altSi è risolto ieri sera – al cospetto di una vittima eccellente: la musica – il giallo dei licei musicali in Italia: è stato infatti reso noto, sul sito del ministero della Pubblica istruzione, il numero definitivo degli istituti previsti in Italia, falcidiati dagli iniziali 40 previsti, e la loro esatta ubicazione. E in Sicilia, così come peraltro si temeva in seguito a voci di corridoio che si rincorrevano, il ministero della Pubblica istruzione ha dato il via libera a due soli istituti: uno a Palermo e uno a Modica…(da La Sicilia)

L’istruzione musicale nelle scuole superiori nel resto dell’Isola resta invece scoperto, a eccezione dei conservatori e delle lezioni private. Una situazione che conferma tutte le preoccupazioni dei docenti della classe di concorso A031, rimasti senza cattedra, e degli studenti il cui diritto allo studio in questo ambito non potrà essere garantito. Di fatto, in nome di una logica del risparmio, si nega la valenza educativa, formativa e culturale della musica. Musica che, dopo essere scomparsa dai primi di febbraio definitivamente dai percorsi di studio delle secondarie superiori, scacciata dalle poche «riserve indiane» in cui era rimasta (nei bienni dei licei sociopsicopedagogici, linguistici e delle scienze sociali – gli ex magistrali per intenderci –, oltre che in alcuni tecnici e professionali), continuerà a sopravvivere soltanto nei pochissimi licei musicali che la riforma prevede.

«Non essendoci un piano veramente culturale dietro questa decisione – sottolinea il prof. Nino Faro, docente di Musica nel liceo sociopsicopedagogico “Turrisi Colonna” di Catania, nonché referente del coordinamento nazionale dei docenti della classe di concorso A031 –, ma solo un problema di fare cassa, nel momento in cui si sono andati a ridurre le ore si è tagliato il più debole, ovvero i docenti numericamente inferiori. E mentre i docenti di altre materie, come geografia e diritto, sono riusciti a fare sentire la loro voce e quindi a tutelarsi, noi non siamo stati capaci di trovare una convergenza “contrattuale” rispetto al ministero con i colleghi che insegnano musica o uno strumento alle medie e nei conservatori».

Il risultato è che circa 300 docenti siciliani non sanno più che fine faranno. Ma il forte ridimensionamento numerico dei licei musicali comporta un problema anche all’utenza, che perde di fatto un’opportunità formativa: è infatti difficile che le famiglie possano mandare figli quattordicenni a studiare in un’altra città. Tranne per coloro che abitano quindi nelle vicinanze di Palermo e Modica, la musica diventerà una materia molto più difficile da studiare.

«E’ paradossale – nota ancora il prof. Faro – che nel liceo musicale sia previsto l’insegnamento della storia dell’arte mentre in quello artistico, viceversa, non si debba studiare la musica. Anche nei licei professionalizzanti di indirizzo artistico, quindi, non c’è parità. Ma una Nona sinfonia di Beethoven non è forse paragonabile a una Pietà di Michelangelo? Non sono forse entrambe patrimonio dell’umanità? Perché allora togliere agli studenti di qualunque liceo la possibilità di essere messi in contatto anche con la forma espressiva musicale?». Che non dimentichiamolo: in Italia vanta tradizione e geni che ci invidia tutto il mondo. Ma che, oggi, non avrebbero l’opportunità di studiare.

Maria Ausilia Boemi