Magie barocche, il Festival internazionale del Val di Noto giunto quest’anno alla sua sesta edizione, oltre a proporre musica originale e ben eseguita, si distingue anche per la raffinatezza delle sue dotte proposte, merito indiscusso del direttore artistico Antonio Marcellino, coadiuvato dalla giovane direttrice d’orchestra Claudia Patanè…

É stato il caso del concerto del  14 novembre che si è perfettamente incastonato nella solita scenografica cornice di palazzo Biscari con un tema particolarmente affascinante: Amore e musica nella cultura dell’età Elisabettiana.

E’ risaputo che la regina Elisabetta amava profondamente la musica, si circondava e proteggeva musicisti: presso la sua corte si sviluppò la prassi esecutiva dei consorts di viole da gamba e molto praticata era anche la musica per liuto.

E il concerto ha proprio inteso ricreare tutto lo spirito di un’epoca, riuscendoci magistralmente. La voce recitante di Irene Timpanaro, il soprano Picci Ferrari e il maestro BasilioTimpanaro al clavicembalo hanno dato vita a un recital singolare su testi di William Shakespeare (recitati in lingua italiana), canzoni in lingua originale di John Downland il più celebre compositore di Songs dell’età elisabettiana, Thomas Morley, Thomas Campion, Robert Johnson e musica di William Bird.

Il programma tripartito ha toccato diversi aspetti del tema amoroso: la prima parte, intitolata If music be the food of love (Se la musica fosse il nutrimento dell’amore), ha deliziato gli ascoltatori con versi sensuali e pieni di malinconico languore; la seconda parte, intitolata non a caso Lachrimae, si è distinta per toni più tristi e struggenti; la terza Sigh no more…! (Non più sospiri) ha concluso le tramed’amore con accenti più allegri e spensierati.

Splendidi i testi, di rara bellezza e poesia, uno su tutti il monologo di Puck dal Sogno di una notte di mezza estate, recitati da una Irene Timpanaro brillante, ma mai sopra le righe; puntuale l’interpretazione del soprano con una pronuncia convincente sostenuta da una voce senza incertezze di sorta.

Il momento migliore del maestro Timpanaro sono state le variazioni per cembalo sulla canzone di Morley – O mi stress mine, la cui esecuzione ha rivelato la sua perfetta padronanza nonché un gusto profondo nel ricreare le atmosfere del tempo.

Chicca finale lo scanzonato bis, con l’interpretazione di una antica canzone popolare anglosassone che vede protagonista un giovane che rivela alla madre, con toni sfrontati, il suo profondo desiderio di sposarsi

E “come away, come sweet love”, veniva da cantare, andando via, ai soddisfattiascoltatori, nella convinzione che “la musica sia il nutrimento dell’amore”…

Silvana La Porta