Magie barocche, la prestigiosa serie di concerti catanesi al palazzo Biscari curata dal direttore Antonio Marcellino, è proseguita nella serata del 22 novembre , con una vera e propria chicca musicale e filologica: le quattro Cantate di Carlo Francesco Cesarini, uno dei più rilevanti compositori della Roma tardo barocca, contenute nel manoscritto 2248 della Biblioteca Casanatense (Fetonte, e non ti basta, Già gli augelli canori (L’Arianna), Filli, no’l niego, io dissi (La gelosia), Oh dell’Adria reina. )

Ad eseguirle la rinomata Ensemble L’Astrée, formazione strumentale specializzata nel repertorio sei-settecentesco secondo criteri storici e con l’utilizzo di strumenti originali, con Francesco D’Orazio e Lathima Vithanave ai violini, Rebecca Ferri al violoncello, Pietro Prosser alla tiorba, Giorgio Tabacco al clavicembalo e il soprano Stephanie Barberino,, tutti reduci da un medesimo concerto romano in San Luigi dei Francesi.

Davvero il soprano Stephanie Varnerin ha brillato per tutta l’esecuzione, in particolare in quei recitativi dove erano presenti dei madrigalismi che accentuano il valore semantico delle parole del canto, attraverso una sorta di rappresentazione musicale del testo poetico. Di pari passo infatti e in perfetta simbiosi hanno proceduto parole e musica, con un’inquietudine che ha attraversato gli ascoltatori, al lamento per la sofferenza causata dall’amore non corrisposto, dal tradimento e dalla lontananza della persona amata o da un’indomabile gelosia.

I testi,infatti, tutti ispirati alla tradizione arcadico pastorale, con soggetti prevalentemente mitologici,(la vicenda di Fetonte, di Sisifo, e quella di Arianna, abbandonata da Teseo) si sono snodati tra arie e recitativi, caratterizzati da una notevole apertura melodica e, fatto piuttosto raro, dalla presenza di alcune indicazioni agogiche in stretta relazione con lo stato d’animo espresso dal testo poetico.

Sapiente l’esecuzione al clavicembalo di Giorgio Tabacco, dal 1994 direttore artistico dell’Academia Montis Regalis, orchestra barocca e classica con strumenti originali fra la più accreditate a livello internazionale.

Il brano più toccante quel lamento d’Arianna che si risveglia alla dolce melodia degli augelli canori, cercando il “perfido inumano”, il “traditor crudele”; davvero l’amore della tradizione arcadica, con cui questo festival barocco catanese ci sta facendo dialogare spesso, è un sentimento causato da una «beltà cara e tiranna» che costantemente «inganna» colui che ama. Ma metterlo in musica è un dolce oblio ai mali…

Silvana La Porta