Una messinscena elegante e raffinata, animata da una regia caravaggesca e da belle e corpose voci. E’ questa la sintesi della convincente Tosca andata in scena sabato 13 luglio nell’inconsueto scenario del Teatro greco di Siracusa, una produzione del Coro lirico siciliano e del Festival dei Teatri di Pietra  che ha avuto come regista d’eccezione Alessandro Cecchi Paone, coadiuvato dalla brava Anna Aiello.

Inconsueto scenario, come ha sottolineato in conclusione lo stesso regista, perché poco utilizzato per performances liriche, ma che si è rivelato, grazie anche alla sapiente disposizione di orchestra e scene, quanto mai adatto a creare la giusta atmosfera per un’opera di grande effetto drammaturgico come la Tosca, caratterizzata da un’azione, rapida, incalzante, quasi precipitosa. Merito dell’infaticabile maestro Francesco Costa e del presidente del Coro Lirico Al­ber­to Ma­ria An­to­nio Mu­na­fò, che, con il loro diuturno lavoro, autoproducendosi, ispirando al sano principio del fare,  hanno creato questo “Fe­sti­val dei Tea­tri di Pie­tra”, unendo in un unico grande circuito tre meraviglie isolane come il Tea­tro Gre­co di Si­ra­cu­sa, il Tea­tro An­ti­co di Taor­mi­na e il Tea­tro Gre­co di Tin­da­ri, dove l’opera verrà replicata (30 lu­glio a Taor­mi­na e il 4 ago­sto a Tin­da­ri).

Una Tosca all’insegna di Caravaggio, quasi in un’ideale analogia tra il grande pittore e l’eroina pucciniana, assolutamente passionali, intensi, in fuga. Se bellissimo è stato l’effetto scenografico di Al­fre­do Troi­si di una riproduzione di un particolare raccapricciante della Giuditta e Oloferne per tutto il secondo atto, il volto di Oloferne contratto e distrutto dalla violenta vendetta di una donna coraggiosa, altrettanto affascinante è stato il gioco di luci chiaroscurale di Claudio Mantegna, abilissimo nel sottolineare i momenti clou dello spettacolo, arricchito anche dagli azzeccati costumi del­la Sar­to­ria Pipi: memorabile l’avvio di “Vissi d’arte” con un romantico abbassarsi delle luci intorno a Tosca o ancora l’uscita di scena della protagonista alla fine del secondo atto, siglata da una avvolgente luce rossa, simbolo dell’omicidio appena perpetrato.

Non a caso Puccini adorò da subito questa figura di donna combattiva e sicura del dramma di Victorian Sardou, capace di decisioni drastiche, con un temperamento d’acciaio che si rivela nel suo coraggio di uccidere e uccidersi.  E scrisse: “Tosca è un’opera che richiede una donna ultradrammatica  e un buonissimo baritono.”

E sulla scena hanno davvero tenuto banco  cantanti di pregio: nei panni di Scarpia Alberto Mastromarino, un “buonissimo baritono” di fama internazionale ormai nel ruolo, di grande presenza scenica e notevoli capacità attoriali, che ha mostrato di sapere usare la voce in mille sfumature, dispiegandola  in un canto disteso, ma anche modulandola in modo versatile nel recitativo. Davvero una personificazione del male, uomo dinanzi a cui si inchina tutta Roma, complice la calzante mole fisica, che lo ha visto dominare nel bel secondo atto.  Il soprano bulgaro  Sveva Vassileva si è rivelata la “donna ultradrammatica” che si augurava il musicista lucchese e ha saputo imprimere alla protagonista la giusta dimensione, manifestando doti di soprano lirico, finanche lirico-spinto, un forte temperamento, un azzeccato accento drammatico e un grande talento di attrice,  e offrendo così un’eroina ampiamente sfaccettata, innamorata e divorata da sciocca gelosia nel primo atto,  tormentata per il suo amore nel secondo e tragicamente illusa nel terzo.

E che dire del Mario Cavaradossi interpretato dal nostro Marcello Giordani? Davvero dolce  nella sua “Recondita armonia” e tragicamente disperato in “E lucevan le stelle”, è stato protagonista di bei duetti con il soprano, manifestando le sue corpose doti canore,  ormai ben note al pubblico internazionale. Bravi anche i comprimari, Sinan Yan dalla bella voce nel ruolo di Cesare Angelotti, Claudio Levantino (il sagrestano/Sciarrone/un carceriere) e, dulcis in fundo, il siracusano Adoná Mamo  con la sua singolare vocalità femminile nelle vesti del Pa­sto­rel­lo, che confermano la professionalità e l’accurata scelta di tutto il cast e il giusto equilibrio tra artisti internazionali ed eccellenze locali.

Un plauso meritano anche il delizioso Coro di Voci bianche della Città di Siracusa diretto da Mariuccia Cirinnà e l’intervento sempre appropriato e incisivo del Coro Lirico siciliano diretto dal maestro Costa, in particolare nel Te deum, anche se (purtroppo, vien da dirlo)  la Tosca non riserva grande spazio ai Cori.

Gianluca Marcianò, maestro concertatore e direttore dell’orchestra, attuale direttore del Teatro Nazionale Serbo di Novi Sad e direttore artistico del Festival Al Bustan di Beirut, ha usato sapientemente la sua bacchetta, dirigendo un’orchestra di giovani talentuosi che hanno dato buona prova di loro con un’esecuzione puntuale e accurata.

Salito sul palco in mezzo ai caldi e lunghi applausi tributati all’intero cast, Alessandro Cecchi Paone ha concluso, infine,  sottolineando la perseveranza dei due cantanti Alberto Mastromarino e Svetla Vassileva, fino al giorno prima senza voce, ma ugualmente pronti ad esibirsi per il loro meraviglioso pubblico. E meno male che voce dicevano di non averne…

Silvana La Porta