Le denunce. Abusi, se le vittime sono suore / Papa: celibato facoltativo? Non lo farò

Con la risposta data in aereo martedì scorso, di ritorno dagli Emirati Arabi Uniti, il Papa è entrato per la prima volta in medias res su un tema scottante e ripugnante, quello degli abusi sessuali subiti da religiose a opera di consacrati o esponenti del clero.

[Bugiardino. 1) Bergoglio predica bene, ma poi nulla fa, è forse la Curia a porre veti? Il Vaticano vede solo le conseguenze, ma non le cause. 2) “Una proposta per i preti di domani” (Fritz Lobinger, 2003); e per quelli di oggi e di ieri?!  3) E i circa 3.000 preti/anno che abbandonano per sposarsi? 4) E gli ex preti sposati che scrivono al Papa: «Fateci tornare in parrocchia»?! 5) E i preti sposati orientali?! v.p.]

 

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Le denunce. Abusi, se le vittime sono suore

Le parole del Papa di ritorno dagli Emirati Arabi Uniti hanno gettato luce su una piaga denunciata a partire dagli anni ’90. Dal Cile all’Uganda: i casi di violenze subite dalle religiose
di Andrea Galli venerdì 8 febbraio 2019
Abusi, se le vittime sono suore

Con la risposta data in aereo martedì scorso, di ritorno dagli Emirati Arabi Unitiil Papa è entrato per la prima volta in medias res su un tema scottante e ripugnante, quello degli abusi sessuali subiti da religiose a opera di consacrati o esponenti del clero.

«È vero, dentro la Chiesa ci sono stati anche dei chierici che hanno fatto questo» ha detto Francesco, «in alcune culture è un po’ più forte che in altre, non è una cosa che tutti fanno, ma ci sono stati sacerdoti e anche vescovi che lo hanno fatto. E io credo che si faccia ancora, perché non è una cosa che, dal momento in cui te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così. È da tempo che stiamo lavorando su questo. Abbiamo sospeso qualche chierico, mandato via, per questo. E anche – non so se è finito il processo – abbiamo dovuto sciogliere qualche congregazione religiosa femminile che era molto legata a questo, una forma di corruzione. Non posso dire: “A casa mia questo non c’è…”. È vero. Si deve fare qualcosa di più? Sì. Abbiamo la volontà di farlo? Sì. Ma è un cammino che viene da lontano».

Riconoscimento esplicito, quello di Bergoglio, di un fenomeno segnalato da più parti negli ultimi 20 anni. La domanda a cui il Papa rispondeva prendeva spunto da una dichiarazione dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg) e da un articolo uscito sull’ultimo numero di Donne Chiesa Mondo, mensile allegato all’Osservatore Romano. In quest’ultimo intervento la direttrice Lucetta Scaraffia sottolineava che «nell’ultimo anno molti giornali hanno sollevato di nuovo il velo su questa tragedia, e molte religiose, del terzo mondo ma anche dei Paesi avanzati, hanno cominciato a parlare, a denunciare: sanno che hanno il diritto di venire rispettate, sanno che la condizione delle donne, anche nella Chiesa, deve cambiare».

Ricordando poi che già «verso la fine degli anni novanta due religiose, suor Maura O’Donohue e suor Marie McDonald, hanno avuto il coraggio di presentare denunce precise e circostanziate». E dopo di loro, per fare un altro esempio, nel 2000 fu suor Esther Fangman, priora della comunità delle benedettine di Atchinson, in Kansas, a sollevare il problema al Congresso degli abati, dei priori e delle abbadesse degli ordini benedettini, a Roma.

Più recentemente, tra il 2017 e il 2018 in Africa, nella regione dei Grandi Laghi, sono stati organizzati seminari per religiosi e religiose sulla «cura delle vittime di abusi sessuali in situazioni di conflitto», in collaborazione, tra gli altri, con l’Uisg.

