E’ un popolo che da sempre è stato considerato senza storia. E invece la presa di parola dei subalterni ne costituisce la vera emancipazione…(dallaPagina culturale de La Sicilia del 21 maggio 2013)

 

 

E’ questo lo spaccato dell’India che ci offre un illuminante saggio (L’elefante e la metropoli, Dedalo, pp.142, € 16) di Luca Cangemi, apprezzato studioso del postcolonialianismo e attivista politico catanese.

Servendosi degli apporti di psicanalisi, letteratura e antropologia, l’autore delinea un acuto quadro di una nazione in cui coesistono, quasi magicamente, l’antica cultura vedica e i film di Bollywood, in un tentativo di strenua resistenza a una modernità colonizzatrice e capitalista, in uno stretto intreccio tra attivismo politico e impegno intellettuale. L’Inghilterra, mater dolcissima per molti, ha attuato per decenni politiche finalizzate ad acquisire legittimità e stabilità; e anche lo Stato postcoloniale, paradossalmente, ha continuato su questa scia, utilizzando schemi di potere del colonialismo che, là dove ha fatto il deserto, lo ha chiamato pace. Ma la lettura di Gramsci e il suo concetto di “subalterno” hanno creato, in India, una vera e propria coscienza collettiva, garantendosi uno spazio reale di iniziativa autonoma.

La voce dei subalterni vince di mille secoli il silenzio: è questa l’India che resiste di Luca Cangemi.

 

Silvana La Porta