Vero o non vero che l’impegno del preside è “di non meno di 12-13 ore al giorno”? Ciò è ribadito, compreso il “non di rado sacrificando anche l’irrinunciabile diritto al riposo fisiologico e alle ferie”, nel comunicato di Dirigenti-Codirp (segretario generale nazionale il preside in pensione Attilio Fratta), con obbligo di affissione all’albo sindacale, nel documento del 2 maggio 2017…

Vero o non vero l’impegno del preside “di non meno di 12-13 ore al giorno”? Precisiamo meglio: “non meno di 12-13 ore al giorno” sta a significa che le “ore” possono essere (anzi, che sono) “più di 12-13 al giorno”. Una sofferenza per i presidi, “costretti” (a zero euro?) ad “impegno” per “non meno di 12-13 ore al giorno”. E se ripetutamente lo scrive nei documenti ufficiali di Dirigentiscuola-Codirp il segretario generale nazionale Fratta, anche se da ex preside ormai da poco più di cinque anni, si potrebbe anche dire legittimamente e rispondente a verità, non si tratterebbe di cosa da poco.

Dal 22 al 26 maggio, Dirigentiscuola-Codirp sarà, come è già noto, a Roma, “nell’area antistante al Miur”, ovvero nel largo Bernardino da Feltre, per la manifestazione di protesta “la rivolta dei dirigenti scolastici – incatenamento, sciopero della fame e della sete”. Da parte sua, il segretario generale nazionale di Dirigentiscuola Attilio Fratta, ex preside del “Marconi” di Foggia e in pensione da più di cinque, che ha continuato a ripetere il “non meno di 12-13 ore al giorno” nei documenti ufficiali del sindacatino, ha avvisato la ministra del Miur Valeria Fedeli, e non soltanto lei, che “l’azione di protesta continuerà, se necessario in modo ancor più incisivo, fino a quando non sarà verificata la concreta volontà delle istituzioni per la soluzione delle significative, ed ormai incancrenite, problematiche”.

In un documento dei primi giorni del mese di febbraio di quest’anno, “Memoria di dirigentiscuola-Codirp”, rivolto dallo stesso segretario di dirigentiscuola Fratta alla ministra Valeria Fedeli, a pagina 5 è scritto: “La Politica intervenga prima che la categoria, esasperata, reagisca anche in modo violento”. Si tratta del documento per l’incontro “conoscitivo” con la ministra Valeria Fedeli, al quale erano stati convocati i Segretari generali dei maggiori sindacati rappresentativi dei dirigenti scolastici, compreso quello di Dirigentiscuola, ultimo dei sei sindacati convocati, con 462 le deleghe, 5,4%, riconosciute dall’ARAN alla data del 31.12.2014. Dirigentiscuola nel dicembre 2014 aderiva alla Confedir. Oggi, e da qualche tempo, aderisce alla Codirp. I soci cofondatori di dirigentiscuola della Campania, del Lazio, della Basilicata, della Sicilia e della Calabria, regioni dalla consistenza significativa rispetto alle altre, hanno revocato l’adesione a dirigentiscuola, restando alla Confedir come Udir-Confedir e acquisendo molte nuove adesioni. Cosicché, la rilevazione del 31 dicembre 2017 da parte dell’ARAN per il riconoscimento delle delega potrebbe determinare per Dirigentiscuola-Codirp (dall’11 febbraio 2017, il segretario generale nazionale Fratta e tre dei quattro componenti la segreteria nazionale sono della Puglia) la perdita della rappresentatività e, viceversa, l’acquisita rappresentatività da parte di Udir-Confedir, raggiungendo l’Udir il 5% per cento delle deleghe e subentrando a Dirigentiscuola nelle convocazioni, presso la sede del Miur, dei Segretari generali delle organizzazioni sindacali dell’Area V dirigenza scolastica.