Nell’incontro tenutosi lo scorso agosto a Kampala, in Uganda, John Baptist Odama, arcivescovo di Gulu, durante il suo discorso si è inginocchiato e ha chiesto perdono anche per gli abusi commessi da sacerdoti e consacrati nei confronti di suore e operatrici pastorali. Ma il caso recente che ha fatto più rumore è sicuramente quello della violenza sessuale su una suora di cui è accusato il vescovo di Jalandhar in India, Franco Mulakkal, di cui diamo conto nell’articolo a fondo pagina. Lo spettro di abusi e violenze nei confronti di religiose è apparso anche nella Chiesa cilena, già terremotata lo scorso anno dai molteplici scandali che hanno coinvolto sacerdoti e vescovi. La congregazione delle Suore del Buon Samaritano del Molina, nella diocesi di Talca, è stata sottoposta lo scorso dicembre a una visita apostolica da parte della Congregazione per gli istituti di vita consacrata, per fare chiarezza su una serie di denunce da parte di ex suore riguardo a molestie e abusi subiti da direttori spirituali, oltre all’essere state trattate «come schiave» da parte delle superiore.

«FERITE MAI PRESCRITTE»

Nella Lettera al Popolo di Dio dello scorso 20 agosto, Francesco, ribadendo la linea della tolleranza zero sugli abusi sessuali commessi da preti e religiosi, scriveva che «le ferite non vanno mai prescritte» e che «il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere». C’è stato un crescendo di interventi di Bergoglio sul tema, lungo i quasi sei anni di pontificato, fino all’annuncio dello scorso 12 settembre: una convocazione straordinaria dei presidenti delle Conferenze episcopali del mondo, assieme ai capi dicastero della Curia Romana e ai rappresentanti delle unioni dei superiori e delle superiore maggiori degli ordini religiosi, sulla protezione dei minori e degli adulti vulnerabili, dal 21 al 24 febbraio in Vaticano. I lavori sono preparati da un Comitato organizzativo.

§ https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/abusi-se-le-vittime-sono-suore

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Papa: celibato facoltativo? Non lo farò

“Da studiare però questione pastorale in terre senza sacerdoti”

28 gennaio 2019 13:49

(ANSA) – AEREO PAPALE, 28 GEN – “Penso che il celibato sia un dono alla Chiesa” e non ci sarà un cambiamento per rendere il celibato dei sacerdoti “opzionale”, come già avviene nella Chiesa cattolica di rito orientale. “Io non lo farò, e questo rimane chiaro”. “Sono chiuso? Forse, non sento di mettermi davanti a Dio con questa decisione”. Lo ha detto Papa Francesco nella conferenza stampa sul volo da Panama a Roma. Il Papa ha parlato però di “qualche possibilità” dove “c’è il problema pastorale per la mancanza di sacerdoti”. “I teologi devono studiare” la questione.

§ http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/01/28/papa-celibato-facoltativo-non-lo-faro_a5b7a142-413c-4baa-b652-1a343b727777.html

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L’Osservatore Romano approfondisce l’ipotesi dei “preti” sposati

