altHo imparato che è opportuno io non “stronchi” tesine che hanno collegamenti del tutto improbabili che non cito solo per evitare qualcuno possa capire, ma ci sarebbe da ridere (dire di “no”, consigliare altrimenti è stroncare!); è meglio NON MANDARE I RAGAZZI IN BIBLIOTECA perché (e parliamo di ragazzi di quinta liceo) “si perdono”. Capite? Si perdono in biblioteca a 19 anni in quinta liceo!!!

 



Non è sempre colpa degli altri

di Alessio di Treviso – 18 marzo 2012

Si parla sempre di questo o quel governo, di questo o quell’attentato contro la scuola, ma mai (o quasi mai) delle colpe dei docenti. Per me lavorare nella scuola inizia ad essere sempre più complicato: certo, innanzitutto perché la precarietà pesa, ma non solo. Pesa sempre più perché se si vuole far bene il proprio lavoro, si finisce per avere grane. Naturalmente anche moltissime soddisfazioni, ma alla fine pesano molto di più le proteste, perché quelle vengono fatte a gran voce. Il problema è che ormai si sta raggiungendo un livello che mai avrei sospettato: quest’anno, ad es., ho imparato che è opportuno io non “stronchi” tesine che hanno collegamenti del tutto improbabili che non cito solo per evitare qualcuno possa capire, ma ci sarebbe da ridere (dire di “no”, consigliare altrimenti è stroncare!); è meglio NON MANDARE I RAGAZZI IN BIBLIOTECA perché (e parliamo di ragazzi di quinta liceo) “si perdono”. Capite? Si perdono in biblioteca a 19 anni in quinta liceo!!!
Io, come sapete, insegno storia e filosofia nel triennio delle superiori e a volte si ha a che fare con ragazzi che faticano in maniera evidente. Il fatto è che, dinanzi a difficoltà di comprensione, il problema dovrebbe essere generale e spesso lo è: dalla matematica al latino, passando per la filosofia, la chimica e così via. Ebbene, a volte mi trovo dei ragazzi i quali mi dicono che “l’anno scorso andavo bene”. Aggiungo: non bene, molto bene! Quest’anno si ritrovano 4 perché, dinanzi a domande precise, producono un generico riassunto, non sanno argomentare, il linguaggio risulta impreciso… insomma tutti gli obiettivi non vengono soddisfatti. E poi si viene a sapere che nel famigerato “scorso anno” avevano 7. SETTE! Ma 7 io lo do ad una risposta che è ben oltre la sufficienza!!!! Ora delle due l’una: o riusciamo a metterci d’accordo, per cui ragionare significa ragionare e non ripetere a memoria, per cui “sviluppo di uno spirito critico” (chi non inserisce questa espressione nella sua programmazione?) non equivale a ripetere quattro cose in croce o a dire tutto quello che si sa indipendentemente dalla domanda, oppure siamo nella più becera anarchia. Purtroppo le discipline umanistiche sono, eccezion fatta per latino e greco, maggiormente soggette ad una eterogeneità valutativa, che spesso rende davvero complicato poter lavorare in modo serio, perché quando erediti una classe che non ha mai conosciuto una insufficienza e inizi a produrre valutazioni che vanno dal 3 al 10, cominciano i drammi.
Prima di procedere alla correzione, scrivo la risposta, sì da poter avere un criterio quanto più oggettivo (sì, “oggettivo” non è una bestemmia): alla fine vedo se c’è l’argomentazione, se ci sono i contenuti essenziali, la qualità del linguaggio e così via. Naturalmente non posso pensare di procedere per mera sottrazione, nel senso che un aspetto può essere stato affrontato benissimo e quindi pesa di più, però o accettiamo che la scala valutativa debba essere usata tutta (o quasi) e quindi almeno dal 3 al 10, oppure avremo valutazioni incapaci di riconoscere una insufficienza. Deve essere chiaro cosa significa “sufficiente”, ossia quale sia l’obiettivo minimo! Moltissimi docenti, purtroppo, non contemplano il non raggiungimento degli obiettivi minimi. E così si producono disastri. Qui non c’entra questo o quel governo, ma solo l’atteggiamento dei docenti, i primi e veri responsabili, nel bene e nel male, del successo formativo, perché anche se hai una classe indecente ma un consiglio di classe unito e pronto a remare nella stessa direzione, alla fine la si spunta. Quando metà classe in quinta liceo resta a casa prima della simulazione della terza prova, che razza di classe è? Quando comportamenti indecenti non vengono sanzionati (perché “poveretto, cerchi di capire”), quando si prova pietà degli alunni (il sentimento di pietà è il contrario del rispetto), cosa resta? Il problema è che nessuno, tranne il sottoscritto, dice nulla. Tutto ok, tutto normale. Chiaramente a predicare da solo nel deserto si perde solo fiato, ma possibile che la classe docente (e non la Gelmini, non Profumo, non Berlusconi…!) sia così scandalosa?
Se dovessi scegliere, preferirei una precarietà eterna alla possibilità di rinunciare a fare bene il mio lavoro.

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