L’omosessualità è una malattia psicologica dalla quale si può guarire. E’ giusto e opportuno fare una tale affermazione a scuola?…

L’episodio è accaduto, come riferito dal quotidiano La Repubblica, in provincia di Torino, all’istituto superiore Pininfarina, la scuola di Moncalieri interessata nei mesi scorsi dal caso di un docente che pagava gli studenti per fare sesso.

Ora di religione. Entra la docente e un alunno, per movimentare la lezione, domanda: “Prof, ma lei che ne pensa tipo dei finocchi? Secondo lei sono normali?”

A questo punto, secondo il racconto degli alunni, la professoressa inizia una lunga discussione che si tramuta nell’espressione di alcune sue opinioni personali. La premessa è “ho molti amici gay” e “li rispetto, ma no, ovviamente non sono normali”. Poi si giunge alle teorie riparative. La docente, per dimostrare l’assunto che l’omosessualità è una malattia psicologica dalla quale si può guarire, racconta la storia di un medico che, dopo essere stato omosessuale, si è sposato “e ha anche avuto dei figli grazie alla psicanalisi”. L’episodio riportato parla di un uomo che, traumatizzato nella prima infanzia dalla vista del cadavere della madre, si sarebbe sentito attratto dalle persone del suo stesso “per timore di essere abbandonato da quelle dell’altro” e che dopo diversi mesi di terapia si sarebbe “convertito” all’eterosessualità.

Un’opinione personale, certo, ma che scatena la reazione di alcuni studenti e innesca una discussione animata: da un lato la professoressa, desiderosa del rispetto delle sue idee, dall’altra gli studenti che la accusano di omofobia.

Subito il preside dell’istituto, Stefano Fava, contatta la docente e chiede chiarimenti. Questa ha confermato solo in parte: parlando con il preside, ha spiegato di aver illustrato le diverse teorie sull’omosessualità. Sia quelle che lo considerano un orientamento naturale sia quelle che la attribuiscono a un evento traumatico e come tale fatto reversibile. La docente ha poi detto di aver espresso la sua contrarietà alle adozioni per le coppie dello stesso sesso e riconosciuto che però anche in queste vi possa essere “amore per i figli, soprattutto se si tratta di due donne con un forte istinto materno”.

Resta il fatto che gli studenti omosessuali, dinanzi a tali affermazioni, molto probabilmente si sono sentiti discriminati e accusati di soffrire di una brutta malattia. Non a caso la rete degli studenti medi ha condannato il gesto dell’insegnante di religione e chiesto all’istituzione scolastica, all’Ufficio scolastico del Piemonte e al Ministero dell’Istruzione di intervenire per condannare il gesto e organizzare nella scuola un momento di formazione per i docenti su identità di genere, sesso biologico e identità sessuale.

“Se confermato si tratta di un episodio gravissimo, ma attendiamo le verifiche interne della scuola” ha detto Marco Giusta, presidente di Arcigay Torino. Paolo Montagna , vicesindaco di Moncalieri, dove ha sede la scuola, sostiene che “a Moncalieri non c’è spazio nè per gli omofobi nè per l’omofobia”.

Il giorno dopo Stefano Fava, preside dell’istituto precisa: «Questa è una scuola scuola aperta e c’è rispetto di tutti. Abbiamo avuto tanti problemi, ma mai di questo genere. Invitare all’odio nei confronti degli orientamenti sessuali, politici o delle origini non fa parte dei principi che insegniamo. Apriremo una specie d’indagine interna, sentendo tutti e se ci saranno gli estremi coinvolgerò l’ufficio scolastico regionale per capire se sia il caso di prendere dei provvedimenti. Potrebbe esserci anche un provvedimento disciplinare, ma solo quando avremo chiarito del tutto i fatti. Il principio d’innocenza vale anche in questo caso. Finora ho sentito il racconto della professoressa e solo per via indiretta quello dei ragazzi. Voglio appurare i fatti con calma, aspetterò lunedì per avere un confronto con tutte le parti, ma non farò passare la cosa sotto silenzio”.

Si farà luce sull’episodio, dunque. Ma non sarebbe il caso di cominciare a pensare a una seria formazione degli insegnanti su questo delicato tema?

Silvana La Porta