cosa potrebbe accadere davvero nel caso in cui le paritarie ottenessero, per miracolo o magia, la parità economica completa cioè i circa 6.000 euro di retta annua per studente e ogni famiglia potesse iscrivere gratis i figli. Ipotizzo  che ci sarebbe un certo incremento di iscrizioni alle paritarie unito però alla conseguente perdita di elitarietà delle stesse, che i gestori potrebbero frenare o filtrando le iscrizioni o  aumentando le rette (esempio: 8.000 euro invece di 6.000) o che le famiglie abbienti potrebbero recuperare in pieno cercando scuole paritarie con rette di 10 o 12.000 euro/anno. Si possono escludere queste due ipotesi?

Risultati immagini per binario morto

——-

Le scuole private paritarie e la parità economica completa

di Vincenzo Pascuzzi – 5 agosto 2017

Mi riferisco alla nota del 4.8.2017 – riportata qui di seguito – di Aldo Domenico Ficara su suor Anna Monia Alfieri e formulo le seguenti osservazioni.

  1. È fuori discussione la persona A.M. Alfieri per quanto riguarda la sua preparazione, competenza, correttezza, impegno, buona fede, ecc. Pochi giorni fa, il 3 agosto, ci siamo scambiati amicizia su Facebook, con reciproca cautela avendo posizioni diverse in particolare sulle scuole paritarie.
  2. Attualmente possono frequentare le scuole paritarie ragazzi/e la cui famiglia ha un certo benessere e può sostenere una retta annua di circa 6.000 euro. Il ristorno economico, diretto o indiretto, da parte dello Stato è minimo, intorno ai 500 euro/anno.
  3. L’azione, che da anni vede “in prima linea” l’Alfieri, si concretizza nel “battersi per una vera uguaglianza tra scuole paritarie e pubbliche statali”. In altre parole, le scuole paritarie vorrebbero che le loro rette, i circa 6.000 euro/anno detti, fossero interamente a carico dello Stato. Si tratta di 6 miliardi complessivi che l’articolo 33 Cost. non consente ma vieta e che i politici non vogliono e-o non sono in grado di modificare.
  4. Nel 2.000 è intervenuta la legge Berlinguer n. 62/2000 che ha lasciato intravedere qualche spiraglio, ma è una legge incompleta, ambigua, forse anticostituzionale che dice e non dice. Ed è su questo binario malfermo e insicuro, forse morto che Alfieri, Agesc, Cei (di Bagnasco), le stesse scuole paritarie organizzate cercano di procedere per aggirare il veto costituzionale. Da pochi giorni, grazie a Toccafondi (forse supportato da Renzi) sono arrivati a quota 570 milioni di euro di contributi statali complessivi, un decimo circa della meta finale dei 6 mld rivendicati. Proteste da Gilda, Uil ed altri. Difficile, improbabile che si vada oltre o che così si inneschi una modifica dell’art. 33 Cost.
  5. In proposito, pochi giorni fa ho commentato su il sussidiario.net “L’intervista …. non petita” di Gabriele Toccafondi.
  6. A.D. Ficara segnala la ristampa di “Il diritto di apprendere”, ripresentato al pubblico per l’ennesima volta. Questo volume (o pamphet?) propone ed argomenta l’ipotesi di un costo standard individuale che – se adottato – consentirebbe al Miur un risparmio fantastico di ben 17 miliardi! Due anni fa, il costo standard venne segnalato con lettera aperta a Renzi e al suo governo ma senza alcun seguito. Recentemente sembra che anche Toccafondi lo abbia accantonato.
  7. Sicuramente è vero che alcune paritarie chiudono, come del resto chiudono alcune statali per calo di iscritti. In percentuale però gli iscritti alle paritarie sono stabili e intorno all’11,2% rispetto alle statali. Non esiste un rischio di estinzione come ho commentato – con dati – alla nota allarmistica di Roberto Pasolini “Paritarie: ciò che serve davvero per evitare l’estinzione”.
  8. Infine sto riflettendo su cosa potrebbe accadere davvero nel caso in cui le paritarie ottenessero, per miracolo o magia, la parità economica completa cioè i circa 6.000 euro di retta annua per studente e ogni famiglia potesse iscrivere gratis i figli. Ipotizzo che ci sarebbe un certo incremento di iscrizioni alle paritarie unito però alla conseguente perdita di elitarietà delle stesse, che i gestori potrebbero frenare o filtrando le iscrizioni o aumentando le rette (esempio: 8.000 euro invece di 6.000) o che le famiglie abbienti potrebbero recuperare in pieno cercando scuole paritarie, magari estere,  con rette di 10 o 12.000 euro/anno. Si possono escludere queste due ipotesi?

 

+++++++

Suor Anna Monia Alfieri sempre in prima linea a battersi per una vera uguaglianza tra scuole paritarie e pubbliche statali

di Aldo Domenico Ficara – 4 agosto 2017

Suor Anna Monia Alfieri, da 10 anni in prima linea a battersi per una vera uguaglianza tra scuole paritarie e pubbliche statali porta avanti le sue idee sul sistema istruzione nazionale.

Autrice di un popolarissimo blog su Formiche.net, le sue battaglie sono conosciute anche al di fuori dell’Italia.

Qualche settimana fa all’Universitas Mercatorum di Roma ha presentato il suo libro “Il diritto di apprendere” (Giappichelli), alla seconda ristampa, in una conferenza dal titolo “Cultura, economia, politica. L’innovazione educativa”.

C’è una proposta scientifica che queste paladine della scuola paritaria hanno avanzato nel libro “Il diritto di apprendere”: un costo standard da individuare per ogni studente, che sia iscritto a una pubblica o a una paritaria, che lavora solo sulla spesa corrente e non su quella in conto capitale, comprensivo di detrazioni, buoni scuola, voucher.

Una proposta che nel libro è surrogata da una ricerca scientifica pluriennale, con tanto di dati e statistiche: “Negli ultimi 3 anni 450 scuole paritarie hanno chiuso, in quelle che hanno aperto ci sono state perdite rilevanti dei gestori”.

E la scuola statale sta a guardare immobile al suo smantellamento sistemico.

Aldo Domenico Ficara

Pubblicato da Aldo Ficara 17:59

http://aldodomenicoficara.blogspot.it/2017/08/suor-anna-monia-alfieri-sempre-in-prima.html?spref=fb

+++++++