(4 Febbraio 2010)

Era lo scorso 21 settembre, in occasione dei funerali di sei militari italiani morti in Afghanistan, quando il ministro Gelmini dichiarava che “è davvero triste apprendere che in alcune scuole si sia deciso di non osservare il minuto di silenzio in memoria dei militari italiani caduti in Afghanistan”…

 

Simonetta Salacone

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o16821:e1

Alcuni dirigenti scolastici decisero di non accogliere l’invito del ministro al minuto di silenzio, tra questi dirigenti anche due di Roma. L’invito, anche se di un ministro, può essere o meno accolto in base alle valutazioni che ogni scuola in autonomia può prendere, considerando luogo, età degli alunni, opportunità. Tuttavia i due dirigenti romani furono sottoposti ad una istruttoria disciplinare, che ha dato i suoi esiti in questi giorni. A darne notizia proprio gli interessati con una lettera aperta alla stampa, che tanto risalto aveva dato alla notizia del mancato minuto di silenzio. Il Direttore Regionale del Lazio, che nel mese di novembre aveva avviato provvedimenti disciplinari, ha ammonito i dirigenti dall’assumere in futuro simili comportamenti e scelte, a rischio la valutazione sul loro operato di dirigenti scolastici. Insomma ancora una volta ci sembra di essere davanti ad una forma di “censura”, magari pacata, meno “violenta” rispetto ad altre cui assistiamo, ma tale da essere un valido esempio per chi su un luogo di lavoro volesse decidere in libertà ed autonomia.

Ma ecco come spiegano i fatti i dirigenti interessati: “la Direttrice Regionale, durante le vacanze natalizie, ci ha “comunicato” che: 1) abbiamo ignorato non una circolare, ma infranto la legge sui cerimoniali di Stato e un’ordinanza del Governo; 2) che non possiamo riferire alla stampa senza autorizzazione, in forza della fedeltà dovuta (al contratto, alla Nazione, alla amministrazione pubblica, al Governo in carica?); 3) che abbiamo sforato rispetto all’autonomia dirigenziale e degli organi collegiali. La nota chiude con un ammonimento a recedere in futuro da tali comportamenti e ci allerta rispetto alle ricadute di questi atti sulla valutazione del nostro operato complessivo. Dunque, una “censura”. Peccato che questa modalità non sia prevista fra le sanzioni disciplinari e che tutto il procedimento sia stato viziato da continue violazioni formali. Noi – concludono i dirigenti scolastici – siamo alla fine della carriera, ma tutta la vicenda serve ad ammonire i più giovani, proprio mentre il ministro Brunetta cambia le regole nella Pubblica Amministrazione, al passo con la controriforma scolastica. Lo scopo è stato ampiamente raggiunto. In questi mesi ci hanno sostenuto i genitori, le associazioni professionali e pacifiste, le organizzazioni sindacali (con qualche prudenza), i docenti, ma i nostri colleghi più giovani di servizio ci hanno fatto timide telefonate di conforto e di ammirazione “per il coraggio”. I piccoli fatti risultano essere sintomi di gravi malanni: quando la paura serpeggia si è già verificato un cambio di regime”.

Interessante, a nostro avviso, il passaggio dedicato alla stampa ed alla possibilità di rilasciare eventuali dichiarazioni: anche in questo caso sembra che si voglia subordinare l’articolo 21 della Costituzione ad un Contratto di lavoro, cosicché quello che è garantito ad ogni cittadino non sarebbe garantito ad un lavoratore!

3-2-2010

Alessandra Valentini (DirittiDistorti)