alt

Prendete l’espressione così in voga in questa era montiana-forneriana: “flessibilità in uscita”. Non si tratta di una flessibilità qualsiasi, cioé di una capacità di flettersi-piegarsi in generale, ma solo in uscita. Magari uno sprovveduto potrà pensare che si tratti di qualcuno molto alto, che ha un uscio di casa troppo basso ed è costretto a flettersi-piegarsi per poter uscire. E invece no. “Flessibilità in uscita” sta, lo giuro sul mio onore, per “licenziamento”.

 

 

 

 

 

 

 
L’eufemismo al potere

inviata da Cosimo De Nitto – 01/02/2012

Quando il linguaggio segue l’evoluzione del quadro politico.
Prendete ad esempio l’espressione così in voga in questa era montiana-forneriana: “flessibilità in uscita”. Non si tratta di una flessibilità qualsiasi, cioé di una capacità di flettersi-piegarsi in generale, ma solo in uscita. Magari uno sprovveduto potrà pensare che si tratti di qualcuno molto alto, che ha un uscio di casa troppo basso ed è costretto a flettersi-piegarsi per poter uscire. E invece no. “Flessibilità in uscita” sta, lo giuro sul mio onore, per “licenziamento”. Considerando, pertanto, la realtà umanamente e socialmente drammatica cui allude, non c’è dubbio che l’espressione “flessibilità in uscita” si configuri come un eufemismo. Eppure “licenziamento” è una parola esteticamente bella, il suo etimo rimanda a licenza, quella che aspettano con ansia i soldati, liberi finalmente di tornare a casa; licenziare è anche dare commiato, lasciare libertà di agire. Eppoi è una sola parola, ha il pregio dell’economicità (soprattutto per i datori di lavoro), ma ha un difetto; essa è troppo usata, abusata, pronunciata, gridata e urlata in assembramenti altrimenti detti cortei di protesta, assunta in sottocodici come il giuridichese e il sindacalese, dunque è parola alquanto volgare, nel senso che la pronuncia spesso il volgo, altrimenti detto popolo, classe operaia, lavoratori, e “volgarità” di questo tipo. No, l’attuale quadro politico, così nuovo, sobrio e ricercato allo stesso tempo, con la sua aura di professoralità non può scadere in un linguaggio banale parlando, come fan tutti (ma loro non sono tra i tutti), di “licenziamento”. Meglio parlare di “flessibilità in uscita” così, anche dal punto di vista culturale, oltre che economico, tutti i rozzi cipputi d’Italia si inchineranno, anzi genu-fletteranno davanti al “nuovo” stile.

http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120201182036