La scuola a cottimo. Cattedre a spezzoni e ore eccedenti per coprire i vuoti in organico…(da cgilscuola)

 
 

 

E’ frequente che nelle scuole, soprattutto nella secondaria di primo e secondo grado, una volta attribuito tutto l’orario “di cattedra”, rimangano spezzoni orari da coprire per tutto l’anno.

Il dirigente scolastico può chiedere a un docente, oltre alle ore di insegnamento settimanale nelle proprie classi, di farsi carico anche di un’ulteriore porzione di cattedra non coperta in un’altra classe. Il docente interpellato può (ma non è obbligato) fare un numero ore di insegnamento settimanale superiore a quello previsto dal contratto. Ore pagate, ovviamente.

Gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più bassi in Europa e in più la manovra d’estate li ha congelati per tre anni. Si può perciò comprendere che di questi tempi un arrotondamento dello stipendio possa far comodo a molti insegnanti.

Ma questo comporta conseguenze che vanno prese in seria considerazione, in particolare:

  1. se gli spezzoni vengono coperti dai docenti in organico, non viene nominato altro personale, si riduce quindi il fabbisogno complessivo di docenti, si rende ancora più instabile la posizione di molti precari;
  2. si introduce una sorta di cottimo in un lavoro, la docenza, di grande responsabilità e impegno. Di certo ciò non potrà migliorare la qualità dei processi di insegnamento/apprendimento né la qualità della relazione educativa.

Per queste ragioni la FLC CGIL ha suggerito ai docenti di rifiutare ore di insegnamento eccedenti l’orario di cattedra per coprire spezzoni orario liberi tutto l’anno o in sostituzione di colleghi assenti.

Le stesse considerazioni valgono anche per il personale Ata, quando si tratti di coprire buchi di organico e le assenze dei colleghi.

Attività aggiuntive prestate in attuazione del POF

Altra cosa sono le attività aggiuntive prestate da docenti e Ata in attuazione del Piano dell’offerta formativa. E’ il caso dei progetti, delle funzioni strumentali, degli incarichi specifici Ata, delle ore per la pratica sportiva, delle attività di recupero rivolte agli studenti con debiti formativi, delle uscite, dei viaggi di istruzione, dei campi scuola.

Tali prestazioni rappresentano un valore aggiunto. È nell’interesse dei docenti e del personale Ata, oltre che della scuola e degli alunni, svolgerle al meglio.

Queste prestazioni sono retribuite tramite il Fondo di istituto, materia oggetto di contrattazione con le RSU, e occasione anche di arricchimento professionale e di esercizio dell’autonomia delle scuole.

La protesta e la mobilitazione proposta dalla FLC non vogliono certo danneggiare gli alunni né le loro famiglie. Anzi, al contrario vogliono rilanciare l’autonomia didattica, organizzativa e la contrattazione nelle scuole come antidoto all’autoritarismo dei provvedimenti del Governo che blocca i salari, taglia i posti di lavoro e cerca di riportare in un ambito amministrativo le relazioni sindacali.

Con le nostre denunce e le nostre iniziative di lotta vogliamo invece favorire l’informazione, promuovere la consapevolezza della gravità dei danni che i tagli e i provvedimenti di riordino stanno producendo nel corpo vivo della scuola, tessere ed ampliare alleanze, produrre una inversione di tendenza: fermare i tagli, investire nella scuola pubblica, innovarla.

Protesta e mobilitazione si intrecciano e si rafforzano nell’impegno per la qualità della scuola, della sua offerta formativa, delle relazioni che la animano.

Noi lottiamo per un sistema dell’istruzione pubblico che risponda ai bisogni formativi delle giovani generazioni e alle esigenze di una società democratica. E sappiamo che per riuscirci c’è bisogno dell’orgoglio e della valorizzazione professionale di coloro che nella scuola lavorano.

Questa iniziativa “lascia lo spezzone” si inserisce nel quadro della campagna di mobilitazione (assemblee sindacali, sciopero ad intermittenza, i sabati della conoscenza) che la FLC ha promosso da settembre fino a dicembre.