Le letterature del mondo nella scuola italiana

altUna letteratura ancora ‘nazionale’ per i futuri cittadini del mondo . Fra le tante, e nuove, contraddizioni che attraversano la nostra scuola ce n’è una che riguarda direttamente la letteratura e il suo  insegnamento, dunque proprio ciò che nell’assetto tradizionale ha rivestito per secoli il ruolo decisivo di fulcro e fondamento dell’intero sistema formativo. Questa contraddizione può essere, sommariamente, così descritta…(da Treccani)

 

la letteratura che noi insegniamo è letteratura nazionale, sostanzialmente chiusa nei confini dell’Italia, mentre il mondo in cui i nostri giovani vivono è (e sempre più sarà) un mondo globalizzato e senza confini. Perfino le bandiere esposte nelle nostre scuole segnalano che siamo già oggi cittadini di un’entità sovranazionale e multinazionale che si chiama Europa, e tuttavia basta considerare i nostri libri di testo per verificare come ciò che ai nostri studenti si chiede di sapere sia esclusivamente italiano; anche la recente e bellissima Storia europea della letteratura italiana di Alberto Asor Rosa (3 voll., Einaudi, 2009) sembra più segnalare che risolvere tale problema. È un po’ come se dopo l’Unità d’Italia si fosse studiata in Lombardia una letteratura solo asburgica e lombardo-veneta, al Sud d’Italia una letteratura solo borbonica, e così via. Naturalmente questo paragone è del tutto assurdo e infondato storicamente, dato che – come è ben noto – la letteratura ‘italiana’ ha preceduto, e in gran parte costituito, l’unità statuale dell’Italia, e letterature che potessero definirsi lombardo-veneta o borbonica o pontificia o toscano-granducale ecc. non sono mai esistite in quanto insieme di testi costituiti in oggetto culturale unitario da una grande narrazione storico-critica. Insomma alle letterature lombardo-veneta, o borbonica, o pontificia, o toscano-granducale ecc. mancò, e non poteva non mancare, un Francesco De Sanctis che le fondasse, o le inventasse.

Le letterature comparate come necessario nuovo asse formativo

Proprio il confronto con la fondamentale funzione etico-politica svolta nelle nostre scuole dalla grande narrazione desanctisiana (e dai suoi innumerevoli ‘ritorni’) rivela l’importanza del problema di cui trattiamo: è possibile pensare di poter formare i nuovi cittadini del mondo e dell’Europa rinunciando al patrimonio conoscitivo, formativo e, specificamente, etico-politico che le letterature del mondo recano con sé?

Eppure, a tutt’oggi, le cose stanno così: uno studente italiano può completare i suoi studi col massimo dei voti senza sapere assolutamente nulla di Shakespeare o di Proust, di Chaucer o di Baudelaire, di François Villon o di Tolstoj, di Cervantes o di Goethe, di Virginia Woolf o di Thomas Mann, o di tanti altri autori grandissimi delle Americhe, dell’Asia, dell’Africa e dell’Australia; i “riferimenti” alle letterature straniere, di cui parlano pudicamente i nostri programmi ministeriali, sono più che un palliativo una dichiarazione di resa, dato che a tali “riferimenti” si oppongono nella realtà i vincoli (tipicamente scolastici) della mancanza di tempo e di adeguati strumenti. E quel che è peggio, un nostro studente può compiere l’intero suo curriculum (perfino in una Facoltà di Lettere!) senza leggere una sola pagina della meravigliosa Weltliteratur (vaticinata da Goethe) che abbiamo poc’anzi evocato alla rinfusa, e questa – lo si ammetterà – è una deprivazione grave non solo per la formazione di un tale studente ma anche per la sua felicità.

Si noti che un tale mostro di ignoranza (tale va considerato l’ipotetico, ma niente affatto impossibile, studente di cui parliamo) potrebbe benissimo finire a insegnare letteratura nei nostri Licei. Infatti nel nostro assetto delle discipline, l’unico settore scientifico disciplinare che si occupa della letteratura senza confini nazionali è Critica letteraria e letterature comparate (L-Fil-Let/14), ma incredibilmente questo settore non figura affatto fra quelli che gli studenti possono scegliere per accedere all’insegnamento della letteratura! Fra questi spiccano invece (e giustamente!) Letteratura italiana, Storia della lingua italiana, Letteratura italiana moderna e contemporanea, e anche Filologia romanza, ma Critica letteraria e letterature comparate non c’è. Si comprende bene che non prevedere un settore fra le discipline richieste per insegnare significa di fatto eliminarlo, dato che gli studenti di Lettere non possono certo evitare di inserire nel proprio curriculum quelle discipline. Si attende dunque fiduciosi che nelle sedi competenti (leggi: Ministero) si ponga rimedio a questa vistosa assurdità, cioè si determini una coerenza fra gli appelli per lo studio delle letterature del mondo nelle nostre scuole e i curricula universitari di chi sarà chiamato ad insegnarvi. 

Fra Alberto Sordi e Edward Said

Si noti che auspicare una tale apertura di orizzonti non deve significare un atteggiamento superficialmente filo-straniero, degno di Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma”. Ad esempio (a parere di chi scrive) occorrerebbe molta prudenza nel dar vita a corsi di laurea interamente svolti in lingua inglese anche nelle Facoltà di Lettere, giacché la rinuncia alla lingua nazionale sembra una scelta miope e suicida, non meno provinciale (ma ancora più dannosa!) della chiusura nazionalistica.

L’immagine che ci deve ispirare è piuttosto un’altra, quella di ‘contrappunto’ fra le culture e le letterature, una proposta preziosa che si deve a Edward W. Said, (cfr. Orientalismo (Bollati Boringhieri, 1991); Cultura e imperialismo, (Gamberetti, 1998). ‘Contrappunto’ significa che le culture si incontrano nella pluralità, che il ‘suono’ di ciascuna rimane udibile nell’incontro col suono dell’altra, e anzi che proprio e solo da un tale intreccio nascono inedite e meravigliose armonie; anzi, a ben vedere, le culture sono nate e si sono sviluppate sempre così, cioè mescolandosi, ed è per questo che la differenza fra le culture è una ricchezza, non una condanna, purchè si sia capaci di incontro, e di ascolto. Said (1935-2003) che era nato a Gerusalemme da una famiglia cristiana e aveva studiato a Il Cairo, che ha vissuto il suo esilio di palestinese negli USA insegnando Letteratura comparata alla Columbia, definendosi alla fine della sua vita “l’ultimo ebreo della diaspora”, sapeva bene di cosa parlava.

Da questo punto di vista il carattere già oggi multietnico delle nostre classi rappresenta un’occasione straordinaria: nel 2008-9 (secondo il Rapporto sulla scuola in Italia della Fondazione Agnelli, Laterza, 2010) l’8% della popolazione scolastica italiana (629.876 ragazze e ragazzi) era fatto da cittadini stranieri, nel 1998-99 la percentuale era solo dell’1%, fra dieci anni sarà del 20 o del 30%. Questi ragazzi ci portano la ricchezza straordinaria del loro vivere le culture a cui appartengono naturalmente ‘in contrappunto’.

Che il ‘colore’ delle nostre lezioni di letteratura somigli sempre più alla varietà di colori delle belle facce dei nostri alunni.


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