc7fe850f
+++++++