Il Segretario generale di Dirigentiscuola Attilio Fratta, in pensione da più di cinque anni, ha affermato ed evidenziato nella nota “la rivolta dei dirigenti scolastici, incatenamento, sciopero della fame e della sete”, che c’è “una situazione a dir poco disumana e non più tollerabile di Dirigenti leali servitori dello Stato, che hanno fin qui interpretato e applicato i numerosi istituti innovativi introdotti dalla legge 107/15 sulla Buona scuola con un impegno di non meno di 12-13 ore al giorno, non di rado sacrificando anche l’irrinunciabile diritto al riposo fisiologico e alle ferie, e fungendo da capro espiatorio di tutte le sue criticità, alimentate dai tanti soggetti istituzionali con il dichiarato scopo di volerla azzerare e inopinatamente trovando essi una sponda proprio nell’Amministrazione, che ha sottoscritto intese e/o accordi palesemente contra legem”.

 Sostanzialmente – come viene affermato dai docenti e dagli ata, dai sindacati della scuola e in definitiva anche dai moltissimi presidi rispettosi dei diritti dei docenti e degli ata, e gravati insieme da assurdità (comprese quelle dei voti più alti e delle generali promozioni: voti alti e nessuna bocciatura, altrimenti l’istituto scolastico avrà un votazione negativa e quindi di insufficienza, con ricaduta negativa in ordine alla valutazione dei docenti) che hanno portato la scuola italiana al penultimo posto nella graduatoria degli Stati europei, seguita da quella Romania –, la legge 107/2015 sarebbe da rottamare per svariati motivi. Nel più breve tempo possibile. Basta leggere le bufale e le assurdità contenute nelle 27 pagine (1-27) della Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 162 del 15 luglio 2015, nelle quali l’espressione “attivati nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente” è a ripetizione costante. Con “alternanza scuola-lavoro” da rivedere radicalmente e con la chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi a ledere i diritti dei docenti, aggravata dalla prospettiva burocratica del preside predominante, in posizione di vantaggio, ad operare in sede di Ufficio scolastico regionale o provinciale.

L’affermazione che “l’impegno di servizio” dei dirigenti della scuola è “di non meno di 12-13 ore al giorno, non di rado sacrificando anche l’irrinunciabile diritto al riposo fisiologico e alle ferie” si trova per la prima volta nella lettera-documento del 14 ottobre 2016 inviata dal segretario generale nazionale di Dirigentiscuola Attilio Fratta al Presidente Mattarella, al Presidente del Consiglio dei ministri Renzi, ai ministri Giannini, Madia e Padoan, al Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, al Presidente del Senato Pietro Grasso, ai presidenti della settima Commissione della Camera e del Senato, ai responsabili degli Uffici scuola dei partiti politici (otto), invitandoli a considerare, “a mero titolo esemplificativo, che un dirigente scolastico impegna non meno di 12-13 ore al giorno”, ed è del capo del “sindacatino” Dirigentiscuola-Codirp. L’affermazione è ripetuta in altri documenti ufficiali, tra i quali la lettera-documento del 15 marzo 2017 inviata, sempre dall’ex preside Attilio Fratta, segretario generale nazionale dello stesso “sindacatino” Dirigentiscuola-Codirp, ai ministri Valeria Fedeli, Marianna Madia e Giancarlo Padoan. Una lettera-documento in cui viene manifestata “la totale inaccettabile indifferenza delle istituzioni alle legittime rivendicazioni di una categoria ormai schiavizzata, capro espiatorio e parafulmine di tutti i mali delle istituzioni scolastiche” e viene ribadito, dalla “segreteria nazionale”, che i dirigenti della scuola svolgono “un impegno di servizio di non meno di 12-13 ore al giorno, non di rado sacrificando anche l’irrinunciabile diritto al riposo fisiologico e alle ferie”, “che la situazione è a dir poco disumana e non più tollerabile”, “che la categoria non è più disposta ad essere calpestata e maltrattata, che è disposta a recuperare la dignità della categoria anche con azioni eclatanti se le istituzioni continueranno ad essere indifferenti”.

