«La scuola ha smesso di essere un servizio ai cittadini e alla Nazione, per diventare un enorme ammortizzatore sociale»Maria Stella Gelmini.

 Questo succedeva vent’anni fa. Dopo vent’anni in una classe dell’Università di Padova dove mi sto specializzando e aggiornando a spese mie che non sono poche, e dove stiamo studiando in continuo con lezioni che stimolano, che ci aiutano ad un continuo confronto e la discrepanza tra la realtà e quello che dovrebbe essere la Scuola Pubblica Italiana, l’altro giorno girava una pagina di Repubblica che diceva:“La scuola italiana non potrà più essere – “e non sarà più” – un ammortizzatore sociale. Roberto Reggi PD. Almeno avessero cambiato le parole, e le parole sono tante, e sono importanti quando parlano di vite e di storie, di narrazioni e di vissuti.
Quando ho letto queste parole, dato che sono una precaria storica falciata dalla riforma Gelmini,e con me altre migliaia di persone, ho perso ogni speranza di poter riacquistare un’identità sociale, un futuro che mi rappresenti e, senza che nessuno desse il via, ci siamo ritrovati a levare un coro di protesta contro un Governo che subdolamente e per accaparrarsi voti, si era rivolto tempo addietro a noi insegnanti con queste parole: “Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito. Abbiamo permesso che si facessero riforme sulla scuola senza coinvolgere chi vive la scuola tutti i giorni. Si tratta di un errore strategico: abbiamo fatto le riforme della scuola sulla testa di chi vive la scuola, generando frustrazione e respingendo la speranza di chi voleva e poteva darci una mano (…). Chiameremo il Governo, il Ministro, i suoi collaboratori a confrontarsi sulle proposte e sulle idee. E daremo risposte alle proposte degli insegnanti, non lasciandoli soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola”.
Questo governo fatto di parole e slide, non di fatti e di accadimenti, sta andando avanti rotolando come può, arrampicandosi sugli specchi che trovano sulla via del loro pensiero unico, accontenta con un Decreto delega, quel popolo che intimamente ha sempre pensato :”Gli insegnanti, quelli che non fanno niente, quelli che hanno tre mesi di vacanze e i pomeriggi liberi”. Ecco questo Governo che ci aveva impalmato per avere il nostro voto, oggi, ci ha dato in pasto ad un mercato che di noi non se ne frega nulla perché non portiamo potere, successo e soldi, ma solo cultura.” Con la cultura non si mangia” diceva un noto Ministro collega della catastrofica Gelmini, ed è quello che sta operando questo Governo farsa, quello che diceva non faremo mai una riforma scolastica e adesso sta varando un’ altra bomba nucleare, che falcerà dalle sue premesse 150.000 posti per un risparmio, secondo il Governo di 1,5 miliardi alle superiori con lo smantellamento dell’ultimo anno e, portando aumento ore lavorative a 36 (18+18) con un aumento stipendiale per chi le utilizza, supplenze e corsi pomeridiani, la chiusura delle graduatorie d’istituto per le supplenze brevi, per cui scomparsa degli aspiranti docenti, la premialita’ ristretta allo staff a discrezione del DS, la valutazione attraverso l’Invalsi come componente esterna. Vogliono imitare il metodo anglosassone che prevede sì, le 36 ore frontali, ma 18 ore di lezione e le rimanenti di ricevimento alunni, genitori, ore per l’aggiornamento, hanno mense interne per gli studenti, la collaborazione degli ATA, il riscaldamento in inverno e condizionatori d’estate e, soprattutto non hanno i precari. Non riescono a capire che in Italia ci vuole un rinnovamento dal basso, come in tutti i cicli storici. Creeranno un altro flusso di esodati e insegnanti a scuola che girovagano per trovare un computer che si connetta, una stampante, i fogli per usare e, soprattutto la copertura del sistema operativo. Questo governo che dopo averci sterminato, sicuramente metterà in atto l’austerity, perché non si possono buttare 80 euro per una categoria di persone invece di pensare prima a pagare i debiti per tutti, un governo che darà sicuramente la priorità ai colleghi di ruolo predisposti a prendersi ore in più, profumando questa offerta come hanno fatto il gatto e la volpe con Pinocchio: illudendoli che fioriranno soldi da un albero ormai secco, che non dà frutti da anni, quell’albero che si chiama FIS, ma che in realtà si chiama Fondo Inoltrato Senzauscita. Un altro gesto di disprezzo verso noi insegnanti che siamo abituati a lasciare il segno nella vita preziosa dei nostri ragazzi, un segno ai 170mila iscritti nelle GaE, 460mila iscritti in Graduatoria di istituto per supplenze annuali (da sottrarre i 170mila iscritti in GaE, 10mila nuovi abilitati TFA, 70mila con titoli di servizio e abilitandi PAS, 55mila diplomati magistrali. A questi bisogna aggiungere i laureati in Scienze della formazione primaria immatricolati dall’anno accademico 2008/09. Di questi, coloro che hanno lavorato sono stati 120.339 su 728.325 docenti, 108.284 assunti fino al 30 giugno e solo 12.055 con contratto al 31 agosto tra i 40-50 mila supplenti chiamati dalle graduatorie d’istituto. A questi bisogna aggiungere 18.979 Ata.
