altDi troppe regole si può morire. Ma anche di troppa fuffa. Non viene in mente altro, a riflettere sull’ultima trovata del ministro dell’Economia. Nell’occhio del ciclone per una legge finanziaria che Bankitalia considera insufficiente (tanto da ipotizzare fin d’ora una manovrabis in autunno) Tremonti ha trovato la via di fuga: la riforma costituzionale dell’articolo 41.



L’articolo 41 e l’applauso alla “fuffa”

di Massimo Giannini

Di troppe regole si può morire. Ma anche di troppa fuffa. Non viene in mente altro, a riflettere sull’ultima trovata del ministro dell’Economia. Nell’occhio del ciclone per una legge finanziaria che Bankitalia considera insufficiente (tanto da ipotizzare fin d’ora una manovrabis in autunno) Tremonti ha trovato la via di fuga: la riforma costituzionale dell’articolo 41. Questo articolo della Carta («ferrovecchio cattocomunista» secondo Berlusconi) prevede: «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».
Come non cogliere la portata «sovietica» di una norma del genere? Infatti Tremonti la coglie. Dopo aver predicato l’avvento del «colbertismo» e aver annunciato il fallimento del «mercatismo», il ministro riscopre il fascino della «rivoluzione liberale» e punta a riscrivere l’articolo 41 con la penna di Milton Friedman, all’insegna del principio «è possibile tutto ciò che non è proibito». Niente paura. Siamo all’ennesima «arma di distrazione di massa». Un ddl di revisione costituzionale richiede almeno un anno e mezzo di iter parlamentare. Nell’attesa, come risolviamo i problemi di migliaia di aziende falcidiate dalla crisi? Come fronteggiamo il dramma della perdita di competitività? Come arginiamo la strage di posti di lavoro in pieno corso?
Il governo non lo sa. E quindi inventa il solito diversivo. Basta consultare un giurista, per sapere che alla Consulta non esistono casi di «contenzioso costituzionale» causato dall’articolo 41, che dunque non ha mai limitato nulla, non ha mai conculcato nessuna libertà d’impresa, non ha mai soffocato nessun «animal spirit». Di fronte a tanta mistificazione la considerazione più amara non riguarda tanto il governo, che fa la solita propaganda. Piuttosto colpiscono il cinismo e l’opportunismo delle cosiddette elité (grandi imprese, grandi associazioni di categoria, grandi giornali): perché tanta solerzia gregaria, nell’applaudire la fuffa?

m.giannini@repubblica.it

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