altSono passati ventitré anni dal referendum che bandì il nucleare dall’Italia. In questo quarto di secolo si sono affermate energie meno costose, ecologiche, sicure: sfruttano il sole, il vento. Negli Stati Uniti non si costruisce una centrale dal 1970, noi ricominceremo nel 2010. Si parla di 20 miliardi di euro. L’ultima commessa proposta da Areva nel mondo (Canada, 2009), è stata di 17 miliardi di dollari per due Epr da 1.600 MW: gli stessi che vedremo in Italia. Il governo canadese ha declinato l’offerta. Tocca a noi


 

 

09/04/2010 22:37

L’anello debole

di Concita De Gregorio

Mi scrive oggi un lettore, Davide: «Ma di cosa stiamo parlando? Presidenzialismo, semi-presidenzialismo, riforma fiscale, riforma costituzionale, federalismo, nucleare di terza e quarta generazione… Questi sono argomenti per nazioni importanti e democratiche… In Italia muoiono 3000 e più persone all’anno sul lavoro. Le grandi aziende vendono o chiudono. La benzina, le assicurazioni aumentano. L’alta finanza e le banche si mangiano i nostri risparmi. Il reddito delle famiglie nel 2009 scende del -2,8%. Le persone si ammazzano per il lavoro, un diritto costituzionale. Gli evasori fiscali, se presi, pagano l’Iva evasa e tutto è ok». Già.

Se mettete un orecchio a terra sentirete che non c’è traccia di preoccupazione, fra i cittadini, per il sistema elettorale «alla francese» corretto all’italiana, cioè con la «porcata» – immortale Calderoli. La formula da importazione battezzata ieri da Berlusconi prevede questo: il presidenzialismo come piace a lui, il sistema elettorale che gli fa più comodo. L’Italia fibrilla? Non proprio. I cittadini sono talmente esausti, lo spirito del tempo è talmente miserabile da indurre la rassegnazione se va bene, il disinteresse sennò: faranno le riforme che vogliono, più o meno questo – chi ne parla – si dice. Certo, sarebbe importante occuparsene. In condizioni di salute gli italiani dovrebbero farlo in tumulto: ne va del nostro futuro oltre che di quello privato del premier. E però. Questa è la tecnica. Arrivare al traguardo avendo prima sfiancato il popolo sovrano. Avendolo comprato, sedotto, corrotto, distratto. Sfiancato, sì.

 

L’anello debole del castello in costruzione – l’unico che possa ancora suscitare reazioni collettive – è il passaggio del nucleare. Economicamente cruciale. Autentica ragione della visita parigina (business first, come sempre). Ne parliamo da mesi, lo andiamo dicendo con ostinazione. Passeranno le elezioni e il governo tirerà fuori l’elenco dei siti e i contratti già firmati. Eccoci dunque. Abbiamo assistito ieri all’annuncio ufficiale. L’Italia torna al nucleare, si appoggerà ai francesi, foraggerà Edf (Electricité de France), curerà gli affanni di Areva, la società transalpina – sempre parastatale – che ha il brevetto per la tecnologia Epr, quella che si userà in Italia. Questo scrivono Roberto Rossi e Marco Bucciantini: «Con questo vassallaggio Berlusconi lustra l’immagine di Sarkozy, appannata dopo la batosta alle elezioni regionali. Sarkò ringrazia, e dopo mesi di pietoso rimpiattino la verità agli italiani la dice lui. Si torna al nucleare, subito. E’ «doveroso», dice il premier, è «storico», lo anticipa il presidente francese».

 

Sono passati ventitré anni dal referendum che bandì il nucleare dall’Italia. In questo quarto di secolo si sono affermate energie meno costose, ecologiche, sicure: sfruttano il sole, il vento. Negli Stati Uniti non si costruisce una centrale dal 1970, noi ricominceremo nel 2010. Si parla di 20 miliardi di euro. L’ultima commessa proposta da Areva nel mondo (Canada, 2009), è stata di 17 miliardi di dollari per due Epr da 1.600 MW: gli stessi che vedremo in Italia. Il governo canadese ha declinato l’offerta. Tocca a noi.

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