altIl ministro Giulio Tremonti sa benissimo che la manovra di 25 miliardi in due anni annunciata la scorsa settimana non è abbastanza, che serviranno tra i 50 e i 60 miliardi per raddrizzare il rapporto tra deficit e Pil. Per questo ha iniziato perfino a chiedere conto agli enti pubblici di quanto spendono di affitto (in totale lo Stato paga 700 milioni all’anno). Da qualche parte bisogna cominciare.








Stefano Feltri alt

La stangata nascosta

 
15 maggio 2010

Calderoli: manovra di sacrifici. E propone un minitaglio alla Casta

La prima ammissione viene affidata a Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione normativa, come già aveva fatto per la bozza di riforma istituzionale presentata a sorpresa al Quirinale, brucia i tempi e senza aspettare consigli dei ministri o vertici di maggioranza annuncia: “A breve dovremo affrontare una manovra che prevede tagli e strumenti per il rilancio dell’economia. I tagli alle spese comporteranno sacrifici per tutti, a partire da ministri e parlamentari”.

Con l’abilità di cui ha dato prova altre volte, Calderoli inserisce un elemento che genera sicuro consenso e polemiche, la rinuncia dei parlamentari al 5% dello stipendio “come hanno fatto in Portogallo”. Seguono commenti, reazioni, dichiarazioni, quasi tutte favorevoli anche dall’opposizione. Ma la notizia è l’altra: ci sarà la manovra e sarà di quelle pesanti. Ormai è chiaro che la politica economica del governo verrà decisa già entro maggio, in anticipo sui tempi previsti per la nuova legge Finanziaria che adesso si chiama “Legge di stabilità”.

È lo stesso Calderoli a mettere l’Italia di fatto sullo stesso piano del Portogallo, lo stato europeo più vicino alla bancarotta dopo la Grecia. E, come a Lisbona, anche a Roma dietro un piccolo taglio simbolico alle retribuzioni dei politici ci sarà una decisa riduzione alla spesa pubblica. Dalle anticipazioni, sembra di capire che verrà rinviato il rinnovo degli contratti per gli impiegati pubblici, congelati molti aumenti automatici per risparmiare, secondo le stime dei sindacati, almeno 5,3 miliardi di euro. Verranno rinviate le buonuscite: ora devono essere erogate entro 90 giorni, ma la scadenza diventerà 180. Le Regioni hanno già scoperto che di soldi ce ne sono pochi ed è notizia di due giorni fa che il governo ha bloccato l’accesso i fondi Fas a Campania, Calabria, Lazio e Molise.

Le quattro Regioni hanno, complessivamente, un buco di bilancio di 3,7 miliardi di euro e non stanno rispettando il percorso di rientro dal deficit concordato con il governo (che le aveva già commissariate). Dovranno quindi aumentare le componenti regionali, le cosiddette addizionali, di Irpef (persone fisiche) e Irap (imprese) per fare cassa. Si parla poi di trovare risorse con la lotta all’evasione fiscale (più probabili condoni edilizi che misure di tracciabilità dei pagamenti) e tassando il settore dei giochi, soprattutto quelli on line.

Perché tanta fretta di risanare la finanza pubblica? Basta vedere quello che è successo sui mercati finanziari ieri. Crolli a catena, Borse europee al tracollo come nei giorni peggiori della crisi finanziaria (quando falliva Lehman Brothers nel 2008) o come quando nelle scorse settimane la Grecia rischiava la bancarotta. Per l’ennesima volta gli sforzi dell’Unione europea e della Banca centrale europea si stanno rivelando inutili: la Borsa di Milano ha perso oltre il 5%, quella di Madrid è collassata del 7%, Parigi ha fatto -4,59, Atene perde “solo” il 3,4%, ma è in una situazione speciale. Il governo ha proibito le vendite allo scoperto, cioè le scommesse al ribasso (vendo oggi senza possedere un titolo che comprerò domani, quando il prezzo sarà più basso, per girarlo alla controparte).

Sul mercato dei cambi l’euro continua a indebolirsi nei confronti del dollaro, ormai viene scambiato a 1,25, record negativo del mese. La ragione è semplice: il piano da 750 miliardi di Ue e Fondo monetario internazionale annunciato domenica (con solo 60 miliardi di euro pronti all’uso, però) non è stato considerato sufficiente a garantire che l’Europa possa intervenire davvero in sostegno degli Stati che faticano a trovare credito sui mercati o lo trovano, come la Grecia, a prezzi insostenibili.

La decisione – traumatica – della Banca centrale europea di comprare dalle banche titoli di Stato considerati spazzatura dalle agenzie di rating (tipo quelli greci e portoghesi) ha dato un po’ di sollievo a chi li aveva in portafoglio, ma non è bastata a far ripartire il mercato dei bond governativi. Chi possiede un titolo di Stato a rischio, in queste settimane, ha un solo obiettivo: liberarsene a qualunque prezzo. Il governo italiano quindi ha fretta: deve annunciare subito una correzione credibile dei conti pubblici, per dimostrare che ha avviato un risanamento sufficiente a renderlo di nuovo un debitore credibile davanti ai mercati. Anche perché il ministro Giulio Tremonti sa benissimo che la manovra di 25 miliardi in due anni annunciata la scorsa settimana non è abbastanza, che serviranno tra i 50 e i 60 miliardi per raddrizzare il rapporto tra deficit e Pil. Per questo ha iniziato perfino a chiedere conto agli enti pubblici di quanto spendono di affitto (in totale lo Stato paga 700 milioni all’anno). Da qualche parte bisogna cominciare.

Da il Fatto Quotidiano del 15 maggio 2010

http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2487736&yy=2010&mm=05&dd=15&title=la_stangata_nascosta