Il secondo appuntamento con la rassegna Magie barocche ha dato vita a un’interessante operazione culturale, che conferma questa serie di concerti, giunta alla sua settima edizione, come un fiore all’occhiello degli eventi musicali siciliani…

Il meraviglioso Palazzo Biscari si è infatti illuminato, domenica 29 ottobre, di sonorità insolite, in un gioco di specchi incessante tra musica barocca e contemporanea, appunto una Metamorfosi, come recitava il titolo dello spettacolo con gli Ensemble Dissonanzen, un felice collettivo artistico nato nel 1993 per diffondere i linguaggi musicali contemporanei.

Tommaso Rossi al flauto, Ciro Longobardi al pianoforte, Lucia Bova all’arpa, Francesco Solombrino al violino e alla viola hanno dato vita a un concerto raro e prezioso, che, trapuntato di  raffinate composizioni di Claude Debussy,  ha poi avuto il suo culmine nell’esecuzione dei brani della compositrice contemporanea Alessandra Bellino, originali rielaborazioni o meglio variazioni invenzioni di brani per flauto solo del compositore fiammingo barocco Jacob Van Eyck.

Qui veramente il gioco tra passato e presente si è fatto intrigante, con Amarilli mia bella che ha visto flauto e pianoforte duettare magnificamente, segno di magica creatività e di un progetto ben preciso: strizzare l’occhio al pubblico affinchè si avvicini all’innovazione e non guardi alla musica contemporanea come a un enfant terrible.

Piacevolmente rivoluzionario, a ben pensarci, è stato anche lo spazio che la serata ha riservato alle donne musiciste: oltre alla Bellino, infatti, si sono avvicendate poi le musiche di due compositrici del Settecento per arpa sola, Élisabeth Jacquet de La Guerre e Sophia Corri Dussek, che il dolce tocco di Lucia Bova ha reso davvero soavi.

Il gioco metamorfico si è infine sostanziato in un esplicito ricordo ovidiano, quella ninfa che, per sfuggire al dio Pan, si fece trasformare in canna divenendo uno strumento musicale, la famosa siringa. L’incantevole Syrinx per flauto solo di Debussy ha veramente dato piena espressione a una nuova interpretazione di questo celestiale strumento, non più naturale complemento bucolico, ma espressione di malia incantatrice e sensuale, anelito erotico, malinconia ed estasi. E’ proprio il caso di dire: very well played.

Gioco di rimandi e citazioni e reinvenzioni, dunque, questo concerto, musica al di fuori dai soliti circuiti. Gustav Mahler ebbe a dire “La tradizione è il fuoco, non la cenere.” Davvero il motto che potrebbe siglare una serata di musica piacevolmente insolita e accattivante.

Silvana La Porta