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Dagli archivi del silenzio «La letteratura in mano alle donne», i cento anni dell’affermazione delle scrittrici, Marinella Fiume recensisce l’ultimo libro di Rita Verdirame…(da La Sicilia)

Il dipinto “La lezione della nonna” di Antonio Magnani (1870) è l’immagine di copertina del libro di Rita Verdirame – Narratrici e lettrici, (1850- 1950) – Le letture della nonna dalla contessa Lara a Luciana Peverelli – Libreriauniversitaria.it, Padova 2009. E l’illustrazione, insieme alla dedica alle nonne, alla madre, a una “signora d’altri tempi”, alle amiche e ai figli, misura già la distanza tra il modo di essere accademico di una donna e quello “neutro” dei colleghi uomini… perché di un saggio critico stiamo parlando, scientifico per il metodo e l’apparato bibliografico. L’attenzione della studiosa è rivolta non solo alle scrittrici, bensì a redattrici e “salonnières” e alla rete fiduciaria e complice intessuta tra queste e le lettrici in un progetto educativo, una socialità improntata al savoir vivre delle nuove “figlie di Eva”, formatesi sulla seduzione della letteratura rosa o sul mistero del giallo, sui feuilleton e le riviste a loro dedicate. Ma anche su qualche buon testo letterario. Che si celino dietro un “nom de plume” virile o cripticamente suggestivo, quasi a volersi pudicamente celare, nell’eterogeneità degli esiti che vanno anche al di là della letteratura di consumo, scrittrici come Matilde Serao, Grazia Deledda, Sibilla Aleramo (Rina Faccio), ma anche Neera (Anna Zuccari), Contessa Lara (Evelina Cattermole), Marchesa Colombi (Maria Antonietta Torriani Viollier), Mura (Maria Volpi Nannipieri), Annie Vivanti, Amalia Guglielminetti, Bruno Sperani (Beatrice Speraz), Luigi di San Giusto (Luisa Gervasio), Jolanda (Maria Majocchi Plattis), Luisa Saredo, Ada Negri, Donna Paola (Paola Baronchelli Grosson), Térésah (Corinna Teresa Ubertis Gray), Regina di Luanto (Guendalina Lipperini Ratti), Paola Bianchetti Drigo, Benedetta Cappa Marinetti, Gemma Ferruggia, Carolina Invernizio, Liala (Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi), Luciana Peverelli (l’anti Liala) guardano alla letteratura come mezzo di affermazione di sé, quasi a voler cartesianamente affermare: “Scrivo dunque sono!”.
Fra Otto e Novecento, i due secoli cruciali della modernità, la scrittrice, pur soggetta alle pressioni sociali e ai pregiudizi di genere che vanno assumendo forma di legge naturale, diventa sempre più presente nel panorama letterario, apparendo come una minaccia, sia nel rapporto tra i sessi, che nel monopolio maschile del mercato delle lettere. Perciò le dinamiche del sistema letterario e le metamorfosi del mercato librario sono strettamente connesse al dibattito e allo stato della “questione femminile”. Verga dichiara di non avere “molta fede nelle donne scrittrici, o meglio nel loro valore artistico, la Sand compresa, ch’è una seccatrice, e la Serao eccettuata perch’è ermafrodita”, e Capuana sostiene che non è il caso di preoccuparsi “dell’invadente concorrenza” femminile, perché le scrittrici, pur introducendo nell’arte “un elemento tutto proprio, la femminilità”, tuttavia “non creeranno nulla di nuovo”. Anche altri critici e scrittori, ossessionati del fatto che la letteratura stia “per cadere in mano delle donne”, esternano il loro scetticismo sul contributo che “recherà questo gaietto sciame femminile” che, segregato per lungo tempo in casa dalla morale borghese, non può avere alcuna esperienza della vita.
La paura della concorrenza (della “gramigna di scritti femminili”, come dirà De Roberto, del “pulviscolo di romanzatrici” che infastidirà Croce) si spingerà fino alla denigrazione e all’occultamento e il “pericolo roseo” (Zuccoli) sarà paventato come inevitabile causa della decadenza della letteratura. Ancora negli anni Cinquanta del Novecento, il Raya affermava con riferimento a Maria Messina e ai suoi romanzi a puntate, che certe “collaborazioni femminili all’austera Nuova Antologia” restavano “un mistero”. La produzione femminile di questi anni condiziona l’intera industria della stampa e la Verdirame indaga il rapporto tra scritture di donne e mercato delle lettere, con l’occhio attento non solo alle protagoniste, ma anche alle comprimarie e alle comparse, in un momento in cui la rete editoriale va consolidandosi, e le donne irrompono, occupano e presidiano una repubblica delle lettere prima esclusivo patrimonio maschile: pubblicano, vendono, diventano veri casi editoriali.
La nutrita parte antologica del volume cerca di sollevare la cortina di silenzio calata sull’imponente attività di molte di queste scrittrici, riproponendo “testi negletti” accomunati dal tema della scrittura, l’occorrenza testuale di maggiore impatto nella produzione femminile del pieno Novecento.
Molto spazio è dedicato alla ripresa di alcuni testi della milanese Luciana Peverelli, donna emancipata, feconda scrittrice di romanzi che mescolano il rosa del sentimento e il giallo del poliziesco, giornalista, traduttrice e sceneggiatrice, intellettuale antifascista, partigiana. La sua autobiografia inedita che qui vede la luce, consegnata alla studiosa dalla governante che l’assistette fino alla fine, è per noi sintomatica di quanto emerso dal volume da noi curato “Siciliane” – che la Verdirame ha occasione di citare -, della difficoltà, cioè, di fare uscire le donne dagli archivi del silenzio in cui sono rimaste chiuse per anni e di come, per fare la storia delle donne, “si debba frugare in fondo a un cassetto”… Allora potremmo trovare ancora tanti inediti che varrebbe la pena leggere. Chissà?

Marinella Fiume (dalla Terza pagina de La Sicilia del 3 marzo 2010)