E’ stata davvero un’esperienza singolare nonché un  grande successo l’esecuzione integrale, svoltasi in tre tempi (6-9-13 novembre) e inserita all’interno dell’annuale rassegna Magie barocche, di un vero e proprio monumento della letteratura pianistica: il Das Wohltemperierte Klavier di Bach…

Scenario perfetto, quello di palazzo Biscari, sobriamente elegante ed suggestivo; strumenti preziosi e magnifici alla vista e all’udito, due clavicembali, un clavicordo, un fortepiano; pianista d’eccezione, il maestro Enrico Baiano, clavicembalista noto sulla scena internazionale come virtuoso e rigoroso interprete della musica antica.

Che si è cimentato nell’ardua impresa di eseguire  il testo forse più famoso mai scritto per la tastiera, 48 Preludi e Fughe di ardua difficoltà, un omaggio di Bach alla sua immensa passione per l’insegnamento, quell’opera sulla quale, non a caso, non è mai calato il silenzio, anche negli anni che hanno preceduto la cosiddetta Bach-Renaissance.

Il Clavicembalo ben temperato, definito da Schumann il  “pane quotidiano dei musicisti”, nella sapiente esecuzione di Baiano è diventato cibo per le orecchie di un pubblico attentissimo ed estasiato dalla coerenza stilistica assoluta dell’esecutore e dallo strepitoso tour de force di memoria, accompagnato da un incessante “saltare” elegantemente e con grande disinvoltura da uno strumento all’altro.

Il risultato è stata la capacità rara di trasmettere una visione multidimensionale del contrappunto, quel complicato gioco di intrecci sonori e timbrici che ha reso l’ascolto piacevolissimo. E, se nel gioco del susseguirsi di preludi e fughe molti interpreti hanno voluto giustamente vedere l’antitesi suprema dell’esistenza umana, quella tra ragione e sentimento, davvero questa è stata l’interpretazione pregnante del clavicembalista: il cuore e la testa, la fantasia e l’intelligenza, lo spirito dionisiaco dei Preludi e l’armonia apollinea delle Fughe altro non rappresentano che una vera sintesi della storia umana.

Il Bach di Baiano è stato così: manuale di insegnamento supremo della composizione musicale, in una esegesi ortodossa e rigorosa, ma non per questo poco appassionata.

Alla fine, dopo lunghissimi applausi, il maestro ha rivolto uno speciale ringraziamento a Catania, per avergli permesso un’impresa unica: suonare la preziosa opera di Bach su quattro strumenti eccezionali. Perché metà di un’ottima esecuzione, ha continuato, è tutta merito dello strumento.

E l’altra metà, aggiungiamo noi, di tanta appassionata sintesi di rigore filologico, della tecnica e del cuore del pianista. Magie barocche ci ha donato proprio questo splendido connubio, niente di più appropriato per il pensiero largo e robusto, senza cedimenti al lezioso, del divino Bach…

Silvana La Porta