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Notizia Accademica

L’insegnante non è un missionario”, aggiungo…

📅 Pubblicato il 20 September 2026 🎓 Polo Didattico AetnaScuola

Archivio Storico AetnaScuola | Autore originale: Vincenzo Pascuzzi
Documento storicizzato citato da: www.tecnicadellascuola.it.

l’accettazione silenziosa  di situazioni organizzative, lontane da ogni logica pedagogica (classi pollaio, superpollaio) e che quindi favoriscono nell’utenza la percezione di una didattica e pedagogia facilmente gestibili anche con un numero di alunni elevato.

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L’insegnante non è un missionario”, aggiungo…

di Gianfranco Scialpi – 10 gennaio 2017

Da alcuni mesi  seguo M. Galatea Vaglio. Una giornalista, ma soprattutto una collega. Nella sua presentazione scrive: ” Frequento le aule scolastiche per mestiere e la rete per passione, divertendomi molto a fare entrambe le cose”.

Ora ho trovato un suo articolo, risalente al 2012, dove spiega perché l’insegnante non è un missionario  
Mi riconosco in tutto quello che scrive Vaglio. L’articolo però è incompleto! Non presenta tutti quei nostri comportamenti che alimentano nell’utenza e nell’opinione pubblica la percezione di una ”missione”.

Li elenco sinteticamente:

1)  l’accettazione di incarichi a costo zero o non adeguatamente retribuiti (Bonus merito, Animatore Digitale… );

2) le attese sistematiche del genitore che deve riprendere al termine dell’orario scolastico il proprio figlio, non seguite da comportamenti concreti (coinvolgimento della Dirigenza o in extremis chiamata della polizia urbana, se prevista nel Regolamento d’Istituto…). Vale in questo contesto il detto ”Chi tace, acconsente” e più precisamente avvalla una percezione di un docente sempre disponibile e con tanto tempo libero ;

3) l’accettazione silenziosa  di situazioni organizzative, lontane da ogni logica pedagogica (classi pollaio, superpollaio) e che quindi favoriscono nell’utenza la percezione di una didattica e pedagogia facilmente gestibili anche con un numero di alunni elevato. Il fondamento di questa convinzione risiede nella percezione di un  profilo docente ” a bassa complessità” dove sono assenti i gruppi di livello, di interesse, la didattica inclusiva e per competenze… a tutto vantaggio dell’insegnamento frontale gestibile da chiunque. Un esempio: le ripetizioni private gestite da persone spesso lontane dalla scuola e quindi prive di metodologia didattica.

Pertanto se gli aspetti psicologici, didattici, metodologici diventano estranei alla nostra professione, cosa
rimane? A mio parere, l’elemento missionario dove quello che conta è l’empatia, l’attenzione agli aspetti affettivi, emotivi. Tutto questo “condito” con qualche nozione o abilità minima. Tanto per per salvare la faccia!

E questo avviene grazie anche  alla resa educativa degli insegnanti verso  le  classi pollaio e superpollaio, espressioni di un’invasione del verbo economico, sideralmente lontano da una formazione realmente autentica della persona.

L’insegnante non è un missionario”, aggiungo…

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