L'Osservatore Romano approfondisce l'ipotesi dei 'preti' sposati

di Askanews

Città del Vaticano, 6 feb. (askanews) – Dopo l’apertura del Papa, l’Osservatore Romano ha pubblicato nella edizione del sei febbraio un articolo nel quale descrive la “proposta per i preti di domani” (titolo) formulata “dal vescovo tedesco Fritz Lobinger” (sottotitolo), che consiste nella possibilità di “reintrodurre, a fianco del presbitero diocesano tradizionale, un secondo tipo di prete che – fa presente – esisteva nei primi secoli della Chiesa: un uomo di fede provata che, avendo famiglia e lavoro, si dedichi part time ai servizi religiosi della parrocchia”.”Le parrocchie avrebbero così sempre disponibili gruppi di preti a presiedere le funzioni religiose. Questi uomini non eserciterebbero il ministero in forma individuale ma sempre in équipe”, scrive Giampaolo Mattei sul giornale vaticano.Fritz Lobinger, novantenne missionario tedesco fidei donum che è stato anche vescovo in Sudafrica, “ci ha ragionato tutta la vita su questa idea”, scrive l’Osservatore Romano, e “le ha dedicato studi su studi, partendo dall’esperienza sul campo. Alle sue proposte – ricorda il quotidiano diretto da Andrea Monda – Papa Francesco ha fatto esplicito riferimento nell’incontro con i giornalisti durante il volo di ritorno da Panamá, rispondendo a una domanda sul celibato sacerdotale: ‘C’è un libro di Padre Lobinger, interessante e forse può aiutare a come rispondere al problema’. Lobinger ha sviluppato in diversi libri questa sua proposta di ordinare in ogni comunità cristiana “équipes di anziani”: in particolare, nel 2003, ha pubblicato Priests for Tomorrow. A plea for teams of “Corinthian Priests” in the parishes. (Preti per domani. Nuovi modelli per nuovi tempi, Editrice missionaria italiana, 2009).Lobinger, spiega ancora l’Osservatore Romano, “ha sviluppato queste idee negli anni Settanta, incontrando comunità prive di un prete residente ma guidate, appunto, da laici. Finendo per chiedersi se non fosse opportuno conferire ad alcuni di loro anche l’ordinazione, in modo da far loro celebrare anche l’Eucaristia e amministrare sacramenti. Badando bene a non clericalizzare i laici. Con un impegno chiaro per tutti: salvaguardare il tesoro del sacerdote totalmente dedicato, soprattutto come guida spirituale, formatore e animatore delle comunità, supervisore della comunione ecclesiale”.Per Lobinger “l’impegno prioritario è di costruire comunità cristiane autentiche, formate da persone che imparano a collaborare e condividere i compiti. Del resto, sostiene, nella Chiesa l’ordinazione di leader locali è stata per secoli la norma. Negli Atti degli Apostoli (14, 23) si legge che per le nuove Chiese venivano designati ‘alcuni anziani’ che non erano inviati alla comunità, ma venivano dal suo interno. Insomma, è la domanda di partenza del libro di Lobinger, ‘come sarebbero le parrocchie se in ognuna di esse venissero ordinati preti tre, sette o più leader locali provati, sposati’ e cioè ‘preti di comunità’ o ‘preti di Corinto’?’. Certo, riconosce, non sarà facile per tutti superare ‘l’abitudine di avere un parroco interamente a disposizione per la propria comunità’. Su questa strada, insiste, Nord e Sud devono camminare insieme perché dipendono l’uno dall’altro. Sì, antiche e nuove chiese devono comprendersi a vicenda, nelle rispettive situazioni, per giungere a una soluzione che trovi tutti d’accordo. E forse sta proprio al Nord fare il primo passo”.

