Le corse per il lavoro vanno pagate di Mario D’Adamo Lo spostamento tra una sede e l’altra è a carico del datore di lavoro…(da ItaliaOggi)


Chi deve fare le corse per raggiungere sedi di lavoro tra loro distanti anche qualche decina di chilometri può provare a chiedere alle rispettive scuole che il tempo necessario sia imputato all’orario di lavoro, valutato come straordinario e conseguentemente retribuito. Se la risposta è picche, c’è la magistratura pronta a dar loro ragione, stando almeno ai contenuti della sentenza della Cassazione lavoro ( n. 17.511/2010).

L’alta corte ha confermato, infatti, la condanna di una società al pagamento di circa cinquemila euro, a titolo di compenso per il lavoro straordinario prestato da un dipendente, lavoro straordinario che non consisteva in effettiva attività lavorativa ma nel tempo necessario a raggiungere il posto di lavoro. Il caso esaminato dalla corte presenta evidenti analogie con la posizione degli insegnanti titolari o incaricati di cattedre cosiddette esterne, quelle cattedre articolate su due, tre sedi in cui l’insegnante, per ragioni di funzionamento del servizio e di distribuzione delle lezioni delle scuole in cui insegna, deve trovarsi in orari diversi di uno stesso giorno. Il dipendente di quella società, infatti, cui la corte ha riconosciuto il diritto al pagamento dello straordinario, doveva presentarsi un’ora prima dell’inizio del suo orario per portarsi con altri colleghi su un mezzo aziendale al luogo dove avrebbe dovuto svolgere la prestazione. Il tempo trascorso per arrivare al posto di lavoro, partendo dalla sede legale della società e per soddisfare esigenze da questa stabilite, andava ricompreso nella nozione di attività lavorativa o, meglio, nel più ampio concetto di orario di lavoro stabilito dall’art. 1, secondo comma, lett. a) del decreto legislativo 66/2003. Secondo tale norma nell’orario di lavoro si deve includere «qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni». Il tempo necessario a recarsi sul luogo di lavoro si deve considerare lavorativo, puntualizzano però i giudici della Cassazione, «unicamente nel caso in cui lo spostamento sia funzionale rispetto alla prestazione», e non anche quando esso serva al lavoratore per raggiungere il posto di lavoro direttamente dalla sua abitazione. E così non è tempo di lavoro quello che l’insegnante impiega per presentarsi in servizio nella prima sede prevista dal suo orario giornaliero bensì quello che gli serve per spostarsi da questa a un’altra nell’ambito di una stessa giornata lavorativa, essendo ciò dovuto più spesso a esigenze di coordinamento dell’orario delle lezioni delle scuole su cui sono articolate le cattedre orario esterne che per comodità dei docenti che su di esse sono titolari. I quali, a differenza del dipendente di quella società che poteva contare su un mezzo messo a disposizione della ditta, sono anche costretti a utilizzare un proprio mezzo di trasporto, nel cui impiego ciascuna amministrazione scolastica confida per garantire alle proprie classi regolarità didattico – educativa delle relative attività di insegnamento ma dei cui oneri nemmeno si assume il carico.

Note: ItaliaOggi Azienda scuola 5/10/2010