altC’è sempre qualcuno più bravo di te, che può insegnarti tanto anche se si è vecchi e saggi, anche se si è maestri, anche se si è poeti e scrittori. Tonino Guerra, magnifico neo novantenne, nella sua casa di Pennabilli, piena di libri e quadri, tiene in evidenza sul tavolo la lettera del «figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità». Lettera oramai famosa, scritta da un piccolo imprenditore di Adro, nel bresciano, per accompagnare il versamento di 10 mila euro al Comune

«Un senatore ad Adro contro l’Italia feroce»

di Onide Donati

C’è sempre qualcuno più bravo di te, che può insegnarti tanto anche se si è vecchi e saggi, anche se si è maestri, anche se si è poeti e scrittori. Tonino Guerra, magnifico neo novantenne, nella sua casa di Pennabilli, piena di libri e quadri, tiene in evidenza sul tavolo la lettera del «figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità». Lettera oramai famosa, scritta da un piccolo imprenditore di Adro, nel bresciano, per accompagnare il versamento di 10 mila euro al Comune, quanto basta per pagare le rette della mensa scolastica di quei bambini «morosi» (una quarantina) lasciati senza cibo dal sindaco leghista. Ecco: Tonino Guerra, l’aedo di Fellini, lo sceneggiatore di grandi registi, considera una sorta di eroe civile quel «figlio di un mezzadro». E, dice, è lui che merita di essere nominato senatore a vita. «Lui, non io, perché con quella lettera ha fatto un gesto straordinario». Ieri, sul Corriere della Sera, Guerra ha in qualche modo «formalizzato» la sua proposta: «Non sarebbe male – ha scritto – se il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiamato a scegliere il nome per riempire il seggio attualmente vacante al Senato, dimenticasse la proposta generosa nei confronti del mio nome fatta da alcuni senatori e deputati (e altre segnalazioni di nomi ancor più prestigiosi) e assegnasse idealmente quel seggio all’italiano di Adro».

L’«italiano di Adro», al secolo Silvano Lancini, ancora ieri veniva violentemente attaccatto in un paese che sembra avere del tutto smarrito il lume della solidarietà. Ai tanti che, nel migliore dei casi, hanno bollato come «diseducativo» il suo gesto «per quella gente lì», si sono aggiunti addirittura i preti di Adro: «Il bene non fa rumore e in questi giorni, in cui di rumore ce n’è fin troppo, ci siamo più che mai proposti di non lasciarci tirare per la giacchetta da nessuna parte». In sostanza, un sindaco che toglie il cibo ai bambini e un cittadino che evita questa barbarie per quei sacerdoti pari sono.

Tonino Guerra è sconcertato. Non riesce a farsi una ragione «della durezza che è entrata nei cuori delle persone». «A me ciò che ha fatto l’imprenditore di Adro sembra un gesto bello e nobile. No, non è una provocazione, non è un regalo a quella parte di comunità povera disprezzata da chi sta bene. È un regalo e, insieme, una lezione per l’intera società. Perché ci dice che anche nel fondo del tunnel dell’egoismo e della cattiveria si può vedere un po’ di luce. E perché tenta di risvegliare quel che è parte del patrimonio genetico dell’uomo e che ha fatto evolvere l’umanità: il valore del confronto, la ricerca del dialogo per risolvere i problemi. Lo sa quante volte con Fellini, con Antonioni, con Angelopoulos mi sono trovato di fronte a bivi difficili, a strade in apparenza chiuse? Cosa fai in quelle situazioni? Parli, discuti poi decidi. Nella vita, in fondo, non è diverso: a Adro – dove ho l’impressione che la gente non si parli più – c’era un problema, se ne doveva discutere e la soluzione si sarebbe trovata». Anche perché, davvero, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Guerra, in particolare, è rimasto colpito dalla denuncia di illegalità che la lettera dell’imprenditore rivolge agli amministratori di Adro: «Ci diano le loro dichiarazioni dei redditi… – scrive Lancini -. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei che il loro reddito venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro al mese». E ancora: «Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro». «Parole felici», chiosa Tonino Guerra sul Corriere. Al telefono aggiunge: «Quella lettera ha una struttura eccezionale, io non avrei saputo scriverla meglio. Mette ognuno di fronte ai suoi peccati. Ma resta il fatto che in questo paese se evadi le tasse generalmente non succede nulla mentre se non paghi la mensa scolastica c’è un bambino che non mangia».

19 aprile 2010

http://www.unita.it/news/italia/97614/un_senatore_ad_adro_contro_litalia_feroce