E’ stato un altro grande appuntamento di musica colta, raffinata e estremamente piacevole quello di ieri 10 dicembre al teatro Machiavelli per la rassegna Magie barocche, nell’ambito della settima edizione del Festival del val di Noto…

In programma le cantate da Camera per soprano, violoncello e basso continuo di Giovanni Lorenzo Lulier, più conosciuto come Giovanni del Violone, attivo a Roma presso due dei maggiori mecenati musicali dell’epoca: i cardinali Pamphilj e Ottoboni, eseguite con maestria e passione dall’Accademia Ottoboni, un ensemble con Marco Ceccato al violoncello, Anna Fontana al clavicembalo e Francesco Romano alla tiorba.

Con la vera rivelazione della serata, la soprano Francesca Boncompagni, che con la sua grinta, la bellezza vocale e un gusto sobrio del virtuosismo ha davvero obbedito con rigore filologico ai canoni  della poetica barocca, senza interpretazioni rigide o schematiche. Ha cantato infatti di grazia, di forza e di sbalzo con voce corretta, agilità fluente e un’emissione vocale basata sui criteri della più genuina vocalità.

Ecco perché l’esecuzione non ha mancato di fascino e di brio, senza ridursi meccanicamente a  una collana di note diligentemente compitate né tantomeno di strilletti in nome di una presunta quanto chimerica purezza stilistica.

La Boncompagni, accompagnata da musicisti scrupolosi, capaci di operare scelte interpretative storicamente adeguate e tradurle in pratica musicale, con cui ha rivelato un feeling perfetto, ha divertito e mai annoiato, in obbedienza al soave principio del movere delectando. Un concerto di artisti di classe, dunque, scrupolosissimi dal punto di vista stilistico e ampiamente versatili,  interpreti intelligenti, autenticamente virtuosi.

Grandi applausi finali e ripetuti e richiestissimi bis, indice che il prof. Antonio Marcellino, presidente della rassegna, da sempre sensibile ai temi del recupero di musica antica e della promozione di un dialogo tra musicologi e musicisti, ha veramente centrato per l’ennesima volta il bersaglio.

E i catanesi si confermano  ormai estimatori  della musica barocca, se all’uscita, facili e frizzanti, ritornavano in mente le deliziose note della cantata di Lulier: “E’ troppa ingiusta brama voler essere amato e non amar…”

Silvana La Porta