Grande musica al Bellini mercoledì sera con tre professori d’orchestra del Teatro Massimo Bellini, Marcello Spina e Alessio Nicosia  (violini), Alessandro Longo (violoncello)  e un docente del Liceo musicale, Gaetano Adorno (viola), che con la loro formazione cameristica, l’ormai nota “Aetna String Quartet”, hanno allietato il folto pubblico di abbonati, estimatori e amici presenti…

Il programma si annunciava già accattivante: di Wolfgang Amadeus Mozart il Quartetto per archi in Do maggiore Kv. 157, di Aleksandr Porfir’evic Borodin lo splendido Quartetto per archi in re maggiore n. 2 , di Antonin Dvorak il Quartetto per archi in Fa maggiore n. 12 op 96 “L’Americano”.

Un viaggio in un ampio arco di tempo percorso dai musicisti con notevole vigore espressivo, sufficiente incisività e chiarezza del fraseggio uniti a una costante  tensione emotiva.

E precisiamo subito che quella del Quartetto è un’arte difficile dell’ascolto. Un’arte essenziale, che deve badare all’incontro di voci raffinate, lontane dai magniloquenti colori dell’acceso sinfonismo. Gli orchestrali catanesi hanno dimostrato un ottimo affiatamento, offrendo una  linea melodica chiara e lineare nel gioco delle armonie degli archi, soprattutto nella splendida composizione di Borodin, risalente agli anni tra il 1881 e il 1885.

Efficace il dialogo del primo movimento con quei continui rimbalzi dal violino al violoncello, in un profluvio di morbidi impasti melodici, piacevoli le sonorità strumentali del secondo movimento; davvero introspettivi poi si sono rivelati nel meraviglioso Notturno del terzo tempo, in cui  Borodin ha espresso tutta la sua sensibilità romantica, svelandosi un compositore d’eccezione nella capacità di cogliere le intime vibrazioni del sentimento umano.

Insomma l’Aetna String Quartet ha mostrato, in questa applauditissima esibizione, un’impeccabile intesa e davvero ci ha svelato un mondo intimo, riservato, appartato. E il pubblico del Bellini, ricambiandolo, si è lasciato parlare al cuore in segreto…

Silvana La Porta