Lega: niente nuovi corsi insegnanti prima di riformare il reclutamento Il Carroccio difende il ministro Gelmini…(da tuttoscuola)

 

Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, ha dedicato un servizio speciale ai giovani in cerca di abilitazione per l’insegnamento, dal titolo provocatorio “vietato insegnare – Italia avara con i giovani”.

Come Tuttoscuola ha riferito in merito, il quotidiano cattolico dà spazio ad una iniziativa di sottoscrizione per chiedere al ministro Gelmini di modificare il decreto che “dal prossimo ottobre avrà l’effetto di escludere per anni i neolaureati dall’insegnamento nella scuola secondaria”.

L’appello è già stato sottoscritto anche da molti esponenti del mondo accademico, tra cui, insieme a molti altri, Giorgio Israel, Susanna Mantovani, Giuseppe Bertagna, Giorgio Chiosso.

Contro l’iniziativa scende ora in campo la Lega, attraverso un comunicato del sen. Mario Pittoni che si rivolge prima di tutto al ministro, chiedendo che «Il ministro Gelmini non ceda alle lobby dei corsi abilitanti per l’insegnamento. Ci sono forti pressioni da parte di alcuni ambienti universitari, sfociate in una vera e propria campagna stampa, che – facendo leva sulla giusta esigenza che le nuove generazioni non siano escluse dalla docenza – vorrebbero sfruttare le scarse possibilità economiche dei nostri ragazzi senza offrire loro alcuna prospettiva concreta».

La Lega Nord si schiera, quindi, con il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, “finita nel mirino di alcune associazioni per il “diritto allo studio” dopo il suo niet a nuove iscrizioni per l’abilitazione a insegnare”.

«Deve prima essere chiaro il percorso – spiega Pittoni -:  un efficace filtro del merito e della qualità nel nuovo meccanismo di reclutamento in via di definizione, consentirà di allargare le maglie dell’accesso all’abilitazione senza produrre ulteriori masse di disoccupati o sotto-occupati (chi finora ha puntato sulle “furbate”, rinuncerà in partenza).

Sarebbe da irresponsabili – conclude Pittoni – avviare altri corsi ora, con la scusa  del “largo ai giovani”, senza che questi ultimi abbiano piena coscienza di a che cosa vanno incontro».