Continua, nel centocinquantenario della nascita di Luigi Pirandello, la messa in scena delle sue più belle novelle a cura del Teatro Stabile, nel suggestivo scenario della corte Federico II del Castello Ursino con l’adattamento e la regia di Angelo Tosto…

Si tratta proprio delle Novelle per anno, la celeberrima raccolta di circa 250 titoli cui il Girgentano attese per oltre mezzo secolo, dal 1884 al 1936, dall’adolescenza alla morte.

Un omaggio al grande narratore e drammaturgo che si nutre di un’operazione quanto mai in sintonia con lo spirito del grande agrigentino: Pirandello, infatti, seppure arrivò tardi al teatro, ebbe sempre un grande senso scenico e tragico della vita umana e le sue novelle non furono che l’anticamera del suo successo drammaturgico (a dire il vero più in terra straniera che in Italia).

Dunque recitare le sue più belle novelle e dare loro forma e sostanza scenica si configura, nella performance catanese, come un atto di inveramento della sostanza più genuina e vera di uno scrittore che toccò con mano l’infelicità della vita e della vita coniugale e volle rappresentarla senza veli e senza infingimenti sul palcoscenico.

E così i bravi attori dello Stabile (Giorgia Boscarino, Alessandra Costanzo, Silvio Laviano, Gaia Lo Vecchio, Liborio Natali, Giampaolo Romania,Angelo Tosto) hanno dato vita a una piece ben studiata, dove sorriso e tragedia si contemperano senza mai soverchiarsi, addirittura strappando risate al pubblico intervenuto.

La lettura delle novelle, infatti, è apparsa sempre incastonata in una cornice narrativa che rappresenta proprio, e qui si avverte tutto il vero Pirandello, il difficile e controverso rapporto tra vita e teatro. Un gruppo di attori, alquanto spaesato, si aggira come perso sulla scena alla ricerca di senso, una fila di abiti appesi rappresenta tutte le possibilità di mascheramento che sono loro offerte. Poi, dopo varie esilaranti gags (una tra tutte la simpatica declamazione di Vattene amore di Minghi con tono drammatico), è iniziata la lettura recitata dei vari brani, con una scelta a nostro parere significativa: Ciàula scopre la luna e La giara, La morte addosso e Marsina stretta, La mosca e Il treno ha fischiato, La Patente e La morte e la vita, per finire l’1, 2, 3 agosto con Lumíe di Sicilia e I galletti del bottaio.

Un esperimento di lettura scenica ben riuscito, soprattutto con la mise en espace. della Patente, dove Chiarchiaro e il giudice D’Andrea sono diventati maschere tremanti del dolore umano; o con quella de Il treno ha fischiato, dove Belluca ha avuto accenti spietatamente fantozziani.

Un invito a rileggere Pirandello, dunque, da parte dello Stabile. E’ anche questa la funzione di un’istituzione teatrale, coltivare e mantenere viva la memoria di quegli scrittori che costituiscono l’identità culturale della nostra isola.

Silvana La Porta