Genio indisciplinatissimo, obbediente soltanto a sé stesso. Sarà un caso che il teatro Massimo Bellini ha voluto riaprire le porte (quanto l’abbiamo sospirato?) con un’opera di Mozart che mancava da anni da Catania, quell’Idomeneo Re di Creta, che costituisce un piccolo capolavoro del grande musicista salisburghese?

Certo è che è stata davvero una gran rentrée nonchè un suggestivo inizio per la decima edizione del Festival Magie Barocche del Val di Noto, ideato dall’infaticabile professor Antonio Marcellino,che si svolgerà dal 6 al 20 settembre, un suggestivo inizio segnato dalla presenza di una bacchetta magica, squisitamente femminile, quella di Claudia Patanè, che ha guidato l’orchestra del Bellini con energico piglio e adeguato pathos, conferendo all’opera il giusto vigore energico,  con la sobria regia di Guy Montavon.

L’opera, andata in scena in forma essenziale con il pubblico (purtroppo) ben diradato, ha puntato tutto sulle voci, che hanno visto svettare le protagoniste femminili, prima fra tutte il mezzosoprano Josè Maria Lo Monaco. Dotata di un timbro gradevole e pastoso, morbida nell’emissione, ha conferito al personaggio di Idamante una musicalità ben tornita e affascinante; brava anche Maria Grazia Schiavo nelle vesti di Ilia, unanimememte considerato dalla critica il personaggio più riuscito dell’opera, che è stata dolente al punto giusto, seppur di aristocratica presenza, e con una vocalità aperta, ma mai aspra.

A Daniela Schillaci, ben nota ai palcoscenici siciliani e sempre apprezzata, è toccata la parte più difficile, quella di Elettra, che ha superato a pieni voti con un’esecuzione piena e convincente in tutti i registri e una superba conclusione nell’aria “D’Oreste, d’Aiace”.

Convincenti anche le voci maschili: l’Idomeneo di Philippe Castagner si è mostrato abbastanza sicuro nel canto d’agilità, con una voce sufficientemente salda negli acuti. L’Arbace di Diego Godoy ha ben affrontato gli altrettanti acuti della sua parte, mentre Andrey Andreychik è stato un Nettuno di ottima vocalità e presenza scenica. Bravo il Coro del Teatro, diretto con cura da Luigi Petrozziello, potentemente incisivo  nell’allegro “Scenda Amor, scenda Imeneo”, e prezioso l’accompagnamento al clavicembalo del maestro Gaetano Costa.

Il tutto perfettamente amalgamato dalla sapiente direzione di Claudia Patanè, una giovane la cui carriera si sta brillantemente svolgendo in Repubblica ceca e che spesso torna a deliziarci con la sua impeccabile tecnica.

Davvero un solenne inizio quest’anno per la rassegna Magie barocche. I prossimi appuntamenti avranno come magico scenario la Chiesa di San Giuliano in via dei Crociferi, si inizia mercoledì 9 settembre con un omaggio a Piero Farulli e l’Eolian trio.

Silvana La Porta