Magie barocche: affascinante exordium con le Quattro stagioni dei Solisti Aquilani

Venerdì 4 ottobre al Teatro Machiavelli si è aperto con un concerto affascinante e foriero di profonde riflessioni il bel festival Magie barocche, giunto meritatamente ormai alla sua nona edizione, dopo anni di successi di pubblico e critica, grazie all’infaticabile opera ed esperienza del presidente, il professore Antonio Marcellino (che in atto è anche il sovrintendente dell’Orchestra Sinfonica Siciliana) e del direttore artistico, il professore Agostino Ziino dell’Università Tor Vergata di Roma.

Un inizio inconsueto con un classico intramontabile della musica barocca, le Quattro stagioni di Vivaldi, rivisitate con grinta dai Solisti Aquilani, un ensemble affermato in ambito internazionale, guidato con sapienza e diuturno impegno dal violinista Daniele Orlando.

L’esecuzione è stata preceduta dalla proiezione del cortometraggio ad essa ispirata, dallo stesso Orlando ideato e diretto, che ha subito riservato una piacevole sorpresa: i testi, infatti, firmati da Donatella Di Pietrantonio e Dacia Maraini e le belle, suggestive immagini sullo schermo hanno introdotto gli spettatori a diretto contatto col tema dello spettacolo: salvare il mondo in cui viviamo.

Poi è stato un nuovo, intrigante Vivaldi, sempre godibile, che ha inteso però suscitare nel foltissimo pubblico (un vero e proprio tutto esaurito) una meditazione seria, quanto mai attuale e necessaria, sul disastro ambientale: la natura  che cantava il grande musicista barocco, purtroppo, non esiste più. E allora la musica può diventare denuncia, forte e decisa, di violenze perpetrate nei confronti della nostra Madre.

I Solisti aquilani si sono rivelati una compagine incredibilmente affiatata, oltre che esecutori dotati di un’ottima tecnica e notevoli capacità interpretative individuali nella resa di un chiaro scuro sonoro affascinante, che ben ha trasmesso il confronto tra l’antica natura, fonte di belle illusioni, e l’orribile scempio di oggi. Il maestro Orlando ha donato un’esecuzione impeccabile, splendida nei momenti solistici, quando la musica si è fatta sferzante e lacerante.

Non a caso ha dichiarato, nelle note al concerto, che egli continua ad amare il mare di Pescara, ormai profondamente inquinato, come si ama un proprio caro gravemente ammalato. E da questo amore è nato davvero un bel concerto denuncia, un progetto artistico innovativo e moderno che ha incantato e convinto. Un appello forte e disperato che invita a mobilitarsi perché, son parole della Maraini, “noi andremo avanti, cercando nel gelo dolci echi di Speranza…”

Silvana La Porta

La foto è gentilmente concessa da Gattopino hp

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