Il totale si aggira tra i 180 e i 190mila precari realmente utilizzati nelle scuole. Un esercito che bussa alla porta della stabilizzazione (Fonte Orizzonte Scuola), ma non trova mai nessuno che apre, perché c’è una volontà estrinseca e intrinseca al non ascolto, a nasconderci, a dare l’empowerment alle Scuole Private meglio se a impronta cattolica, a farci passare per fannulloni che sputano su un piatto che non è il loro. Tutti noi insegnanti sappiamo che lavoriamo almeno 32 ore la settimana se non di più, e se qualche insegnante sarà allettato dalla premialità di un DS, che innanzitutto è un individuo, per cui difficilmente imparziale, dovrà sapere che taglierà le gambe e il futuro ai precari che aspettano da vent’anni e anche di più, ai giovani, alle leve che solo per passione ( parola non più in uso ormai), ha scelto questa strada ostacolata da quelle persone che fanno girare slide, che vogliono cambiare il verso, ma il verso purtroppo, è sempre lo stesso. Il verso che porta al loro benessere, alle loro priorità, al loro potere e alle loro bugie. Vent’anni trascorsi resistendo sempre e combattendo pensando che prima o poi qualcuno avesse uno spessore culturale e permeato di giustizia, di obiettività e di uno sguardo più raffinato, arrivasse a salvarci. Ma la nostra storia è piena di queste gattopardismi. Ponzio Pilato quando chiese al popolo :”Volete libero Gesù o Barabba?”, non aspettò molto la risposta. Il popolo acclamò Barabba, per poi pregare da allora quel Gesù che aveva indicato una strada diversa, un sentiero mai attraversato, un segno di cultura. Don Gallo diceva :”Non basta credere, bisogna essere credibili”, ecco questo dovrebbe essere il motto di ogni politico per rifarsi ad Aristotele quando diceva :”Io devo creare un uomo in quanto tale”, invece di sposare l’idea di Platone :”Io devo istruire per rendere gli uomini guerrieri.” La politica quella della polis, quella che non guardava in faccia banche, intrallazzi, pance piene e corrotti, manigoldi e starlette, dovrebbe far cadere tutte le rappresentazioni sociali, dovrebbe studiare le teorie del campo di Lewin, capendo che solo facendo cadere le rappresentazioni sociali, gli stereotipi, i pregiudizi e i condizionamenti, potrà avere un futuro, quello che ci potrà salvare da questa zona morta. Una zona morta in cui i morti sono quelli che rappresentano la vita e quelli che dispongono delle nostre vite, sono solo persone che credono in loro stessi. No, non potranno mai essere veri, perché non hanno mai avuto un credo sociale, un credo universale, la verità come scopo e principio. Resisteremo anche questa volta, e per resistere pacificamente invito tutti prima del varo contro il nuovo Piano Scuola Renzi-Reggi e Giannini e contro il taglio di un anno delle superiori, le 36 ore, la chiusura delle graduatorie d’istituto e la premialità’ ristretta allo staff a discrezione del DS, a fare assemblee di docenti in tutte le città per agevolare l’autorganizzazione e decidere la forma di protesta, cercare di coordinarci per una manifestazione vera e propria, fare informazione ai colleghi che sono al mare ( chissà come mai queste decreti delega vengono fuori sempre d’estate a giochi fatti, a graduatorie già ultimate, con persone che hanno già cambiato residenza, lasciato la loro terra e i loro affetti), fare informazione tramite facebook e e-mail, inviare comunicati stampa di dissenso, scritti di pugno o copiati, ai giornali locali e nazionali, iscriversi ai vari gruppi di docenti su facebook per concordare iniziative, scrivere mail di dissenso a Reggi segreteria.reggi@istruzione.it, scrivere mail di dissenso alla Giannini tramite: urp@istruzione.it, segr.tecnicaministro@istruzione.it, dipprog.segreteria@istruzione.it,caposegreteria.ministro@istruzione.it, segreteria.particolare.ministro@istruzione.it, uffstampa@istruzione.it.
Crediamoci davvero, perché solo se ci crediamo davvero potremo vedere, solo se saremo credibili non faremo la figura della Rappresentante CGIL per la scuola ora senatrice che twittando dice: #Scuola @PuglisiPD “Da Reggi una proposta che valorizza gli insegnanti” @scuolapd @pdnetwork
http://www.partitodemocratico.it/doc/269640 Ecco una rappresentante nazionale del Pd dalle lotte sempre un po’ sopite,che è passata dalla parte del potere, della casta, dei chi se ne frega e del “Mors tua vita mea “. Ma dopo tutti questi anni di lotte, distruzione fisica e mentale, mi chiedo perché ancora rimaniamo in Italia a subire a testa bassa e continuare a ricostruirci ogni giorno. Io non voglio che i miei figli vedano per sempre una mamma con i pugni chiusi, arrabbiata e sempre giovane. No, voglio essere una donna, madre e insegnante fiera e rispettata per quello che sono, una rappresentante di una comunità educante, capace di cogliere, sviluppare, imparare e formare. I miei figli e la mia famiglia sono più importanti di ladri, disonesti e persone legate a doppio filo ad un potere bieco e sordido. Questa nostra Italia, non è per insegnanti e per insegnanti seri e professionisti. Sono certa che saremo tutti vicini gli uni agli altri anche in questa battaglia. Forza ragazzi, non facciamoci spezzare i sogni, apriamo e dispieghiamo le pagine dei nostri libri per avere la gioia di riscoprire la dignità sapendo che :“Se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore e chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.” Che Guevara. E di lui ci possiamo fidare.

Claudia Pepe

http://questione-di-classe.comunita.unita.it/2014/07/05/chi-lotta-puo-perdere-chi-non-lotta-ha-gia-perso/