Durante i “transiti” da ANP a Dirpresidi, a Dirpresidi-Confedir, a Dirigentiscuola-Confedir e adesso a Dirigenti-Codirp, comprese le sentenze emesse dalla magistratura – anche, ma non soltanto, per questioni di diritto del lavoro – a seguito di ricorsi di docenti e di non docenti, nonché di dirigenti sindacali, tutte favorevoli ai ricorrenti, l’allora preside e in seguito segretario nazionale di associazioni sindacali di presidi o di dirigenti scolastici Attilio Fratta ha consapevolmente o inconsapevolmente fornito a Polibio, storiografo, che comunque lo ringrazia, molti spunti, tutti documentati, per gli articoli che Polonio ha pubblicato nei siti scolastici, articoli colmi di verità e di interesse pubblico, nonché con critica all’operato di coloro che ricoprono cariche pubbliche e istituzionali. Adesso è la volta “dell’impegno di servizio” dei dirigenti della scuola “di non meno di 12-13 ore al  giorno”. “non meno”, quindi “minimo” o “almeno” rispetto al “massimo” (e comunque a qualsiasi ora successiva al “non meno di 12-13 ore al giorno”), che certamente siamo tutti curiosi di conoscere.

Va prima precisato che il segretario generale nazionale di Dirigentiscuola-Codirp, ripetitore dell’espressione “l’impegno di servizio” dei dirigenti della scuola è “di non meno di 12-13 ore al  giorno, non di rado sacrificando anche l’irrinunciabile diritto al riposo fisiologico e alle ferie”, è in pensione da almeno cinque anni. Non può pertanto esprimersi per esperienza personale. Peraltro, la legge 107/2015 è successiva al suo collocamento in pensione. Inoltre, i tempi di presenza dei presidi a scuola o in uffici territoriali pertinenti non risultano comunque registrati. L’attività lavorativa settimanale è di 36 ore (6 giorni, in ciascuno per 6 ore, anche riservando 2 o 3 ore in due pomeriggi; oppure 5 giorni, in ciascuno per 7 ore e 12 minuti, riservando sempre almeno 2 ore per l’apertura degli uffici in ciascuno di due pomeriggi; oppure 5 giorni, 6 ore di mattina dal lunedì al venerdì e 3 ore in due pomeriggi, dopo la pausa pranzo di almeno 30 minuti). Eventuali ore di lavoro straordinario, retribuite, debbono essere programmate e autorizzate, ma l’orario complessivo giornaliero non può essere superiore a 9 ore, ma soltanto per un numero limitato di giorni.

Comunque, risponde al vero che un dirigente scolastico impegna “non meno di 12-13 ore al giorno”? Ad affermare ciò, e ripetutamente, è stato soltanto il segretario generale nazionale di Dirigentiscuola, ex preside, in pensione da almeno 5 anni, Attilio Fratta. Che l’anno scorso ci sia stato il colpo inflitto all’irrinunciabile diritto alle ferie è possibile, da attribuire alla chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi, di cui alla legge 107/2015. L’impegno lavorativo di “non meno di 12-13 ore al giorno” di un dirigente scolastico, dato che nella sostanza ciò è stato ripetutamente affermato (anche se resta da accertare, da parte delle autorità competenti, trattandosi di ripetuti “esposti”, se corrisponde a verità) dal capo di Dirigentiscuole-Codirp Attilio Fratta, violerebbe norme di legge italiane, oltre ad essere il “non meno di 12-13 ore al giorno” “ben oltre quelle previste dall’Unione Europea, con il rischio per il nostro Paese di esporsi alla procedura sanzionatoria” (Dirigentiscuola-Codirp 14 ottobre 2016).

Se l’affermazione dell’impegno di un dirigente scolastico di “non meno di 12-13 ore al giorno” non corrispondesse al vero, si tratterebbe di una “bufala”, ingenuamente acquisita da chi l’ha presa per buona, fidandosi di qualche “amico” preside in servizio. Ma potrebbe rispondere a verità, anche se soltanto in parte, dati gli spropositi della cosiddetta “buona scuola”, che nella sostanza è risultata (essendo in penultima posizione l’Italia nella graduatoria dei Stati dell’Unione Europea) una “pessima scuola”.    .

