E’ stato un prezioso tuffo nella nostra Sicilia musicale e letteraria l’ennesimo appuntamento del riuscitissimo Festival internazionale val di Noto Magie barocche, che ha visto, lunedì 28 novembre, nella splendida cornice di Palazzo Biscari, l’esibizione dinanzi a un pubblico di appassionati del soprano Federica di Trapani e dell’ensemble Lo Specchio di Narciso, composto da Luca Marconato alla tiorba e liuto, dal violoncellista Diego Roncalli e dal cembalista e musicologo Salvatore Carchiolo alla direzione musicale e al clavicembalo.

Quest’ensemble, che porta avanti un progetto aperto che si sviluppa parallelamente sul versante esecutivo, con la collaborazione delle migliori voci specializzate in questo repertorio, e su quello della ricerca storico-musicologica, che si concretizza in particolar modo nell’attività di catalogazione e di pubblicazione delle fonti cantatistiche, convince per l’esecuzione attenta e sentita e per il dotto progetto sotteso.

Dopo la breve , ma sempre icastica presentazione del direttore Antonio Marcellino, l’ascoltatore capisce subito, fin dalle prime battute, che il tema lo riguarda profondamente: è la Sicilia, terra mitica e pirandelliana, indagata attraverso la musica di compositori di origine siciliana, il celeberrimo barone Emanuello Rincon d’Astorga, Cataldo Amodei, monsignor Antonino Reggio e di un musicista, Alessandro Scarlatti, che, abbandonata in tenera età la natìa Palermo e la Sicilia, si tuffa in un incessante andirivieni fra Roma e Napoli alla ricerca di sicurezza economica e soddisfazioni professionali, mai trovando riposo.

Momento di grande intensità è stato lo sposarsi della musica al Primo idillio di Teocrito, recitato con sapienza interpretativa da Emanuela Pistone: “ Incominciate, predilette Muse, incominciate il canto pastorale. Questo è Tirsi dell’Etna e soave è il suono della voce di Tirsi. In quale luogo,dove eravate, Ninfe, mentre Dafni si consumava? Nelle belle valli del Penèo e del Pindo? Né il gran corso del fiume Anàpo abitavate o l’acqua sacra dell’Aci o il vertice dell’Etna.”

Proprio in questo magico attimo del concerto la Sicilia, grazie alla splendida esecuzione e al convincente abbinamento tra parole e musica d’altri tempi, si è fatta viva davanti all’ascoltatore: la Sicilia, isola da cui si fugge e a cui si torna, in un amore profondo che sembrava odio. E invece, come disse il buon Pirandello, era solo “ambizione di vita effimera”. Che però si fa eterna grazie a musiche e coraggiosi esecutori che la rendono ancora hic et nunc.

Silvana La Porta