di Giampaolo Mattei – l’Osservatore Romano – 6 febbraio 2019 – pag. 6
«Una proposta per superare la scarsità di preti, e rendere anche più attive le comunità, che risale ai primi tempi del cristianesimo: ordinare, accanto ai preti celibi, anche alcuni “anziani” con famiglia e una professione, organizzati in équipes e legati alla parrocchia che li ha espressi». Ci ha ragionato tutta la vita su questa idea — una sorta di “ritorno al futuro” per avere “i preti di domani” — Fritz Lobinger, novantenne missionario tedesco fidei donum che è stato anche vescovo in Sudafrica. Le ha dedicato studi su studi, partendo dall’esperienza sul campo. Alle sue proposte Papa Francesco ha fatto esplicito riferimento nell’incontro con i giornalisti durante il volo di ritorno da Panamá, rispondendo a una domanda sul celibato sacerdotale: «C’è un libro di Padre Lobinger, interessante e forse può aiutare a come rispondere al problema».
Lobinger ha sviluppato in diversi libri questa sua proposta di ordinare in ogni comunità cristiana “équipes di anziani”: in particolare, nel 2003, ha pubblicato Priests for Tomorrow. A plea for teams of “Corinthian Priests” in the parishes. [Preti per domani. Nuovi modelli per nuovi tempi, Editrice missionaria italiana, 2009].
Il Papa ha dunque suggerito di prendere in considerazione l’idea di Lobinger che prevede la possibilità di ordinare preti «anziani», anche sposati, che celebrino la messa, amministrino il sacramento della riconciliazione e diano l’unzione degli infermi. «L’ordinazione sacerdotale dà i tre munera : regendi — governare, il pastore —; docendi — insegnare — e sanctificandi. Questo viene con l’ordinazione. Il vescovo darebbe soltanto le facoltà per il munus sanctificandi: questa è la tesi». È una possibile soluzione da discutere per i luoghi «dove c’è un problema pastorale, per la mancanza dei sacerdoti».
In sostanza Lobinger propone di reintrodurre, a fianco del presbitero diocesano tradizionale, un secondo tipo di prete che — fa presente — esisteva nei primi secoli della Chiesa: un uomo di fede provata che, avendo famiglia e lavoro, si dedichi part time ai servizi religiosi della parrocchia. Le parrocchie avrebbero così sempre disponibili gruppi di preti a presiedere le funzioni religiose. Questi uomini non eserciterebbero il ministero in forma individuale ma sempre in équipe.
Lobinger ha sviluppato queste idee negli anni Settanta, incontrando comunità prive di un prete residente ma guidate, appunto, da laici. Finendo per chiedersi se non fosse opportuno conferire ad alcuni di loro anche l’ordinazione, in modo da far loro celebrare anche l’Eucaristia e amministrare sacramenti. Badando bene a non clericalizzare i laici. Con un impegno chiaro per tutti: salvaguardare il tesoro del sacerdote totalmente dedicato, soprattutto come guida spirituale, formatore e animatore delle comunità, supervisore della comunione ecclesiale.
Per Lobinger l’impegno prioritario è di costruire comunità cristiane autentiche, formate da persone che imparano a collaborare e condividere i compiti. Del resto, sostiene, nella Chiesa l’ordinazione di leader locali è stata per secoli la norma. Negli Atti degli Apostoli (14, 23) si legge che per le nuove Chiese venivano designati «alcuni anziani» che non erano inviati alla comunità, ma venivano dal suo interno.
Insomma, è la domanda di partenza del libro di Lobinger, «come sarebbero le parrocchie se in ognuna di esse venissero ordinati preti tre, sette o più leader locali provati, sposati» e cioè «“preti di comunità” o “preti di Corinto”?». Certo, riconosce, non sarà facile per tutti superare «l’abitudine di avere un parroco interamente a disposizione per la propria comunità». Su questa strada, insiste, Nord e Sud devono camminare insieme perché dipendono l’uno dall’altro. Sì, antiche e nuove chiese devono comprendersi a vicenda, nelle rispettive situazioni, per giungere a una soluzione che trovi tutti d’accordo. E forse sta proprio al Nord fare il primo passo.
(giampaolo mattei)
§ http://www.osservatoreromano.va/vaticanresources/pdf/QUO_2019_030_0602.pdf
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La lettera al Papa degli ex preti sposati: «Fateci tornare in parrocchia»

Mercoledì 10 Ottobre 2018 di Franca Giansoldati

Una anomala class action per poter tornare a dire messa. I preti sposati di nazionalità italiana che, in passato, erano stati ridotti dalla Santa Sede allo stato laicale a seguito della personale decisione di metter su famiglia, hanno deciso di mettere assieme tutte le loro energie per combattere una battaglia di prospettiva. Puntano al reinserimento nella Chiesa, pur mantenendo lo status coniugale nel frattempo raggiunto. Fino ai tempi di Giovanni Paolo II questa campagna sarebbe stata a dir poco impensabile ma oggi non più, considerando soprattutto la penuria di vocazioni. Il calo dei seminaristi è così vistoso da imporre alle diocesi l’accorpamento di più parrocchie, proprio per la cronica carenza di preti. L’atmosfera generale sta però cambiando. Parlare di preti sposati non è più un tabù, nemmeno in Vaticano.

§ https://www.ilmessaggero.it/vaticano/preti_sposati_lettera_papa_francesco-4028548.html

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Papa Francesco incoraggia i preti sposati orientali. Un gesto significativo in occasione del pellegrinaggio dalla Slovacchia

§ http://www.farodiroma.it/papa-francesco-incoraggia-i-preti-sposati-orientali-un-gesto-significativo-in-occasione-del-pellegrinaggio-dalla-slovacchia/

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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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