Tuttavia, se risponde al vero che l’impegno dei presidi è “di non meno di 12-13 ore al giorno”, ma anche se risultasse di non meno di 11-12 o di 10-11 ore al giorno, è necessario raddoppiare subito il numero delle scuole. Altrimenti le maggiori spese, esclusive soltanto per i dirigenti scolastici, comunque con impegno di “non meno di 12-13 ore al giorno” (oppure, se risultasse una “bufala” il “non meno di 12-13 ore al  giorno”, di non meno di 11-12 o di 10-11 ore al giorno) sarebbero sperperi e non migliorerebbero affatto l’irrazionale esistente. Non ci sarebbe prezzo (quello, per esempio, che viene richiesto in euro dai presidi che dal 22 al 26 maggio, a Roma, “nell’area antistante al Miur”, largo Bernardino da Feltre, parteciperanno alla manifestazione di protesta “la rivolta dei dirigenti scolastici: incatenamento, sciopero della fame e della sete”, o dai presidi che esprimeranno le loro proteste in altre piazze romane il 25 maggio) che potrebbe consentire di continuare nell’illegalità.

In definitiva, bisogna raddoppiare subito il numero delle scuole (non più poco più di 8.000, ma 16.000; non scuole con 1.200, 1.300, 1.400, addirittura con 1.500 alunni, e con un numero notevole di docenti e di ata, sentendo poi il preside che dice di non conoscerli tutti, e figuriamoci se potrà mai conoscere i genitori degli studenti e addirittura gli studenti, ma scuole con 600-700 alunni). Pur aumentando il numero dei docenti e degli ata in servizio a tempo indeterminato, e raddoppiando il numero dei dsga e dei presidi (che in definitiva potrebbero essere democraticamente eletti o, se non elettivi, vincitori di concorso) lo Stato non spenderebbe di più, e soprattutto eliminerebbe quel “rischio” per il nostro Paese “di esporsi alla procedura sanzionatoria” dell’Unione Europea “previsto” da Dirigentiscuola-Codirp. Aumentando il numero degli istituti scolastici, il numero dei plessi mediamente assegnati a ciascuno degli istituti risulterebbe in media meno di tre. Docenti, genitori degli alunni, studenti delle scuole secondarie superiori, personale ata avrebbero garantita maggiore partecipazione democratica (sostanzialmente il doppio di quella attuale) all’organizzazione e alla gestione delle scuole, anche per contribuire a evitare scompensi, irregolarità, superficialità, clientele, ecc. Più scuole, più partecipazione democratica, sostanzialmente a costo zero, non essendo affatto necessario corrispondere stipendi esorbitanti a dirigenti scolastici dall’impegno di “non meno di 12-13 ore al giorno”, pur continuando a corrispondergli ciò che supera, e non di pochi euro, lo stipendio del docente di scuola secondaria superiore dopo 35 anni di servizio. Non di “non meno di 12-13 ore al giorno” l’impegno dei presidi-dirigenti scolastici, perché in definitiva si spenderebbe di più e lo sfascio delle scuole e del sistema scolastico nel suo complesso rimarrebbe qual è, e magari crescerebbe, portando l’Italia, scavalcata in avanti dalla Romania, dal penultimo all’ultimo posto nella graduatoria degli Stati dell’Unione Europea..

Va da sé, per la massima trasparenza, che le ore “dell’impegno di servizio” dei presidi, trattandosi di servizio pubblico, debbono essere accertate attraverso il badge, il cartellino marcatempo delle entrate e delle uscite per la trasparenza dell’inizio e della fine del quotidiano lavoro, delle uscite non per servizio e dei rientri (con orario ovviamente da recuperare), delle uscite per servizio in altra sede e dei rientri in sede, delle uscite (e delle assenze documentate, per motivi riconosciuti dalle vigenti disposizioni di legge e contrattuali, da richiedere formalmente) a titolo personale regolarmente comunicate agli uffici competenti e dagli stessi uffici autorizzate) e dei rientri in sede, con tempi da recuperare.

Se in definitiva c’è da rivendicare ciò che è stato comunque “sottratto” e di chiederne il recupero, interessante è la richiesta, avente per oggetto “lettera aperta sul tema della perequazione economica dei dirigenti scolastici”, inviata il 27 aprile 2017 al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, senatrice Valeria Fedeli, da Udir-Confedir, anche perché il procedimento potrebbe essere messo in atto anche dai docenti e dagli ata, ai quali durante gli ultimi sette anni sono stati sottratti circa 28 miliardi di euro, che avranno “effetti su stipendi futuri, pensione e liquidazione”. Argomenti che Polibio rinvio a un suo prossimo articolo.

Polibio                                                                                                                                             polibio.polibio@hotmail.it