Ritorna al Festival Magie barocche, anche quest’anno un susseguirsi di splendidi e sempre vari concerti,  l’Orchestra del Festival internazionale del Val di Noto che ha eseguito ieri sera nella splendida cornice scenografica di Palazzo Biscari, tre concerti brandeburghesi di Bach (3, 5 e 6)…

Fortemente voluta dal direttore artistico Antonio Marcellino, l’orchestra (Violini: Vito Imperato, Antonio D’Amico, Aldo Ferrente, Giovanni Cavallaro, Aldo Piazzese, Rossella Mandrà, Alessio Nicosia, Salvo Domina, Giuseppe Costantino; viole: Augusto Vismara, Gaetano Adorno, Simone Paradiso, violoncello: Antonio Di Credico, Alessandro Longo, Marco Bologna; contrabbasso: Davide Galaverna; flauto: Salvatore Vella; clavicembalo: Alistair Sorley)  si è confermata ancora una volta formata da musicisti di affermata professionalità, capaci di interpretare la musica barocca con grande estro e, contemporaneamente, rigore.

Com’è ben noto Bach vivente, i Concerti Brandeburghesi  non conobbero alcun successo. Scivolati ben presto nell’oblio e riscoperti fortunosamente solo nel secolo successivo da parte di Mendelsshon, essi furono dati alle stampe esattamente cent’anni dopo la morte del compositore; ma almeno a partire da tale data la loro fama aumentò sempre più sino ai giorni nostri, tanto da venire oggi (giustamente) considerati tra i capolavori bachiani.

Ieri abbiamo assistito a un’esecuzione stringata ed energica, molto bella quella del clavicembalo, con una resa degli intrecci melodici e contrappuntistici  netti e brillanti, in omaggio al principio che la musica barocca deve essere eseguita tenendo conto di una serie di specificità tecniche ed interpretative che medino il testo scritto con la prassi di scrittura ed esecutiva dell’epoca.

In realtà Bach, con i suoi concerti, che travalicano, svecchiano e rompono ogni schema compositivo tradizionale, lancia una sfida che gli orchestrali del Festival internazionale del Val di Noto hanno recepito e vinto senza ombra di dubbio, sostenendo, per la gioia delle orecchie degli ascoltatori, un vero e proprio campionario di acrobazie virtuosistiche.

Una su tutte quella del clavicembalo del concerto 5, che con il lunghissimo assolo del primo movimento, è considerato il primo concerto per clavicembalo mai scritto.

Ne è scaturita un’interpretazione  del grande compositore come musicista dal doppio volto, uno rispettoso della disciplina e dell’ordine, l’altro ispirato al senso dell’audacia e della rivoluzione musicale.

Correttezza filologica, notevole bravura interpretativo-esecutiva e  grande affiatamento strumentale: sono questi gli ingredienti vincenti della rassegna Magie barocche che sicuramente ci riserverà ancora qualche piacevole sorpresa finale.

Silvana La Porta